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Santa subito di Alessandro Piva alla Festa del Cinema di Roma

La storia di Santa Scorese, accoltellata a morte a soli 23 anni dal suo persecutore, davanti agli occhi impotenti dei genitori.

Film di Miriam Bendìa

9 ottobre 2019

Bari, fine degli anni ‘80.

Santa ha poco meno di vent’anni e come ogni ragazza custodisce sogni e apprensioni, che affida al proprio diario.

Nel suo cuore ardono fede cristiana e fame di vita: è ferma nel voler assecondare la sua vocazione spirituale, non prima però di aver conseguito la laurea, come ha concordato con i suoi.

 

Il diario di Santa Scorese
Il diario di Santa Scorese

 

Qualcuno però si intromette tra Santa e le sue aspirazioni.

 

Un uomo incrociato per caso negli ambienti parrocchiali prende a farle appostamenti, a inviarle lettere deliranti, a pedinarla ovunque per tre lunghi anni, proseguendo di fatto indisturbato nonostante le ripetute denunce.

 

Alessandro Piva: «Sono venuto a conoscenza della tragica vicenda di Santa Scorese da sua sorella Rosa Maria, che l’anno passato ne parlava nel corso di un evento pubblico.»

Ancora una volta una storia dal forte impatto sociale e umano mi chiama a lavorare sulla mia terra, focalizzando lo sguardo non solo sulla cronaca di una morte così ingiusta, ma anche sul dolore di chi resta.

 

 

Santa Scorese
Santa Scorese

 

 

Cosa è accaduto la sera del 15 marzo 1991 a Santa?

 

Rosa Maria Scorese: «Generalmente evito di raccontare i fatti di quel giorno, mi procurano molta sofferenza! Negli incontri pubblici affido questo tipo d’introduzione ad Alfredo Traversa, grande innamorato di Santa, che ben conosce la sua biografia.

Comunque sia, la sera del 15 marzo 1991, Santa termina un percorso che oggi diremmo di stalking: una persecuzione durata tre anni.

Quella sera, mia sorella era uscita per andare a trovare una famiglia che assisteva, dal punto di vista delle necessità materiali e sotto il profilo spirituale. Era uscita per andare da loro, per poi frequentare l’incontro di catechesi presso la chiesa matrice di Palo del Colle, con i giovani di Azione Cattolica.

 

Rosa Maria Scorese
La mamma di Santa

 

Gli impegni di quella sera costituiscono il suo testamento spirituale: sostegno umano, carità fattiva (tipica di una Chiesa che si rimbocca le maniche) e formazione cristiana.

Alle 22.10 gli amici chiedono a Santa se intende essere accompagnata a casa, come solitamente avveniva. Quella sera, però, ha detto di no, ironizzando sul fatto che il peggio che potesse accaderle, sarebbe stato di trovare sul percorso Giuseppe, suo stalker.

E Giuseppe l’attendeva infatti sotto casa.

 

Io ero appena andata via dall’abitazione dei miei genitori con mia figlia Simonetta fra le braccia. Era una sera uggiosa, quaresimale. Mamma, dal pomeriggio, avvertiva una grande tristezza e piangeva senza un motivo.

 

Photo by Quino Al on Unsplash

 

Sono uscita dal portone di casa dei miei genitori e non l’ho chiuso. Di lì a poco, appena rientrata nella mia abitazione, è arrivata la telefonata con cui mio marito è stato informato di qualcosa di grave: Santa era stata accoltellata dal suo stalker.

In realtà Giuseppe e Santa non si conoscevano affatto, solo che tre anni prima si erano incrociati casualmente in via Sparano, a Bari.

Da allora Santa non se ne è più liberata.

L’unica cosa che li accomunava era che Giuseppe aveva tentato di far parte di un gruppo vocazionale, ma era stato allontanato. Forse la Chiesa avrebbe dovuto aiutarlo.
Da allora lui ha deciso di accanirsi contro le donne credenti.

Mio padre, che è un poliziotto, si era affacciato dal balcone di casa, per avere conferma che fosse Santa a rientrare, e aveva assistito alla scena del femminicidio di sua figlia.

Si era dunque precipitato, per fortuna senza prendere con sé la pistola di ordinanza, lungo le scale di casa fino all’ingresso, dove ha divincolato il corpo di Santa da quello del suo assassino, che ancora infieriva con un coltellaccio, dicendo che avrebbe dovuto terminare il suo compito e poi si sarebbe ammazzato anche lui.

 

Santa Scorese
Santa Scorese

 

Sono passati 28 anni, ma lui è ancora vivo.

Mia sorella è stata caricata in macchina da mio marito e da uno zio, che a velocità folle l’hanno portata al Policlinico di Bari.

Nel tragitto Santa, consapevole di quanto accadeva, ripeteva che aveva solo 23 anni, e non poteva morire in quel modo.

Al pronto soccorso ha continuato a raccontare quanto successole e ciò che avvertiva sul suo corpo. Informava i medici delle ferite che le erano state procurate: aveva frequentato un anno medicina ed era consapevole di ciò che le stava accadendo.»

Dopo tre tentativi di rianimazione, è morta collassata quella notte stessa.

Per gli ultimi 20 minuti le hanno preso il cuore in mano e lo hanno massaggiato. Era privo di sangue il cuore ormai. Per 20 minuti un cuore tra le mani, nel disperato tentativo di salvarla.

 

Rosa Maria Scorese
La mamma di Santa

 

«Ho voluto che Santa partisse per l’ultimo viaggio con un abito rosso.
Quando si parla di ragazze decedute giovani, normalmente si pensa all’abito bianco, da sposa. Santa lo aveva indossato di fatto per tutta la vita, a sottolineare la voglia di stare con Dio.»

Ho così voluto che in quella circostanza indossasse l’abito di colore rosso, simbolo di amore e di passione per quanti avevano avuto bisogno del suo aiuto.

Il film documentario è il primo dei dieci titoli prodotti da Fondazione Con il Sud e Apulia Film Commission a essere selezionato per un festival internazionale ed è uno dei due italiani nella selezione ufficiale su 33 titoli da tutto il mondo.

 

Tra femminicidio e martirio, Santa subito racconta la storia di un destino annunciato. Paradigma di troppe altre storie dallo stesso finale.

Alessandro Piva

 

Dalla partecipazione al bando Social Film Fund con il Sud, promosso da Fondazione Apulia Film Commission e Fondazione Con il Sud, alla prestigiosa vetrina della Capitale.

La proiezione del film, in selezione ufficiale della Festa del Cinema di Roma, è in programma venerdì 25 ottobre (alle 22.30) all’Auditorium Parco della Musica.

Non mancare e non dimenticare di portare un fiore rosso, per Santa.

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Cover Photo by John Reign Abarintos on Unsplash