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Gli alberi, per esempio

«Giacché siamo come tronchi d'albero sulla neve (...) Ma, guarda, anche ciò è solo apparenza.» F. Kafka

Libri di Anna Di Rocco

3 giugno 2019

Costantino Belmonte è l’autore di Gli alberi, per esempio un elogio alla natura, scritto in prose e in versi.
La raccolta porta un titolo che già di per sé prevede un modo di osservare al mondo, alla natura e all’urbanistica, con gli occhi di un poeta, di una persona che intravede e ricerca le radici, le ombre e ciò che si trova all’interno.

Il libro, si struttura in due sezioni: la prima prende il titolo dell’Unicum, la seconda dedicata ad Elle.

La prima parte ha uno schema di tre brani ripetuto per sei volte, legati da uno sfondo naturalistico: gli alberi.

Alberi, quelli di Costantino, che hanno occhi, orecchie e che, con la loro presenza invasiva, raccolgono tutto ciò che accade attorno a loro.

La seconda parte, Elle, si sottoscrive come canzoniere d’amore.
Tredici brani che parlano di due vite che s’intrecciano, proprio come fanno i rami.
Stazioni e passioni che si mescolano come corpi sotto le coperte.

 

Gli alberi, per esempio - Costantino Belmonte
Costantino Belmonte – Ph Laura Rossi

 

Avendo qui la possibilità di interpellare il poeta, d’istinto sento il bisogno di chiederti: da dove nasce questo legame intimo ed empatico con la natura?

In questa realtà industriale e urbanistica, hai sentito l’esigenza di ricercare un legame con madre verde o hai solo riportato a galla, attraverso la scrittura, una sintonia da sempre esistita?
Quanto mi chiedi d’istinto, contiene in un certo senso già la risposta: il mio legame intimo ed empatico con la natura è l’ovvio, è il preesistente.
Purtroppo, pian piano è stato reciso, tanto che il semplice riferirsi alla natura sembra che debba essere giustificato, specialmente da chi scrive (e lo fa in versi) mentre vive in mezzo alla città, non più armonizzata con la natura.

Forse pessimisticamente, definisco la città la “cosa abusiva” al posto della natura.

 

Gli Alberi, per esempio le poesie di Costantino Belmonte
Photo by Valeriy Andrushko on Unsplash

 

Per risponderti con un occhio più libero, che va a ritroso nel tempo, il mio legame con la natura trova le sue radici negli insegnamenti dei nonni paterni, nella cornice del luogo delle vacanze, che nel mio caso è la Calabria, dove tra l’altro ho vissuto fino a pochi anni fa.
In quella dimensione di paese, la natura e la vita erano amalgamate e non era affatto sorprendente che, ai miei occhi, le due realtà fossero fuse, persino nei modi di dire e di vivere.

La vita nella città, soprattutto nella grande città, fa sentire dolorosamente questa scissione.

Così rispondo alla tua seconda domanda; con la scrittura cerco in effetti di portare a galla quanto è sommerso, della natura, dal vivere nella realtà urbana.
Anzi, cerco di forzare questa emersione, volendo natura dove si fa di tutto, per raccontarla non come qualcosa che sta sullo sfondo. A volte, quello che porto a galla non è solo sintonia ma anche il suo opposto: la frattura, non è certo colpa della natura stessa. Ma ammetto che, forse, anche qui, serpeggia una vena pessimistica.

 

Gli Alberi di Costantino Belmonte, il nuovo libro di poesie
Photo by Simon Matzinger on Unsplash

 

La prima raccolta, con la sua struttura ciclica, mi ha restituito un po’ il passare delle stagioni. La vita delle piante, molto spesso dimenticata, diventa quasi più interessante della vita di chi le circonda. Ed il loro punto di vista, in qualche modo, diventa il tuo. Gli alberi che tremano ricordano la paura di un amore, “la società in cui scrivo, diecimila anni in ritardo” è un non sentirsi nell’epoca giusta, condiviso da molti.

 

Parli di te, attraverso la natura; o lasci che la natura, parli attraverso te?
Non so se la vita delle piante sia più interessante di quella di chi le circonda. Se volessi tener fede al mio innato cinismo, non esiterei a dire di sì. In non pochi casi ci sono esistenze che sembrano meno incisive delle piante o degli animali. Diciamo che qui, ancora una volta, la mia voglia di far notare la noncuranza umana nei confronti di tutto il resto détta la regola dello sguardo.

 

Gli alberi per esempio - poesie di Costantino Belmonte
Photo by eberhard grossgasteiger on Unsplash

 

Mi immedesimo molto facilmente in un albero che sia spettatore di una persona seduta a leggere su una panchina, annoiato a morte dalla lettura, o di due amanti altrettanto ingrigiti in volto e mi appare subito evidente la distanza di quello che siamo dai simulacri di un mondo precedente e verde.
Nelle quali sistemiamo statuine lungo le strade cittadine, come se fossero in una mostra di arte contemporanea, una di quelle mostre decantate che poi, puntualmente, vanno deserte.
Mi sento in un certo senso la flebile voce di queste creature un po’ dimenticate. Insomma, qualcuno doveva pur dare loro la possibilità di esprimere un’opinione su di noi!

 

gli alberi per esempio Costantino Belmonte
Photo by Laura Lefurgey-Smith on Unsplash

 

Frasi come “la democrazia è in lutto?” o “l’immondizia lasciata a friggere” mi lasciano riflettere, pensare, ed accostare alla manifestazione per il clima, questo manifesto alla natura.

 

Consideri la distruzione del nostro ecosistema, come la miseria di un io comune? Sentivi, da poeta, la necessità di sensibilizzare o di rimproverare?
Non sia mai che il poeta si imbarchi, specialmente oggi, in una crociata di sensibilizzazione o di rimprovero. Qualcuno mi ha fatto notare che la mia scrittura non condanna né giudica né legifera ma soltanto vede, al limite riporta impietosamente. Ma quell’avverbio, impietosamente, è l’effetto buono, una sorta di ultimo rigurgito di coscienza che c’è in chi si accorge dello scempio dell’io comune, che devo ammettere sia misero, senza voler risultare pessimista, stavolta, ma realista.

Naturalmente affronto e ho affrontato questo tema molto tempo addietro dei contemporanei movimenti a sostegno del pianeta, che credo siano molto veicolati dalla natura virale della proposta, che si focalizza sugli effetti visivi, la quale fa rilevare né più né meno della (mia) poesia.

A differenza che, la poesia può permettersi il lusso di guardare e dolersi e intristirsi, mentre i movimenti di sensibilizzazione devono produrre qualcosa di più concreto.

 

Costantino Belmonte - Gli alberi, per esempio - il tuo sorriso non vive
Costantino Belmonte – Gli alberi, per esempio

 

Elle, la seconda raccolta, si apre con una domanda che in qualche modo svela anche la risposta: “Di chi ti ricordi per sorridere?”, questione che ricama un suo spazio anche nella prima sezione, come se in qualche modo la connessione fra natura e amore, per te, fosse allo stesso modo indissolubile.

Ti chiedo, le due sezioni del libro sono state pensate assieme, o sviluppate in momenti separati?
Vederti guardarmi e guardarti vedermi, le stazioni, la fotografia, le inquadrature. Una storia d’amore, d’arte e di natura. Parli del bacio come di un gesto, di un sorriso come qualcosa che fa muovere i treni. Se la prima sezione è chiaramente un elogio alla natura, la seconda può esser letta come un elogio all’amore, o l’elogio ad una musa?

 

gli alberi per esempio, le stazioni e l'amore di Costantino Belmonte
Photo by Benjamin Hollway on Unsplash

 

Sembrerà strano o azzardato ma la sistemazione dei brani che faranno parte di una raccolta organica è la parte che mi entusiasma di più, dopo la loro scrittura. Scrittura che non sapeva nulla di quel che ne sarebbe stato.

Non c’è  lo spazio per raccontare nel profondo questa parte, spiegare quel momento in cui un’idea piove nella testa e successivamente si rende sulla pagina.
Devo ammettere però che tra alcuni di questi brani, le relazioni temporali sono così lontane da non aver mai rappresentato neanche un chiodo nelle travi che sostengono la struttura del libro.

Quello che avevo in mente sin da subito e irremovibile, era il titolo:  Gli alberi, per esempio, con quell’appendice che forse rappresenta un tratto peculiare.
 Per esempio come spiegazione esemplificativa e per esempio come modello, timbro, stigma di qualcosa che si sta perdendo.

Volevo scrivere di un ciclo solare lungo i cambiamenti naturali (nella parte in versi,) amalgamati ai cambiamenti cittadini e urbani (nella parte in prosa) rimarcando quanto la presenza silenziosa degli oggetti naturali sia spesso più viva e presente dell’altra, della nostra. E la struttura si è fatta da sé.

 

di chi ti ricordi per sorridere - Costantino Belmonte gli alberi per esempio
“Di chi ti ricordi per sorridere?”

 

L’ultimo brano della prima sezione termina col titolo che apre la seconda: Di chi ti ricordi per sorridere?, la frase di un anonimo scritta con pennarello nero sulla lastra di marmo in una stazione.
L’avevo letta nei dieci minuti che precedevano il mio primo incontro con la dedicataria dei versi.

Per rispondere quindi all’ultima domanda,  Elle, che altro non è se non l’iniziale del nome della donna-musa, è la destinataria del mio elogio all’amore, alla natura, all’arte e alla fotografia che si prese la briga di inquadrare gli angoli naturali in cui la storia si svolgeva.

Ai treni che mi portavano verso lei e via da lei, lungo le fermate di quelle tredici stazioni che ci dividevano, mentre gli alberi, per esempio, stavano sul fondo delle nostre vite come testimoni di una fronda che stava nascendo, fiorendo, esplodendo e… Qui si tace.

La natura ha fatto e farà sempre il suo corso e, mio malgrado, devo piegarmi alla sua legge.

 

Gli alberi, per esempio - Costantino Belmonte - Edizioni La Gru
Gli alberi, per esempio – Costantino Belmonte – Edizioni La Gru

 

 

Anna Di Rocco

Anna Di Rocco

Ci son voluti nove mesi di cottura anche per lei, questa volta l’impasto aveva come ingredienti base due bicchieri di fotografia, 350 grammi di creatività grezza, 325ml di entusiasmo parzialmente scremato, 325 grammi di meticolosità e una spolverata di ironia.
Con la sua macchina fotografica vuole arrivare dove l’occhio umano si interrompe, con le parole vuole riportare alla mente i dettagli ai quali nessuno fa più caso.
Anna ha vent’anni ed è il frutto di una generazione tutta made in Italy in cui a pochi viene data una possibilità. Anna ha rimpiazzato i suoi sogni e li ha trasformati nei suoi obbiettivi: ha iniziato a preservarli, ad innaffiarli e a tenerli vivi anche con l’umidità romana. Anna ha vent’anni e sta meticolosamente annotando su un taccuino i germogli che, pian piano, stanno crescendo.
Anna Di Rocco

Costantino Belmonte nasce a Roma nel 1966.
Segnalato alla XII e XVIII edizione (anni 1994 e 2000) del Premio Internazionale Eugenio Montale. Ha pubblicato sul Quadrimestrale Praz! traduzioni da Cathay di Ezra Pound nel Quaderno di Poesia Straniera nn. 4-5 (gennaio-agosto 1996). Nel 2001 ha pubblicato per i tipi di Autore Libri Firenze il volume di poesie Un viso anche del corpo. Nel 2004 e 2006 ha vinto il 1° e 2° premio per la sezione poesia nel Concorso Letterario Internazionale Container. Nel giugno 2014 è vincitore del Premio dei Premi di Poesia indetto e organizzato dalla libreria Mangiaparole di Roma (EPC, Edizioni Progetto Cultura). Con il volume Su un pianeta, è vincitore del 5° Contest ilmioesordio 2015 per la Poesia, indetto dal Gruppo Editoriale L’Espresso.

 

In copertina: Photo by Anurag Sachan on Unsplash