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Di quella volta in cui sono riusciti a far arrabbiare Martin Scorsese (e altre storie)

Oggi il regista presenta in anteprima "The Irishman" alla Festa del Cinema di Roma.

Film, Just Viewed, Rubriche di Miriam Bendìa

21 ottobre 2019

Robert De Niro, Al Pacino e Joe Pesci sono i protagonisti di The Irishman di Martin Scorsese.

Un’epica saga sulla criminalità organizzata nell’America del dopoguerra, raccontata attraverso gli occhi del veterano della Seconda Guerra Mondiale, Frank Sheeran (imbroglione e sicario) che ha lavorato al fianco di alcune delle figure più importanti del 20° secolo.

Il film racconta, nel corso dei decenni, uno dei più grandi misteri irrisolti della storia americana, la scomparsa del leggendario sindacalista Jimmy Hoffa.

E ci accompagna in uno straordinario viaggio attraverso i segreti del crimine organizzato: i suoi meccanismi interni, le rivalità e le connessioni con la politica tradizionale.

 

Martin Scorsese alla Festa del Cinema di Roma | Ph Vittorio Zunino Celotto – Getty Images

 

Ci siamo tutti un po’ preoccupati quando abbiamo visto apparire, sul palco della Sala Petrassi, Antonio Monda al posto di Martin Scorsese. Abbiamo temuto che anche il regista, come Bill Murray due giorni fa, non si fosse tolto in tempo il pigiama per la conferenza stampa.

Invece il Direttore artistico della Festa del Cinema di Roma lo ha subito presentato e introdotto sullo stage.

 

 

Alla ricerca di qualcosa di speciale

 

La storia di questo film in realtà inizia molto tempo fa: nel 1995.
Dopo Casinò, Martin Scorsese e Robert De Niro si sono messi a cercare un manoscritto con il quale continuare la loro storica e fruttuosa collaborazione.

Hanno valutato storie e sceneggiature di generi diversi, senza trovare qualcosa che conquistasse la loro immaginazione.

Entrambi hanno continuato con i loro impegni individuali e inevitabilmente sono passati gli anni durante i quali ognuno ha partecipato ad altri film.

Così è trascorso un decennio, poi due. Sembrava proprio che questa rimpatriata non sarebbe mai più
avvenuta.

Scorsese: «Quando abbiamo girato Casinò siamo arrivati a un punto di svolta. È stata una specie di bivio.

Abbiamo continuato a cercare progetti da fare insieme, ma in quel periodo le nostre vite e carriere avevano preso direzioni diverse.»

In questo modo gli anni si sono trasformati in decenni.

 

Martin Scorsese and Emma Tillinger Koskoff attend the press conference of the movie "The Irishman" during the 14th Rome Film Festival on October 21, 2019 in Rome, Italy | Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF
Martin Scorsese and Emma Tillinger Koskoff attend the press conference of the movie “The Irishman” during the 14th Rome Film Festival on October 21, 2019 in Rome, Italy | Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF

 

«Dopo così tanto tempo, solo un progetto molto speciale avrebbe potuto rimettere assieme Bob e Marty»,
dichiara la produttrice Jane Rosenthal, riferendosi a Robert De Niro e Martin Scorsese.

In effetti la storia ‘molto speciale’, che avrebbe ispirato i due riportandoli assieme in quello che sarebbe diventato The Irishman, aveva catturato l’attenzione di De Niro già nel 2007.

Durante la lettura del libro “L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” di Charles Brandt, De Niro era rimasto
colpito dall’intricata saga del sicario Frank Sheeran e dai suoi legami con la criminalità organizzata.

Così si è reso conto che questo racconto complicato e accattivante avrebbe potuto rappresentare l’occasione perfetta per tornare a lavorare con Scorsese.

 

De Niro: «Con Marty avevamo parlato di un film che raccontasse la storia di un sicario anziano e stavamo per far
partire la produzione.»

Alla fine ho chiamato Marty è gli ho detto: ‘Dovresti proprio leggere il libro perché questa è la storia che dovremmo raccontare’.

 

Il titolo originale “I Heard You Paint Houses” è intenso ed evocativo.

Ecco un racconto di prima mano dell’operato di un sicario della malavita, oltre a una descrizione approfondita della criminalità organizzata e della corruzione dilagante che permeava gli USA durante il secondo dopoguerra, quando i  boss si erano infiltrati in sindacati, governo e grandi aziende.

Questo libro aveva tutti gli elementi tipici di Scorsese: azione travolgente in un periodo d’oro per la mafia, un ricco ritratto di protagonisti indimenticabili e un’ampia scelta di personaggi secondari particolari di grande interesse, oltre a una storia di amicizia e famiglia e alle orribili conseguenze del tradimento.

De Niro ha spedito “L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa” al regista, ma Scorsese afferma che era convinto
già prima di sfogliare la prima pagina.

 

Scorsese: «Bob mi ha descritto il libro fin nei più minimi particolari, soprattutto a proposito di Frank Sheeran.

E mentre parlava, s’infervorava sempre di più.

Mi sono reso conto che esisteva un legame profondo e che c’era, e uso di proposito questa parola, tanto ‘oro’ lì dentro.

Sapevo che, se lui era stato in grado di entrare nel personaggio in quel modo, basandosi sulla struttura della storia e sulla situazione in cui Frank e le persone che incontra si sono ritrovati, allora mi sarebbe andata bene perché voleva dire che tutto era vero e genuino.»

L’emozione di Bob nel leggere il libro e la sua intensa reazione al personaggio mi hanno convinto che quella era la storia giusta da raccontare, insieme.

 

Robert, Al e Joe

 

Robert De Niro è Frank Sheeran che, attraverso il racconto in prima persona della sua vita da sicario, ci conduce negli angoli più oscuri della criminalità organizzata, con le procedure, gli scontri, un’arcana organizzazione sociale e legami con la politica.

Al Pacino è Jimmy Hoffa, il controverso presidente dell’International Brotherhood of Teamsters (Fratellanza
internazionale degli autotrasportatori) che ha consolidato il proprio potere tra gli anni ‘40 e ‘50 diventando il celebre leader del sindacato più potente del paese.

Negli anni ‘60 Hoffa, personaggio ambizioso assetato di potere e coinvolto in attività criminali, era stato condannato per corruzione, frode e per aver manipolato una giuria.

Dopo cinque anni esce dal carcere deciso a tornare agli antichi splendori. La sua arroganza e imprevedibilità lo portano a inimicarsi gli esponenti della malavita a cui è legato.

Joe Pesci è Russell Bufalino, detto il ‘il tranquillo Don’, un uomo che dietro alla sua azienda di tendaggi
nascondeva enormi attività illegali.

Bufalino introduce Frank Sheeran nel mondo della criminalità e caldeggia una sua amicizia con Hoffa, con conseguenze pesanti per tutti.

 

 

Scorsese: «Nel film cerchiamo di raccontare la storia di un’intera vita, fino alla morte.

In fondo la mortalità appartiene a tutti noi!

Alla fine Frank rimane solo con la sua malinconia, ha tagliato i ponti con la propria famiglia.
La malinconia nasce dall’accettazione del fatto che la morte è parte della vita. Per quanto ciò si possa accettare!»

Trattiamo temi che attraversano i tempi e i confini: è una storia universale che parla a tutti.

 

 

Perché uno spettatore dovrebbe andare a vedere questa “vecchia storia”?

 

Scorsese: «Un film non deve essere ambientato nel mondo contemporaneo per essere contemporaneo.

Quello che è contemporaneo è il cuore dell’uomo.

Noi, durante le riprese del film, non abbiamo mai pensato a come rendere spettacolare la storia perché erano le emozioni che erano spettacolari.»

 

 

Al Pacino

 

Ad un certo punto solo un ultimo ruolo da protagonista rimaneva scoperto: Jimmy Hoffa.

Ma per tutti era scontato chi fosse l’unica persona adatta a ricoprire questa parte!

Scorsese, De Niro e i produttori sapevano che lì ci poteva stare solo Al Pacino.

Così gli hanno inviato il copione e non hanno dovuto aspettare molto per ottenere una risposta.

Ad Al Pacino era piaciuto molto ciò che aveva letto. E quindi anche lui era della partita.

L’attore non vedeva l’ora di lavorare di nuovo con De Niro ed era felicissimo di poter partecipare per la prima volta a un progetto firmato da Scorsese.

 

 

 

Pacino: «Mi sono subito reso conto che ‘L’irlandese. Ho ucciso Jimmy Hoffa’ era un libro affascinante.»

 

Ne aveva comprata una copia che aveva letto praticamente tutta d’un fiato.

E per l’attore è stato impossibile resistere al personaggio di Jimmy Hoffa.

 

Con The Irishman Martin Scorsese, Robert De Niro e Joe Pesci tornano a lavorare insieme per la prima volta dopo 24 anni, un evento fortemente atteso e che verrà segnato negli annali del mondo della celluloide.

Le collaborazioni tra Scorsese e De Niro in numerosi film, tra cui Taxi Driver, Re per una notte e Mean Streets – Domenica in chiesa, lunedì all’inferno, e con Pesci in Toro scatenato, Quei bravi ragazzi e Casinò, sono elencate tra i capolavori nella storia del cinema.

Inoltre The Irishman segna la collaborazione storica tra questi tre artisti e Al Pacino.

Pacino ha già lavorato con Robert De Niro, ma questo è per lui il primo film con il celeberrimo regista.

 

 

Scorsese: «Così tanto è nato dal rapporto reale tra De Niro e Al Pacino. Loro si rispettano.

Hanno dato il massimo perché hanno sentito che, sul set, stava succedendo qualcosa di unico.
Insieme stavano creando qualcosa di speciale.

Erano sempre presenti! Anche quando non si giravano le loro scene. A volte dovevo cacciarli via per farli riposare.»

 

Emma Tillinger Koskoff and Martin Scorsese attend the photocall of the movie “The Irishman” during the 14th Rome Film Festival on October 21, 2019 in Rome, Italy | Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF

 

 

Netflix

 

Gli innumerevoli impegni delle persone coinvolte hanno richiesto una pianificazione certosina per poter trovare il momento in cui fare le riprese.

E in effetti sono dovuti passare diversi anni prima che, nel 2017, si presentasse il momento giusto che potesse andare bene a tutti.

Rimaneva comunque un grande problema di fondo.

Per una parte significativa del film i protagonisti avrebbero dovuto rappresentare i personaggi in un momento in cui erano più giovani. Ora, però, tutti gli attori avevano superato i settant’anni.

Come fare?

 

Io volevo fare il film con i miei amici, non volevo altri attori più giovani.

Scorsese

 

Scorsese: «E allora, per fortuna, è arrivata Netflix!
Ha offerto il finanziamento per tutto il film, per lo sviluppo della nuova tecnologia digitale necessaria e mi ha offerto tutto il tempo che volevo per completare il progetto, la completa libertà creativa…

E dopo, anche sei mesi in più per il ritardo nella post produzione!

La tecnologia (eccezionale) utilizzata nel film è sperimentale.

L’esperimento eravamo noi!

 

La tecnica progrediva di settimana in settimana. Infatti alcune scene iniziali le abbiamo girate una seconda volta quanto c’erano stati dei notevoli progressi.

Dal primo test sul volto di Bob al film sono trascorsi 4 anni.

 

Gli specialisti della Netlix hanno dovuto lavorare duramente, giorno e notte.
E di questo gliene sono profondamente grato.»

 

 

La domanda non gradita

 

Una giornalista presente alla conferenza stampa chiede a Scorsese come mai scelga sempre protagonisti uomini per raccontare le sue storie

Scorsese: «Questa sua domanda mi riporta indietro agli anni settanta. Che tristezza!
Se la trama lo richiede certo che scelgo una donna!

E L’età dell’innocenza? Nessuno se ne ricorda mai…

Mi rifiuto di rispondere, sono troppo vecchio, non ho tempo per queste polemiche…

 

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Cover: Martin Scorsese attends the press conference of the movie “The Irishman” during the 14th Rome Film Festival on October 21, 2019 in Rome, Italy | Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF