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TNT dei Tortoise

Un viaggio verso l’infinito, ancora oggi in fase di completamento.

Musica di Luca Collepiccolo

23 aprile 2019

Sono trascorsi poco più di 20 anni dalla pubblicazione del capitale TNT.

Il disco inaugurava una nuova stagione non solo tra le musiche di confine, ma apriva ad una nuova globalità e virtuosità che di fatto avrebbe spazzato via anche l’asfittico universo post-rock.

Nel 1998 i Tortoise di Chicago licenziavano un disco che avrebbe, in principio, spiazzato i fan della primissima ora – abituati alle scheletriche costruzioni del gruppo, spesso prossime al minimalismo di figure cardine come Steve Reich e Philip Glass (sensazione in qualche misura suffragata nel secondo album Millions Now Living…) – per poi assurgere a protagonisti assoluti dell’universo indipendente.

In coda al vecchio secolo si materializza così il colpo di genio. Raggiunti da un nuovo e più versatile chitarrista di estrazione jazz (nella figura di Jeff Parker) e supportati da altri punti fermi della scena locale – come il trombettista Rob Mazurek – i nostri si smarcano definitivamente dal neonato club post… Abbracciando in sintesi il tropicalismo brasiliano, la fourth world music del compositore John Hassell, il dub bianco di scuola On U Sound e quella che comunemente intendiamo come IDM (intelligent dance music, viatico ad una successiva ed estemporanea collaborazione con l’etichetta culto inglese Warp).

Licenziato dalla solita Thrill Jockey di Chicago, con questo disco intraprenderanno un viaggio verso l’infinito, ancora oggi in fase di completamento.

Proprio in queste settimane hanno reinterpretato dal vivo TNT, in una memorabile performance nella loro città natale, chiudendo un ipotetico cerchio, tra memoria e futuro.

 

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