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Cambiare le nostre abitudini può realmente sviluppare la creatività oppure è solo merito di un effetto placebo?

Essendo la creatività una disciplina a tutti gli effetti, necessita di un certo allenamento.

Quora in pillole, Rubriche di Valentina Tosi

15 luglio 2019

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La domanda di oggi: cambiare le nostre abitudini può realmente sviluppare la creatività oppure è solo merito di un effetto placebo?

Risposta di Viviana G. Leveghi, Creative Director Copywriter e a volte writer.

 

Inside Out

 

C’è un legame stretto fra abitudine e neuroplasticità. Non si capisce esattamente quale aspetto determini l’altro, ma di sicuro si influenzano a vicenda.

Come nelle ricette perfette, si tratta di individuare la dose corretta degli ingredienti.

Un eccesso di abitudini può compromettere la neuroplasticità poiché il cervello si abitua a uno standard che utilizza come applicazione “taglia unica”. La totale mancanza di abitudini può sottoporre il cervello a uno sforzo prolungato e costante che, se non gestito, può portare al burnout — e no, non è una bella esperienza.

Con neuroplasticità ci si riferisce alla capacità del cervello di modificarsi e rinnovarsi. Due parole sul cervello. Si ipotizza che l’essere umano abbia una media di 100 miliardi di neuroni. Recentemente il numero sembra sceso a 86 miliardi (non so chi abbia abbassato la media).

Se ti stai chiedendo chi si è preso la briga di contarli, la risposta è: un gruppo di ricercatori brasiliani, attraverso un paio di tecniche complicate (una delle quali si chiama “zuppa di cervello”. Bleah).

 

Inside Out

 

Il pilota.

Ogni neurone è collegato a un altro attraverso 40.000 connessioni indipendenti (le sinapsi). Il cervello cresce in modo strabiliante soprattutto durante il primo anno di vita: il bambino nasce con un bel corredo di neuroni, ma solo pochi di essi sono collegati. Dovrà quindi fare esperienze per collegare i neuroni e attivare sinapsi. In questa fase e fino a circa 10 anni di vita, la “quantità di connessioni” è biologicamente più importante della qualità.

Da qui l’impressione che i bambini assorbano come spugne — in effetti è esattamente quello che fanno.

A partire dai 12 anni (circa) il cervello opera un’azione di “potatura” che in inglese si chiama synaptic pruning. Non tutti i collegamenti imparati sono vitali per le funzioni cerebrali, emotive, sociali, intellettuali e motorie. La potatura sinaptica ci costringe a dire addio a tutto il pressapoco che abbiamo abbracciato, mentre mantiene efficienti le connessioni specifiche.

Come decide cosa eliminare il Sommo Potatore? Seguendo un principio di frequenza di utilizzo.

Le sinapsi maggiormente esercitate vengono percepite come necessarie, mentre quelle “non ripetute” vengono dismesse. Neanche il tempo di dire addio alle tue sinapsi (che tanto non consideravi), che già ti ritrovi fra i 20 e i 25 anni. La mielina continua a depositarsi nel tuo magazzino (corteccia prefrontale), mettendo il tuo cervello esecutivo in condizioni di performare sempre di più.

Dopo i 25 è tutto un declino. Così, per riassumere.

 

Il pilota automatico.

Così abbiamo scoperto che l’area della corteccia prefrontale è quella adibita al ragionamento complesso e alle percezioni. Quest’area esecutiva, la VIP lounge del tuo aeroporto mentale, è direttamente collegata al Terminal 2 (perché le metafore ci piacciono), l’area del cervello che riceve segnali da neuroni ricchi di dopamina, la sostanza associata al piacere. Tutto questo per arrivare al circuito della gratificazione, il tuo Ufficio Dipendenze.

Tu pensi che la gratificazione sia una cosa bella in quanto appunto gratificante, mentre in realtà nasconde un lato oscuro come i carboidrati delle merendine preconfezionate.

 

Il pilota automatico troppo automatico.

Hai presente i buoni propositi che non sei mai riuscito a mantenere per più di una settimana? Se vuoi fare una bambolina voodoo, falla con la dopamina. (Avrai bisogno di un’immagine nella quale infilare spilloni. Eccola).

dopamina

Il sistema della gratificazione (attivato appunto dal rilascio di dopamina) comanda comportamenti adattivi partendo da stimoli esterni (ambientali) o da risposte interne (proprie del soggetto).

Qualsiasi sostanza, oggetto o comportamento può dare dipendenza se entra a far parte del sistema della gratificazione.

Il circuito della ricompensa è stato scoperto nel 1954 da Olds e Milner: nell’amigdala risiede la memoria emozionale e il ricordo della paura (il fuoco brucia, non toccare il fuoco). La corteccia prefrontale si attiva a prescindere dalla positività o dalla negatività di uno stimolo, determinando invece la veemenza della risposta comportamentale (ho del fuoco in casa. Ho un caminetto? No. Proviene da una padella. Lo spegno? Forse è meglio di sì. Prendo un bicchiere d’acqua? Forse è meglio una pentola d’acqua).

Fin qui tutto bene, a parte il rogo in casa.

 

Inside Out

 

Il problema è la pigrizia mentale. Sei immerso in un ambiente nel quale stai davvero bene, ti trovi a tuo agio, domini i vari aspetti, hai (o pensi di avere) tutto sotto controllo.

C’è un aspetto che spesso dimentichiamo: una delle prime leggi dell’istinto di sopravvivenza è la conservazione.

Il cervello non è pigro, ma evolutivamente furbo: non sapendo con quali energie dovrà far fronte al domani, cerca di conservarle il più possibile e non si fa tanti problemi a seguire delle scorciatoie. Si impegnerà sempre meno a trovare strade alternative, dato che quelle che ha già mappato funzionano alla grande e non hanno mai prodotto intoppi. Più si instaura questo pattern, meno ha bisogno di mettersi alla prova con soluzioni creative, atrofizzando il muscolo delle idee.

 

La creatività alla fine non è altro che un bagaglio di risorse alternative per interpretare un tema o per far fronte a un problema.

Neuroni e sinapsi sono un intricato circuito elettrico. Non puoi cambiare i fili, ma puoi aumentare le connessioni. Puoi anche modificare le connessioni, gli input e gli output. Puoi modificare i trigger (gli inneschi).

Prima legge di Leveghi sulla creatività 😀

Se non esiste una legge secondo la quale al cambiamento di un’abitudine aumenti la creatività, è certo che senza il cambiamento la creatività diminuisca.

 

Inside Out

 

Uscire dalla zona di comfort obbliga il cervello a fare un inventario delle sue risorse, rispolverando connessioni obsolete o creandone di nuove. L’aspetto affascinante della neuroplasticità è che si tratta di un adeguamento morfologico neutrale — il cervello non ha pregiudizi sul suo stesso impiego, quindi si presta con lo stesso slancio ad abbracciare cambiamenti negativi o positivi.

 

Inside Out

 

Esistono dei metodi per migliorare lo spirito creativo, risvegliando l’imprenditorialità neuronale prima che diventi un impiegato burocrate.

  1. Focus — Non la rivista, ma l’attenzione. I più fighetti possono chiamarla mindfulness. L’arte di essere presenti nell’attimo, smettendo di considerare le cose per quello che sono. Prestando attenzione al dettaglio e alle sfumature, le “cose che sono” possono mutare in “cose che potrebbero essere”.
  2. Metodo Suzuki — Non la macchina, ma il violinista. Il Signor Suzuki ha compreso il ruolo chiave dell’imitazione come naturale processo dell’apprendimento. Il suo metodo è conosciuto anche come lingua madre, poiché ripercorre le fasi di assorbimento della propria lingua: si imitano i suoni, si elaborano gli stimoli, si applicano le nozioni e si costruisce una propria conoscenza percettiva. Una parte del metodo si basa sulla ripetizione. Ma non avevamo appena detto che…? No. La ripetizione è utile finché costruisce un collegamento fra lo sconosciuto e il conosciuto, finché costruisce ponti. La ripetizione di Suzuki non è il pilota troppo automatico di cui sopra, ma lo sviluppo dell’istinto ritmico (riproduzione produttiva). Anche le idee e la creatività hanno un loro ritmo di genesi e consumo. Rispettare la biologia delle idee conferisce loro un valore creativo. A livello pratico puoi imitare i percorsi della natura. Senza peccare di romanticismo, ecco un esempio. C’è un torrente. Com’è la sua acqua? È profondo? No? Perché? Cosa influisce sulla sua natura? Se la gravità cambiasse, cosa succederebbe? E via così.
  3. Alcol — Scherzo, volevo vedere se stai ancora leggendo.
  4. Esplorazione della prossimità — Ogni idea creativa ha i suoi confini. Dietro quelle pareti ci sono altre idee e altre connessioni. Quando pensi di aver esplorato a sufficienza, dedicati alla prossimità. Cosa c’è nei paraggi che potresti aver ignorato? Questo atteggiamento potrebbe rimettere in discussione le idee che hai avuto in precedenza costringendoti a cercarne altre, oppure validarle aggiungendo sfumature. Sembra un consiglio idiota perché tendiamo a pensare che nella prossimità alberghi il simile, invece non c’è nessuna prova statistica che lo affermi. È vero, accanto a te potranno esserci delle analogie, ma con po’ di esperienza sarai più veloce a cogliere le differenze per poi arrivare alle analogie.
  5. La disciplina è meglio della motivazione — Questo non sembra essere molto popolare. Ovunque non si parla altro che di motivazione: dove cercarla, come produrla, come alimentarla. Quando ho letto un articolo che riportava la visione di un Navy Seal sul rapporto fra motivazione e disciplina ho avvertito una sensazione di fastidio. Ed è così vero che fa male. Secondo Jocko Willink (non sembra un nome molto temibile, ma chi sono io per giudicare?) non potrai contare sempre sulla motivazione, ma potrai sempre contare sulla disciplina. A un primo sguardo creatività e disciplina non appartengono alla stessa famiglia, ma essendo la creatività una disciplina a tutti gli effetti, necessita di un certo allenamento. La disciplina è quella cosa che permetterà l’esistenza di una performance creativa anche in condizioni avverse di motivazione (e nembostrati di abbattimento cosmico).
  6. Priorità — Assegnare delle priorità ai problemi da risolvere, alle situazioni da affrontare, alle opportunità da creare o alle connessioni da allacciare permette di avere focus (quello del punto 1).

Insomma, cambiare le proprie abitudini aumenta il delta resilienza e quindi la creatività… Che sia o meno un effetto placebo.

Valentina Tosi

Valentina Tosi

Vive a Mountain View (California) dove riveste il ruolo di Head of Community Relations per l’Italia, in Quora. Valentina si è unita all’azienda nell’aprile del 2017 e si è occupata del lancio di Quora in Italiano, dopo aver lavorato a Google come Territory Manager per l’America Latina. Da quando si è trasferita in Silicon Valley, nel 2011, ha rivestito ruoli simili in altre aziende hi-tech. In precedenza ha vissuto a Barcellona, dove ricopriva il ruolo di Country Manager in una start-up del settore software as a service. Laureata in Lingue e Cultura per l’Impresa all’Università di Urbino, è nata e cresciuta a Gatteo Mare, in Romagna.
Valentina Tosi

 

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