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Quali sono le strategie di marketing meno efficaci?

Il marketing è statistica + complessità psicologica = metodo.

Quora in pillole, Rubriche di Valentina Tosi

10 giugno 2019

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La domanda di oggi: quali sono le strategie di marketing meno efficaci?

Risposta di Francesco J. GalvaniDigital & Strategic Marketer, Trader, Sviluppatore AI. Frank.

 

le strategie di marketing meno efficaci
Photo by Estée Janssens on Unsplash

 

Questa è una di quelle domande complesse e altrettanto immense.
Dal momento che, nei tempi in cui viviamo,  ogni giorno viene pubblicato un libro con una nuova strategia di marketing, è lecito aspettarsi che il 99% di esse sia poco efficace. Se così non fosse nessuna azienda fallirebbe, giusto?

Trovandomi a dover fare una brutale sintesi, posso affermare che, a grandi linee, i risultati peggiori si ottengono con due approcci a prima vista opposti:

  1. Confidare sempre e comunque su “l’importante è che se ne parli”.
    Questo è il classico approccio ingenuo al branding. Può funzionare se ti chiami Asia Argento o Red Bull, ma per tutti gli altri è spesso piuttosto pericoloso. In questa categoria rientrano le grandi campagne pubblicitarie milionarie che non puntano da nessuna parte e cui scopo è solo far casino ingaggiando la moda del momento. Melegatti è fallita probabilmente per questo motivo.
  2. Confondere il marketing col commerciale, cioè con le vendite, quindi con lo stile da televendita.
    Quest’ultima è una deriva recente in Italia, fino a pochi anni fa l’abuso del direct marketing era una roba americana, tutto sommato in linea con la cultura oltreoceano.
    Per qualche ragione un noto guru italiano ha convinto stadi di imprenditori che questo fosse IL modo di fare marketing.

 

Photo by Kelly Sikkema on Unsplash

 

Grande errore. Madornale errore. Errore suicida.

Il direct marketing è formidabile se inserito in una visione competente e ad ampio respiro, altrimenti si fa percepire come l’ennesimo “me too” e come il piazzista di turno.

I funnel sono sempre esistiti, ma non basta “fare i funnel” per fare marketing come oggi tutti i santoni ti dicono, si finisce solo col buttare via soldi o ridursi a fare il tizio che si rende ridicolo in un video su Facebook.

 

il digital marketing e i tunnel per indirizzare il target
Photo by Andrew Neel on Unsplash

 

In generale, se l’errore numero uno è tipico di chi vede il marketing come arte incontrollabile, il secondo errore è tipico di chi vede il marketing come ingegneria e si illude di poter quantificare in modo esatto e tramite, indici più o meno deboli, la psicologia umana.

Personalmente a me vien da ridere quando guardo videocorsi di persone genuinamente convinte di essere nella giusta posizione per aiutare le imprese mostrando come inserendo in una tabellina le impression, i lead e le conversioni ad ogni step con i relativi costi si possa davvero stimare e prevedere un business.
Il problema è che questa modalità manca totalmente di intelligenza statistica e di onestà intellettuale. O forse solo di esperienza diretta in azienda, non so.

 

l'intelligenza statistica nel marketing digitale
Photo by Kaleidico on Unsplash

 

Tra i due errori io trovo il secondo il più pericoloso. È vero, le piccole aziende non hanno il budget di branding come Pepsi, ma è altrettanto vero che se i grandi guru credessero davvero nei loro metodi non farebbero consulenze spot, ma ti costringerebbero a un contratto di almeno un anno.

Guadagnerebbero meno ma sarebbero più onesti, dal momento in cui, legandosi al cliente, si prenderebbero gioie e dolori, avendo così il tempo di implementare una vera strategia di marketing.

Ci credo così tanto che io faccio così.
Certamente faccio anche corsi et affini, ma parliamo di aiuti per chi davvero non può permettersi un professionista di marketing. Per tutti gli altri non accetto meno di un anno di contratto.

Il marketing è “statistica + complessità psicologica” trasformata in metodo.

Quindi richiede tempo, fatica e una comprensione calata sul caso concreto e in divenire.

Valentina Tosi

Vive a Mountain View (California) dove riveste il ruolo di Head of Community Relations per l’Italia, in Quora. Valentina si è unita all’azienda nell’aprile del 2017 e si è occupata del lancio di Quora in Italiano, dopo aver lavorato a Google come Territory Manager per l’America Latina. Da quando si è trasferita in Silicon Valley, nel 2011, ha rivestito ruoli simili in altre aziende hi-tech. In precedenza ha vissuto a Barcellona, dove ricopriva il ruolo di Country Manager in una start-up del settore software as a service. Laureata in Lingue e Cultura per l’Impresa all’Università di Urbino, è nata e cresciuta a Gatteo Mare, in Romagna.
Valentina Tosi

Francesco J. Galvani, Strategic & Digital Marketing Consultant presso Deep Marketing (2016-oggi).

AI Developer & Data Scientist (2005 -oggi).
Trader & Autore di 2 Libri sugli Investimenti (2013 – oggi).
Master e Laurea Mag. Scienze della Comunicazione & Comunicazione d’impresa, Università degli Studi di Padova (Laureato/a 2006).
Cover: Ph by Thomas Drouault on Unsplash