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Brain at Work

Da quasi vent’anni al lavoro per dare lavoro.

Comunicazione di Serafina Frangella

4 marzo 2019

Il tasso di disoccupazione giovanile si attesta ancora al 40%, ma abbiamo fatto e faremo ancora molto per ridurlo.

Con tale constatazione, che profuma di impegno e dedizione, Pierpaolo Vicinanzo apre il suo intervento alla Sapienza, intuendo che in questo modo avrebbe immediatamente catturato l’attenzione degli studenti del corso di laurea magistrale di Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa.

Proprio a questi, infatti, il founder di “Brain at work” si è rivolto per sviluppare una survey (grazie al supporto della cattedra di Analisi dell’opinione pubblica, scelte di consumo e customer satisfaction) che offra vivaci spunti sulle aspettative dei giovani in merito alle imprese di cui vorrebbero entrare a far parte.

Prima di precisare i contenuti e gli scopi dell’indagine, immancabile è la digressione sugli anni accademici trascorsi in Sapienza; anni che segnano la genesi di Brain at work, spin-off universitario e oggi agenzia leader a livello nazionale nel recruiting. Vicinanzo racconta, con una punta di orgoglio, di aver intuito, insieme a venti dei suoi colleghi della facoltà di Economia, la necessità di affiancare gli studi a progetti esterni. Era il Duemila quando, grazie all’intelligenza tenace di venti giovani studenti e alla disponibilità di multinazionali con sede a Roma, nasce Brain at work, piattaforma di dialogo tra l’università e le realtà occupazionali.

 

Photo by Cristina Gottardi on Unsplash
Photo by Cristina Gottardi on Unsplash

 

Il ventaglio di attività, svolte e descritte dal fondatore, è molto ampio ed eterogeneo e spazia dal recruiting al talent acquisition, dall’employer branding ai career day, coffee job, talent day.

La creatività innovativa dello staff, in sinergia con i più prestigiosi atenei italiani e con le migliori realtà aziendali, consente di realizzare progetti che rispondono con efficacia alle nuove dinamiche del mercato del lavoro e della formazione.

Vicinanzo spiega che il target cui si rivolge Brain at work è composto per l’88% da laureati e soltanto per il rimanente 12% da diplomati e la fascia d’età in cui si rintracciano numeri significativi è quella che si estende dai 27 ai 30 anni.

L’agenzia interagisce, a livello nazionale, con i suoi utenti grazie alle numerose occasioni sopracitate e, in particolare, le attività di assessment guidano le HR dell’azienda nella scelta del candidato ideale. Tali soluzioni si identificano, per esempio, con i Talent Day, che permettono a un gruppo di brillanti e selezionati giovani provenienti da tutta Italia di vivere un’esperienza immersiva in azienda.

I responsabili delle Risorse Umane dell’impresa avranno così modo di valutare i candidati e allo stesso tempo di trasmettere, in maniera quasi naturale, la storia, i valori e la cultura aziendale.

Il fondatore di Brain at work aggiunge, poi, che non mancano occasioni dall’aspetto ludico, come il Recruiting Game, un gioco che evidenzia le caratteristiche psicoattitudinali ricercate nelle attività di assessment. L’atmosfera creata dalla gamification offre un’esperienza unica e originale, in cui i giovani talenti possono far emergere le loro capacità di problem solving, di visione strategica, comunicazione e predisposizione al team working.

 

Photo by Danielle MacInnes on Unsplash
Photo by Danielle MacInnes on Unsplash

 

Le attività, però, su cui Vicinanzo si sofferma maggiormente e delle quali è più soddisfatto ed entusiasta sono costituite dai coffee job e dai career day. I coffee job, momenti informali e rapidi, consentono alle aziende di incontrare brillanti talenti preselezionati e di valutarli in base ad aspetti che nei colloqui canonici sono spesso ignorati.

Per quanto concerne, invece, i career day Vicinanzo precisa che la natura di questi eventi si è molto modificata negli anni; da una logica di fiera si è passati a una di incontro, riflessione, confronto che origina momenti più distensivi di interazione tra domanda e offerta occupazionale. Il programma di un career day è ricco di presentazioni aziendali, seminari su professioni specifiche e workshop informativi.
Solitamente a un career day si presentano dai tremila ai quattromila partecipanti che hanno la possibilità di incontrare 60/70 aziende e alle quali consegneranno il loro curriculum vitae. La partecipazione è gratuita e aperta a tutti, ma la prenotazione online è fortemente consigliata.

L’entusiasmo di Vicinanzo, nel descrivere gli eventi promossi dalla sua agenzia, è però interrotto da una amara riflessione che riguarda il disorientamento e il gap informativo che si rileva nei giovani quando entrano in contatto con un’azienda.
Il founder di Brain at work, infatti, sottolinea la leggerezza con cui i giovani si approcciano alle imprese durante i career day, svelando la loro impreparazione sui modelli organizzativi e di business della realtà occupazionale di cui vorrebbero far parte.

Rammaricato da questa evidenza, l’ospite tra i banchi della Sapienza esorta gli studenti universitari che lo stanno ascoltando a non lasciarsi guidare dalla superficialità del sentito dire, ma di indagare a fondo sulla mission e sulla vision d’impresa, sulla politica aziendale, sulla struttura interna.

Vicinanzo poi riflette sulla scelta strategica di alcune imprese (in particolare cita Google e BNL) di voler a tutti i costi apparire smart, con uffici dal design mozzafiato, lavoro da casa, orari flessibili e comfort per i dipendenti molto incentivanti.
Questi elementi, commenta, conferiscono all’azienda un alto tasso di appeal, che spesso non corrisponde a un elevato livello di efficienza. Di questo i giovani, che partecipano agli incontri promossi da Brain at work, non sembrano affatto consapevoli, dimostrando conoscenze approssimative che potrebbero essere equivocate per disinteresse.

Vicinanzo, perciò, si rivolge agli studenti Sapienza affinché svolgano una ricerca per comprendere le motivazioni di tali lacune, per appurare quali siano le aspettative dei giovani sullo smartworking e per capire se questo sia soltanto una mera manifestazione di appeal o una reale esigenza degli utenti, in favore del Work Life Balance.

La somministrazione dei questionari, che struttureranno i risultati della survey, avverrà in occasione del career day, previsto per il prossimo 28 marzo a Roma presso il centro congressi Frentani.

La collaborazione continua e costante con i principali atenei d’Italia è fondamentale per la sopravvivenza e lo sviluppo di Brain at work, che in questo modo riceve stimoli costruttivi per migliorare tutte le fasi che compongono il suo business model.

 

Photo by Vasily Koloda on Unsplash
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In particolare, alla fine dell’incontro, Pierpaolo Vicinanzo e Rosanna Lepera, project manager dell’agenzia, rivelano quanto li inorgoglisca l’incessante relazione che intrattengono con la Sapienza, luogo che vent’anni fa ha innescato l’energia creativa di Brain at work e che ancora oggi li stimola a ragionare da (e con) studenti curiosi e mai rassegnati.

Serafina Frangella

Serafina Frangella

Di origini calabresi, vive a Roma da quattro anni.
Laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa e studentessa magistrale di Organizzazione e Marketing per la comunicazione di impresa, presso La Sapienza.
Serafina Frangella

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Cover: Photo by Cristina Gottardi on Unsplash