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“Waiting For The Barbarians”: quando manca una strategia di comunicazione

Quanto è fondamentale il marketing nello storytelling?

Film, Rubriche, Seconda Colazione di Margian Laganà Ghadimi

25 settembre 2019

Waiting for the Barbarians alla 76° MOSTRA DEL CINEMA DI VENEZIA

 

Cosa succede quando si rinnega il marketing in nome dell’amore del cinema puro?
Questo è ciò che bisogna ripetersi quando si guarda Waiting for the barbarians, l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di Coetzee.

Il regista, infatti, sembra aver volontariamente tralasciato tutte le strategie, le riflessioni e gli stratagemmi del marketing in favore delle suggestioni della recitazione.

Per saperne di più sulla conferenza del film, leggi qui.

 

Quando manca una strategia di comunicazione

 

L’unica reazione positiva del film è che ti lascia la curiosità di scoprire il racconto originale del libro (sempre se si è un’amante della lettura).

Waiting for the barbarians è proprio come dice il titolo: un’attesa.

Ma non è emozionante, sorprendente, intrigante o entusiasmante. Al contrario si presenta come una pellicola lenta, antiquata, non pensata.

Se il marketing ha svenduto l’anima del vero cinema per rendere i film più interessanti, è anche vero che senza una strategia, non si percepisce alcuna emozione.

 

Johnny Depp and Mark Rylance | Credits La Biennale di Venezia Ph ASAC

 

Un cast eccezionale quello formato da Mark Rylance, Johnny Depp e Robert Pattinson, che però non è stato sostenuto dalla trama del film.
Eccezionali in tutto e per tutto, nei loro personaggi così rigidi, riflessivi, umani e disumani; hanno reso interessante (per quanto possibile) una storia che sembrava non voler andare avanti.

 

Waiting for the Barbarians | Credits La Biennale di Venezia

 

Un magistrato, amministratore di un isolato avamposto di frontiera al confine di un impero senza nome, attende di andare finalmente in pensione.

Ma i suoi programmi cambiano all’arrivo del colonnello Joll che, incaricato di riferire sui movimenti lungo la frontiera, conduce delle investigazioni crudeli e disdicevoli.

Queste sfociano in un bagno di sangue tale, che ad un certo punto, il magistrato stesso si pente dell’atrocità permesse.

Una narrazione che sarebbe potuta sicuramente essere movimentata, adrenalinica ed estasiante (anche grazie alla presenza dei suoi protagonisti), risulta invece lentissima, noiosa eterna.

Ogni cambiamento, ogni trasformazione del territorio, ogni ribellione, ogni dolorosa consapevolezza del magistrato appaiono sbrigative e non strutturate.

Dove ci potrebbero essere estenuanti combattimenti all’ultimo sangue, crisi morali e devastanti prese di coscienza, troviamo invece passaggi velocissimi che non si soffermano a raccontare l’animo umano né le conquiste o perdite territoriali.

Una semplicità che, sebbene venga spesso ripagata, in questo caso ci lascia con l’amaro in bocca.

In che modo sarebbe cambiato l’esito se ci fosse stata una strategia di marketing?

Margian Laganà Ghadimi

Margian Laganà Ghadimi

MARKETERs e Feeler.
Scrive cose e ne legge altre. Sogna di spender tutti i suoi soldi su Amazon e di vivere tra scaffali di libri. In attesa di riuscire a costruirsi la sua libreria ideale, riempie wishlist e pianifica cose.
Nel tempo libero si dedica alla Seconda Colazione, qui e sul suo blog, perché la prima non soddisfa mai completamente e gli stream of consciousness hanno bisogno di uno spazio dove scorrere liberi.
Margian Laganà Ghadimi