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Box(e) La scatola dei pugni, le nuove poesie di Valerio Cruciani

La poesia è tutto questo. Molto di più. La poesia non è niente.

Libri di Anna Di Rocco

26 marzo 2019

Sento di essere sopravvissuto a qualcosa, al 409 incastonato nel traffico, ai tossici, alle donne picchiate, ai trans che battevano alle tre di mattina, ai sorci nel cortile dei bambini. Ho vissuto in Oriente senza muovermi di casa.

La nuova raccolta di poesie di Valerio Cruciani è finalmente acquistabile:  la realtà di una vita ragionata per frammenti e assonanze.

Il libro raccoglie scritti composti tra il 2016 ed il 2018, eppure l’esperienza raccontata sembra esser durata molto di più.  Si intitola Box(e) (La scatola dei pugni), ed il titolo è forse il movente di questo libro, una metafora a cavallo tra infanzia e rabbia, lo scatenante delle poesie.

 

Boxe La scatola dei pugni il nuovo libro di Valerio Cruciani
Photo by JR Korpa on Unsplash

 

Valerio ha suddiviso il testo in cinque sezioni:
Traslochi, Roma, Tensioni, Lavoro e Preghiera, e Appendice.

Più che sezioni oserei parlare di cinque ragionamenti su di un’esistenza, cinque matrici che restituiscono l’eco di pensieri distratti ma fin troppo ragionati.

Lessi da qualche parte che le poesie non vanno comprese ma sentite e Valerio è stato in grado di svelarci proprio questo: il ritmo pur non parlando della melodia.

Traslochiè il tuo addio ad una Spagna che è stata lì, tua, per dieci anni; la prima sezione è una riflessione su chi viaggia per scappare da una verità ma anche un invito a diventare ciò che ti circonda. 

È il trasloco di chi lascia perché costretto a farlo, di chi non riesce a fermarsi mai, il trasloco del giorno che passa e della plastica che s’aggancia sull’Ebro: è un trasloco simbolico ma anche molto reale.

E ti chiedo, tra tutti quelli che partono, quando l’hai fatto tu, stavi cercando o scappando?

 

le poesie di Valerio Cruciani, Traslochi, scappare dall'Italia
Photo by JR Korpa on Unsplash

 

Ad oggi mi son dato due motivazioni principali: scappare da un’Italia che mi stava stretta (quella di Berlusconi, all’epoca) e naturalmente fare esperienza, rischiando tutto.
Oggi posso dire che si è trattato di una fuga, ma al contempo di una ricerca, che poi ha avuto il peso maggiore. La fuga, di fatto, è un’illusione:

l’essere italiano mi perseguitava, era sempre lì, – obbligandomi al tempo stesso a prendere consapevolezza delle mie radici, del flagello politico, economico e culturale che ha raso al suolo il nostro paese – d’altro canto, non posso non essere italiano.

Mi interessa poi sapere cos’hai riportato con te? Di quel viaggio, di una decade passata a cambiare accento, cosa ne resta oggi, oltre pubblicazioni e poesie?

Resta un precipitato molto ricco di sostanze nutrienti, un’essenzialità di cui non ero capace prima, quasi una secchezza castigliana. La ricerca in sé, alla fine, è il percorso stesso, quello di cui si alimenta l’essere umano, ecco ciò che mi porto dietro.

 

Boxe La scatola dei Pugni il nuovo libro di poesie di Valerio Cruciani
Photo by JR Korpa on Unsplash

 

È stata una sorta di formazione spartana: assieme alla crisi del 2008 si sono velocemente rase al suolo tutte le certezze, le possibilità di sostentamento scarseggiavano ed io mi trovavo allo stesso tempo circondato da un ambiente stimolante che poi diveniva a tratti depresso.

È come aver vissuto la fame in casa di ospiti, una guerra che ci prende alla sprovvista mentre siamo in visita a casa di parenti o amici lontani che non vediamo da anni.
Anche se, col senno di poi, queste cose rendono i legami effettivamente più stretti. Ho una seconda casa, una seconda famiglia e soprattutto la lingua, che ancor oggi a distanza di due anni interferisce con il mio italiano.

 

Roma, tra le nuove poesie di Valerio Cruciani una sezione dedicata
Photo by JR Korpa on Unsplash

 

Roma è casa tua, lo si sente subito.
Ma per chi ci vive, a Roma, sa che la si tratta sempre come una famiglia: splendidi i saluti e gli abbracci, ma in pochissimo ti ha già riportato tutte le sue problematiche e i suoi debiti, affaticandoti come il caldo d’agosto che porta con sé, ma travolto continui a volerle bene anche se ti accorgi che hai già cambiato umore.

Sei stato lontano da Roma per un po’, e la sezione comprende solo quattro poesie, come mai?
San Lorenzo, Monte Verde, Villa Albani e la Marranella, descritti così bene che chiunque potrebbe sentirne l’odore. Anche se poi rendi il tutto introspettivo, svelando oggettivamente il tuo punto di vista: ero lì e non c’ero, felice a tratti, indegno e scivoloso come sempre.


Cos’è per te la sezione Roma?

 

Roma, Poesie di Valerio Cruciani nel suo nuovo libro Boxe La scatola dei pugni
Photo by JR Korpa on Unsplash

 

Questa sezione è nata come un progetto a parte, l’idea era quella di scrivere una poesia per ogni zona di Roma che la meritasse.
Durante i primi mesi in città ho cercato di superare il profondo senso di sconfitta che mi dominava, guardando Roma come un vecchio abitante non più abituato a lei e quindi con gli occhi del turista, con tutto il tempo a disposizione per fermarsi e girare tra le sue strade.

Mi sforzavo di dare risalto alle cose positive, agli amici ritrovati, alle bellezze della città a cui non ero più abituato, tentavo di dar peso alle cose minime e togliere importanza alla sporcizia, al degrado, a quell’aria di repubblica sovietica grigia che si respira ancora.

Ecco tutto questo, mi ha portato a scrivere quelle quattro poesie, proprio nelle zone in cui respiravo più poesia: dove le connessioni inattese tra esperienza, memoria e nuovo collimavano alla perfezione.
Non essendo un poeta programmatico, ho poi smesso di seguire quell’unicum (non abbandonato, solo dilazionato), ma quelle quattro poesie restituiscono tutto ciò che avevo da dire in quel momento.

 

Tensioni, Valerio Cruciani e il suo nuovo libro di poesie
Photo by JR Korpa on Unsplash


Tensioni 

E le tensioni son personali, complicate, così come questa sezione.
L’aria s’è fatta visibile e si percepisce un conflitto personale, intimo, che poi in qualche modo provi a risolvere, ma la vita non si risolve, tutt’altro: continua.
Procedi a tratti, una decantazione del sé come ne L’alunna, il paradosso di non riuscire a scrivere scrivendo e la conclusione spiazzante: Eau d’hopital.

È tutto talmente personale da non poter chiedere delucidazioni. Ma ti chiedo, quanto son durate queste tensioni, se sono sempre state con te o se le hai concepite solo scrivendole.

Sì, la base della mia poesia è lirica e personale, ma l’intento è che lo sforzo creativo vada sempre verso il lettore. La chiave delle poesie è l’ispirazione di cui parlava Paul Valery: i nostri versi devono ispirare chi legge, noi poeti dobbiamo essere le muse dei lettori, per conservare una vecchia metafora che sa di naftalina ma è sempre utile.
Le delucidazioni non sono necessarie poiché ogni lettore troverà qualcosa di suo.
Le tensioni di cui parlo sono parte dell’esperienza, sono state osservate a lungo anche di riflesso nelle vite degli altri, di chi mi circonda, e solo alla fine di questo processo sono sfociate in forma letteraria. Proprio perché, in un certo senso, quelle che erano le mie tensioni sono diventate materia condivisa, umana, collettiva: se non si fa questo passaggio, non si arriva alla poesia bensì allo sfogo personale e individualista.

 

Le poesie di Valerio Cruciani, l'intimità e la maturità delle sue parole
Photo by JR Korpa on Unsplash

 

Lavoro e Preghiera 
Sette poesie, sette incontri che si risolvono in una Box che sta per scatola, quella dei pugni e dei cereali.
Questa è la sezione più intima, a mio avviso, ma anche più matura.
Chi legge si mescola con chi scrive, sentendosi le ultime cifre del proprio conto in banca  e non si sente più solo nel ricercare con cautelato rispetto una fede incerta d’essersi persa.
Poi con Calo demografico, ci fai sentire più umani, più sbagliati ma più consapevoli.

Come rivivi e rileggi questa parte del libro?

In questa sezione mi concedo un maggiore spazio di finzione. Sempre partendo dall’esperienza provo ad allontanarmi un po’ dalla coerenza e mi concedo manovre più libere e più ampie.
Non importa se il lettore le percepisca o meno, conta poi il risultato.
Questa sezione è forse quella che preferisco anch’io, perché qui faccio un po’ i conti con tutti i temi trattati nel libro e lo faccio in modo impietoso: tiro le somme.

L’empatia verso se stessi è il primo passo per ritrovare empatia verso gli altri. Se non riusciamo ad ascoltare noi stessi, non potremo mai ascoltare gli altri. E la poesia viene da qui, almeno questo tipo di poesia.

Il tema religioso affiora dopo anni che non lo trattavo più, ma s’intreccia alla critica di una ricerca spirituale che poi sa ben confondersi con il consumo.

 

Le poesie di Valerio Cruciani, la sua auto isola e l'elogio alla poesia
Photo by JR Korpa on Unsplash


Appendice
 
e siamo al dulcis in fundo.
Un “ritiro bucolico”, l’addio alla tua auto e la risoluzione di una vita: la poesia.
 Chi sono Palmira, Nico, Ines?

In questa sezione ho ripescato tre vecchie poesie che hanno un’estensione superiore alla media e alle quali sono particolarmente legato, perché pur risalendo a più di dieci anni fa, le sento ancora pienamente intrise di significato.
Palmira, Nico e Ines sono i nomi di tre persone realmente esistite. Lo scenario è un paesino dell’entroterra umbro. La storia che racconto è inventata, ma serviva per parlare dell’incontro tra due mondi sconosciuti. È la poesia che fu selezionata alla Biennale dei Giovani Artisti d’Europa e del Mediterraneo (BJCEM 2003).

Metaforicamente, Ibiza, la tua auto-isola, rappresenta qualcos’altro?

È innanzitutto la giovinezza che finisce, Ibiza era la prima macchina che guidai a diciannove anni, su cui ho ascoltato la mia musica preferita, con cui ho viaggiato, sui quali sedili ho trasportato i miei amici. Ecco perché rappresenta un’isola, non solo per il nome del modello.

C’è una sottile e ironica malinconia per il vecchio tema della giovinezza che se ne va per sempre, così come una sorta di simbiosi tra corpo umano e corpo tecnologico.

 

Box(e) La scatola dei pugni, la nuova raccolta di poesie di Valerio Cruciani
Box(e) La scatola dei pugni – Valerio Cruciani

 

In ultimo, la dichiarazione: “La poesia è volere tutto e accontentarsi di un’arancia. (…) La poesia è tutto questo. Molto di più. La poesia non è niente”. Regalami un ultimo commento e ti lascio andare!

Questa l’ho scritta a Madrid e potevo scriverla solo lì. A Roma non esistono certi paesaggi.
Ho proprio voluto buttar giù una dichiarazione poetica urbana. Ma non spiegherò i versi finali, preferisco che ognuno faccia il proprio esercizio di lettura.
In più “spiegare” una poesia è come ucciderla, non credi?

Anna Di Rocco

Anna Di Rocco

Ci son voluti nove mesi di cottura anche per lei, questa volta l’impasto aveva come ingredienti base due bicchieri di fotografia, 350 grammi di creatività grezza, 325ml di entusiasmo parzialmente scremato, 325 grammi di meticolosità e una spolverata di ironia.
Con la sua macchina fotografica vuole arrivare dove l’occhio umano si interrompe, con le parole vuole riportare alla mente i dettagli ai quali nessuno fa più caso.
Anna ha vent’anni ed è il frutto di una generazione tutta made in Italy in cui a pochi viene data una possibilità. Anna ha rimpiazzato i suoi sogni e li ha trasformati nei suoi obbiettivi: ha iniziato a preservarli, ad innaffiarli e a tenerli vivi anche con l’umidità romana. Anna ha vent’anni e sta meticolosamente annotando su un taccuino i germogli che, pian piano, stanno crescendo.
Anna Di Rocco

Valerio Cruciani (Roma, 1977) è scrittore, sceneggiatore, professore di scuola secondaria e tutor di laboratori di cinema e poesia. È stato tra i fondatori di rivista digitale «Amnesia Vivace». Ha vissuto in Spagna per quasi dieci anni. Tra il 2003 e il 2012 ha pubblicato Le città hanno gli occhi sempre aperti, La scheggia nel dito e Resurrezioni occasionali. Ha partecipato a diversi festival internazionali e alcune riviste hanno pubblicato sue riviste tradotte in inglese, spagnolo, in serbo e maltese. Sempre in Spagna, la casa editrice Click Ediciones (Gruppo Planeta) ha pubblicato i suoi primi quattro romanzi ed è autore della piattaforma di chat stories «Leemur». Come sceneggiatore, ha scritto corti, serie e lungometraggi, collaborando spesso con produttori e registi. Attualmente vive a Roma, dove lavora a un’antologia di poeti della Rioja, a un nuovo romanzo e ad una raccolta di racconti.
Ha una pagina online, qui.

 

In copertina: Photo by Samuel Zeller on Unsplash