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Avengers Endgame: tutto finisce, finisce tutto

Just Viewed, Rubriche di Edoardo Montanari

1 maggio 2019

Tutto finisce

L’amore che ho provato per la serie di film sugli Avengers è difficilmente misurabile, come l’amore per una persona; oppure, in questo caso, per una serie di personaggi.
La morte (o scomparsa temporanea) di Doctor Strange, Spiderman e tanti altri avvenuta in Avengers Infinity War è stato difficile da superare e l’attesa di rivedere i personaggi snappati, lunghissima e piena di aspettative.

 

Immagine Base Avengers

 

Ma perché non sono qui a tessere le lodi di questo film? Perché non sto festeggiando la fine della saga di Thanos, l’uomo con le righe verticali sul mento, che di finale in finale si è insinuato nella mia mente e nei miei sogni? Semplice, perché la fine di una saga porta con sé anche una certa dose di malinconia e di pesantezza per le speranze tradite, per i sogni infranti, per la consapevolezza che non rivedremo più i nostri eroi tutti assieme. Sì perché non tutti sopravviveranno in Endgame. Non vi dico chi, ma non tutti.

“Chi muore giace e chi vive si dà pace”, si dice dalle mie parti. Ed è il caso che tutti, me incluso, ci sediamo con i pop corn sul divano (Vi vedo che state provando a scaricarlo dalla rete! Non si fa!) oppure al cinema e si venga trascinati dalla storia nel complesso.

Personalmente ho trovato Endgame narrativamente accattivante anche se la narrazione si svolge in tre tempi: introduzione (necessaria per riprendere le fila del discorso ed aggiungere un pizzico di dramma), svolgimento (trovare il modo per recuperare tutti gli scomparsi con rischi a non finire), chiusura (la parte più complessa perché c’è da tirare le fila di oltre un decennio di personaggi/storie/emozioni da concludere in modo definitivo ma soddisfacente).

 

I nostri eroi

Finisce tutto

Tutto questo rende difficile, se non impossibile, che le scelte fatte dagli sceneggiatori e dal regista mettano d’accordo tutti, il che vedrà in pubblico diviso in due fazioni.

Un cinquantapercento che ricorda la scelta di Thanos e che, a mio avviso, è segno della qualità di un testo, di un film, di una serie o di una saga. Perché accontentare tutti è facile. È sufficiente scegliere il minimo comune denominatore per accattivarsi la maggioranza di un pubblico e sfociare nella demagogia, nel populismo o nel qualunquismo. Scegliete voi il termine che più vi sembra corretto, anche se lo sono tutti.

Chi muore giace e chi vive si dà pace.

Ed Avengers Endgame non sceglie il populismo o l’happy ending, ma neanche il dramma e l’estinzione. È questa via di mezzo che convince ma non convince, soddisfa e non soddisfa.

Come ogni fine, come ogni conclusione di una storia enorme, epica, complessa che la nostra mente non vorrebbe far finire ma deve, e che sfortunatamante non finirà mai nel modo più giusto perché è stata viva, pulsante, amica.

Così sono qui, davanti a questa pagina mentre penso che se ne avessi la possibilità, continuerei a schioccare le dita all’infinito per ricominciare da capo. Altro che Thanos!

Edoardo Montanari

Edoardo Montanari

Sceneggiatore di documentari, narratore e autore nel senso più ampio del termine: ho adottato Hayao Miyazaki come padre putativo dal giorno in cui ho visto "La città incantata" e tutte le puntate di "Conan il ragazzo del futuro".
Giornalista dal 2015, scrivo per diverse testate online (Puntatona.it e Cinemamente.com) e cartacee (Mzk News) come esperto di cinema e scrittura. Sono un sostenitore della dottrina Zen.
Il mio motto è: «Se puoi pensarlo e capirlo, puoi scriverlo».
Edoardo Montanari