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Sottaterra, peste e pianto rituale: i tre fuochi della VII settima edizione dello Sponz Fest di Vinicio Capossela

Tempo di ri-creazione.

Musica di Miriam Bendìa

3 agosto 2019

Il 1 Agosto 2019, è stato presentato in rete (come va di moda ora) Sponz Fest 19. Sottaterra.

Da una grotta, come minatori nella pestilenza.

 

Questi dell’alta Irpinia sono luoghi di frontiera, dove è il paesaggio, naturale e umano a parlare. Un luogo dove ogni mattina si rinnova la creazione del mondo.

 

Vinicio Capossela: «C’è anche un mondo del sottosuolo fatto di grotte, cunicoli caverne, scavate dall’uomo da millenni per trovare riparo.

E qui abbiamo deciso di rifugiarci per questo Sponz Fest: SOTTATERRA. Quando i tempi si fanno duri, quando le minacce si fanno più cupe, allora bisogna ritirarsi e fortificarsi per venire nuovamente alla luce.

Incubare e risorgere.

 

Come diceva Dimitri Karamazov: E allora noi, uomini del sottosuolo, intoneremo dalle viscere della terra un tragico inno a Dio che dà la gioia!
Gio- gio- ia!»

 

Calitri in Irpinia
Calitri

 

La VII edizione del festival ideato e diretto da Vinicio Capossela si svolgerà dal 19 al 25 agosto, in Alta Irpinia: Calitri, Cairano, Lacedonia, Sant’Angelo dei Lombardi, Senerchia, Villamaina (AV).

 

• Sponz Fest: 19-25 agosto
• Sponz Pest: 22-24 agosto
• Trenodía: 18-29 agosto

 

Se la peste è la malattia morale del mondo di oggi, la mancanza di empatia, la distruzione del tessuto sociale in nome dell’individualismo sfrenato, il bullismo mediatico, il vero che si mescola con il falso, la cura si trova “Sottaterra”, luogo della fertilità, della memoria collettiva, delle radici, premessa indispensabile per una rigenerazione sociale.

Il pianto rituale è invece l’opposto della lamentela fine a se stessa, quella che cerca, passivamente, l’autoassoluzione e la consolazione spiccia ma che non si traduce in rivendicazione dei diritti e della giustizia.

Il pianto rituale è azione, rappresentazione, trasfigurazione: il mondo come lo vorremmo al posto di quello che è.

 

25 agosto 2018, Vinicio Capossela | Ph Roberto Panucci
25 agosto 2018, Vinicio Capossela | Ph Roberto Panucci

 

Sottaterra, peste e pianto rituale sono dunque i tre fuochi di questa settima edizione, temi antropologici che hanno a che fare col ciclo della morte e della vita. Tanto più in ambito di festa popolare che è da sempre rito di dissipazione e rigenerazione, e dunque di ri-creazione.

 

Vinicio Capossela: «Sottaterra è la cura.

Il luogo delle radici, del riparo, della fertilità sotterranea “underground”. Della conservazione, della memoria, del sottosuolo.

 

E allora ronzeremo come api laboriose nel cervello architettonico dell’antico centro storico di Calitri e degli altri paesi affiliati.

Ci capiterà di incontrare come un Mucchio Selvaggio in movimento, fuori o dentro le grotte un gruppo di musicisti, cantatori e suonatori , corpo vivo e ambulante del Fest. Che suonano il rebetiko, la ranchera mariachi, la tarantella a batticulo, la frontiera del Texas, la serenata e l’ingiuriata, il flamenco e la baciata. La morte di Carnevale e il magro delle cenere.

Il cinema all’aperto da portarsi la sedia da casa. E poi pensatori della libera università per ripetenti.

Un centro storico come un cervello ronzante per sfuggire la dittatura della semplificazione e provare l’ebrezza della complessità.

E poi il cibo, preparato manualmente e collettivamente, condito con la gioia della comunanza. E gli alimenti intraterrestri, perché le radici non sono solo culturali, ma vanno anche assunte in corpo. Vanno mangiate e restituite all’uso!

E senza plastica! perché la terra a cui saremo restituiti è materia vivente. Concimiamola di noi!»

 

25 agosto 2018, concerto, Vallone Cupo | Ph Luigi Zannato
25 agosto 2018, concerto, Vallone Cupo | Ph Luigi Zannato

 

Vinicio Capossela: «Ma Sottaterra si va anche in tempi di peste. Come nei momenti di pestilenza, il lazzaretto, il luogo di cura o di detenzione, sarà ubicato fuori dalle mura cittadine sulla collina di Gagliano in contrada detta Vallone cupo. Li si svolgeranno le serate di SPONZ PEST.

Alle pestilenze contemporanee sono dedicati i tre grandi concerti a cui andremo muniti di mascherine per immunizzarci dalle infezioni contemporanee: lo streptococco dell’indifferenza, l’epidemia della paura del diverso, la tubercolosi del silenzio, il virus dell’individualismo collettivo.

La Peste è pestilenza morale, devastazione del senso di comunità, rottura dei legami sociali, caccia all’untore, capro espiatorio, speculazione sulla paura del contagio, ma anche come in Artaud, liberazione e azzeramento delle regola.

Il primo che ha cantato ‘a Pest, Enzo Avitabile che viene con i bottari e le bestie di fuoco, il carro e il porco che scoppia.
E poi la grande ‘mascarata: perché la peste si presenta in maschera, mette a nudo l’uomo dalla maschera delle convenzioni sociali, in quella specie di carnevale al rovescio che è la Morte.

 

25 agosto 2018, concerto, Vallone Cupo | Ph Luigi Zannato
25 agosto 2018, concerto, Vallone Cupo | Ph Luigi Zannato

 

La peste viaggia sul web che è anche il luogo degli infingimenti, della proiezione e moltiplicazione delle personalità. Viaggia nel suono dell’epoca: l’auto tune che maschera e intona artificialmente la voce.

Voci mascherate anche in volto, e poi voci che si fingono altre voci.

 

Questa è la serata di Trap, Pest e altre Dannazioni.

E infine il concerto del sabato per uomini e pesti, come si dice qui … a strur’… da finire sponzati e sotterrati.

E infatti la domenica andiamo appunto al banchetto funebre.
Il pianto rituale è purificazione, portare a metro il lutto, mondare, ricomporre un ordine nella perdita.

La lamentazione rituale, rigenerante che soppianta la lamentela e porta alla resurrezione.

 

E questo è il terzo fuoco dell’edizione: un progetto che mette in collaborazione sotterranea le terre di Irpinia, Calabria e Lucania, in una unica Trenodia

 

Vinicio Capossela | Ph Giuseppe Di Maio
Vinicio Capossela | Ph Giuseppe Di Maio

 

Il programma è in continuo aggiornamento, fra gli ospiti confermati dello Sponz Fest 2019: Almamegretta Dub Box, Ars Nova Napoli, Enzo Avitabile & Bottari, Mario Brunello, Chef Rubio, la compagnia teatrale Clan H, Livio Cori, Grazia Di Michele, ‘E Zezi, Goffredo Fofi, Elio Germano & Le Bestie Rare + Dj Amaro, Micah P. Hinson, Mimmo Lucano, Flaco Maldonado, Neri Marcorè, Micol Harp, Dimitri Mistakidis, Morgan, Michela Murgia, Alberto Nerazzini, ‘Ntò, Manolis Pappos, Michele Riondino, Enzo Savastano, Sergio Scarlatella, Daniele Sepe & Bassa Banda, Asso Stefana e Peppino Tottacreta, The Andrè, Young Signorino.

Il festival si aprirà con il tradizionale concerto all’alba, quest’anno sul monte Calvario di Calitri dopo una introduzione di temi e programmi la sera precedente in Villamaina.

A esibirsi davanti al sole che nasce da dietro al vulcano spento del Vulture, un duo di eccezione: uno dei maggiori compositori e suonatori di buzuki degli ultimi 50 anni, il greco Manolis Pappos e l’instancabile ri-trovatore del rebetico delle origini Dimitri Mistakidis alla chitarra.

Il loro è un omaggio all’amanes, il lamento che viene da Oriente.
Così come da Levante sono sempre venute le musiche che hanno accompagnato l’inizio del Fest in tutti questi anni, dal 2014 in poi.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

 

Cover: Sponz Fest 2018, Vinicio Capossela | Ph Giuseppe Di Maio