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Lobbying: necessità o malaffare?

Il punto di vista di Banca Intesa Sanpaolo.

Comunicazione di Serafina Frangella

8 maggio 2019

Raccontare una banca, quindi appellarsi soprattutto a cifre e numeri, e innescare interesse non è un’opera semplice e immediata.

Marco Stancati, docente del corso di Comunicazione per il management d’impresa, invitando Paolo Mariani e Rosita Petrucci alla Sapienza aveva, però, intuito che la loro preparazione, chiarezza espositiva e ferma lucidità d’analisi avrebbero acceso la curiosità dei suoi studenti.

Quando? Il 6 Maggio, dalle 14 alle 17, nell’aula Blu 4 della città universitaria.

È da alcuni indicatori-chiave relativi a Banca Intesa Sanpaolo che Paolo Mariani, Responsabile Local Administration Relations della stessa, inizia il suo intervento.

Sebbene Banca Intesa sia tra le prime dieci banche europee per totale dell’attivo, la percezione che ne hanno gli italiani non è rosea, sentenzia Mariani, accostando a questa affermazione dati impressionanti come 92.000 dipendenti e venti milioni di clienti nel mondo.

 

Photo by Hunters Race on Unsplash
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Accenna ad alcune delle sue esperienze lavorative pregresse, sottolineando la presenza significativa di Banca Intesa nell’est Europa e, prima di concentrarsi sulla descrizione dell’Area di Governo Chief Istitutional Affairs and Exsternal Communication Officer, riflette sulla crisi in cui si sta imbattendo il modello distributivo bancario tradizionale (che ha comportato la chiusura di diversi sportelli).

Le figure professionali che Mariani cita all’interno della suddetta area spaziano dal responsabile delle relazioni con i media a quello dei National Public Affairs, ruolo che si scinde in Central e Local.

La parte Central sviluppa e presidia le relazioni con gli enti istituzionali a livello nazionale, quindi camera, senato, governo, mentre la parte Local, di cui si occupa lo stesso Mariani, cura le relazioni con regioni, province, città metropolitane.

Le attività giornaliere che svolge si identificano in: rassegna stampa, consultazione siti, ricerca di opportunità di business, risposte a quesiti, segnalazioni tematiche alle strutture, aggiornamento provvedimenti, advocacy, partecipazione a incontri e seminari.

 

Photo by Joshua Hoehne on Unsplash
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Muove dalla descrizione dei suoi compiti per concentrarsi sul profilo del lobbista, chiarirne le funzioni, spiegarne le caratteristiche, esaltarne i valori.

Dal 1700, nel Regno Unito, il termine lobby, in inglese letteralmente “anticamera, stanza di collegamento”, era utilizzato per indicare nella Camera dei Comuni quel grande spazio in cui i membri del Parlamento si recavano a votare.

Successivamente, il termine viene attribuito a quelle aree degli edifici parlamentari in cui i rappresentanti dei gruppi di pressione cercavano di entrare in contatto con i membri del Parlamento per influenzarne l’attività politica.

Il primo emendamento della Costituzione americana del 1787 parla esplicitamente del diritto del cittadino di rivolgersi ai decisori pubblici per tutelare i suoi interessi.

 

la Costituzione Americana

 

Infatti, negli Stati Uniti il lobbying si configura come una professione regolamentata ed è previsto che lobbisti debbano prestare giuramento e registrarsi in un elenco presso la Segreteria del Congresso americano. In Italia, invece, il dibattito sulla opportunità di prevedere atti che regolamentino le attività dei lobbisti e le loro relazioni con i parlamentari e le istituzioni pubbliche è ancora in corso. Alcuni sprazzi di legislazione in materia si delineano soltanto a livello regionale, in particolare in Toscana, Molise e Abruzzo.

Ed è proprio attraverso una digressione storica sul processo di introduzione del lobbying in Italia che Mariani illustra le caratteristiche di una figura professionale poco nota, ma molto importante, quale quella del lobbista.

Spiega che, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, erano principalmente i partiti a svolgere un’attività di gate, con una serie di associazioni sindacali, fortemente limitate però dalla subordinazione politica degli stessi.

Quando ci si è resi conto che, in questo modo, non potevano essere espresse tutte le potenzialità di tale strumento insorge la coscienza sociale anche negli enti privati.

 

Photo by Diane Helentjaris on Unsplash
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Le imprese, infatti, strutturano un nuovo sistema, sicuramente più complesso, ma al contempo più rappresentativo di un Paese democratico.

Mariani si schiera senza alcun dubbio con quest’ultimo approccio al lobbying, precisando che un Paese civile non può temere che associazioni e imprese colloquino con le istituzioni.

È necessario quindi sgombrare il campo da fraintendimenti che troppo a lungo hanno impedito di regolamentare l’attività ed è quasi un imperativo morale, secondo Mariani, allontanare quanto più possibile il lobbying dall’accezione di un’attività prossima al malaffare o al malcostume. Sostiene che accostare la figura del lobbista all’inciucio derivi probabilmente dall’invisibilità che il ruolo presuppone.

Difatti, aggiunge con rassegnazione orgogliosa che al lobbista non sono quasi mai riconosciuti i successi del suo lavoro; egli opera dietro le quinte affinché l’organizzazione per cui lavora raggiunga i propri obiettivi, ma è il potere deliberante a ottenere risonanza.

 

Photo by Markus Spiske on Unsplash
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Il duro lavoro di ricerca di opportunità di business, le accurate analisi (addirittura introspettive e psicologiche) degli interlocutori, lo studio approfondito delle leggi, provvedimenti e decreti sono scarsamente valorizzati. Il lobbista, infatti, deve continuamente aggiornarsi sul quadro normativo di riferimento e avere abilità quasi investigative documentandosi su quali possono essere i punti di aggancio con gli enti con cui andrà a confrontarsi.

In particolare, cerca “storie comuni, affini” tra l’azienda e le istituzioni politiche ed evidenzia i vantaggi reciproci che possono scaturire dall’approvazione, modifica o cancellazione di una norma. Tale attività risulta fondamentale quando al governo ci sono forze politiche “avverse” alla causa per cui ci si batte.

Quello del lobbista, precisa Mariani, è un mestiere che non si improvvisa, dal momento che le reazioni non sono catalogabili. È essenziale una buona preparazione giuridica, una conoscenza magistrale dei meccanismi della pubblica amministrazione, ma anche una spiccata proprietà di linguaggio (testimoniata anche dalla celebre frase che pronunciò Kennedy: “I lobbisti sono quelle persone che per farmi comprendere un problema impiegano 10 minuti e mi lasciano sulla scrivania cinque fogli di carta. Per lo stesso problema i miei collaboratori impiegano tre giorni e decine di pagine”), che componga un registro in grado di entrare nella sfera emotiva dell’interlocutore.

Ciò che caratterizza un lobbista è in primis la capacità di empatizzare, di rendersi complice (dal lat. “avvolgersi, entrare in armonia”) dell’interlocutore, ponendo, però, in risalto le proprie convinzioni etiche.

 

Photo by Austin Distel on Unsplash
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Mariani, infatti, spende più di qualche minuto del suo intervento per sottolineare l’integrità morale che deve essere alla base delle attività di lobbying e precisa che nessun argomento è completamente “buono” o “cattivo” in sé e compete al potere legislativo capire dove si colloca l’equilibrio.

In Banca Intesa, l’eticità dei responsabili dei public affair è ulteriormente provata dall’assenza di un sistema premiante correlato al numero di risultati raggiunti; dunque anche il dubbio su potenziali interessi personali, mosso da uno studente alla fine dell’incontro, è stato prontamente fugato da Mariani.

L’intervento si conclude con l’augurio a ché la maggior parte degli studenti in ascolto (del corso di Organizzazione e Marketing per la Comunicazione d’Impresa) possa un giorno intraprendere la carriera del lobbista!

Una strada professionale che entusiasma e che stimola una curiosità continua, ravvisabile nella descrizione di Mariani relativa al collega Stefano Lucchini, più volte menzionato per le sue abilità professionali, che si accompagnano alla capacità di manifestare il fanciullino della poesia pascoliana.

Ricerca scrupolosa, intuito e tenacia, quindi, ma il lobbying è, prima di ogni cosa, negoziazione, puntualizza Mariani, una caratteristica innata delle persone, che fin dalla tenera età si battono, nei contesti più disparati, per far valere i propri interessi:
tutti siamo lobbisti!

Serafina Frangella

Serafina Frangella

Di origini calabresi, vive a Roma da quattro anni.
Laureata in Comunicazione pubblica e d’impresa e studentessa magistrale di Organizzazione e Marketing per la comunicazione di impresa, presso La Sapienza.
Serafina Frangella

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