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Di quando sono riusciti a far arrabbiare John Travolta (e ce ne vuole) e della bellezza di essere un fan

"Ho rifiutato ruoli come American Gigolò e Ufficiale Gentiluomo, ma non me ne pento."

Film, Just Viewed, Rubriche di Miriam Bendìa

22 ottobre 2019

La pietra dello scandalo è stata Scientology.
Un giornalista ha chiesto a John Travolta come mai, secondo lui, negli Stati Uniti (e non solo) sempre più persone sentano il bisogno di appartenere a una setta.

Travolta è rimasto in silenzio, ha preso la parola il produttore hollywoodiano Oscar Generale seduto accanto a lui: visibilmente infastidito.

Non intendiamo parlare di Scientology: siamo qui per parlare del nostro film. Questo è un Festival del Cinema non di religione!

 

A parte questo momento d’imbarazzo (superato dall’applauso solidale del pubblico in sala), l’attore si è mostrato felice di essere alla Festa del Cinema, molto disponibile sia con i giornalisti, in conferenza stampa, che con i fan.

 

John Travolta sul red carpet | Ph press kit #RomaFF14
John Travolta sul red carpet | Ph press kit #RomaFF14

 

Oggi (alle 17:30), presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica parteciperà a un Incontro Ravvicinato con il pubblico del festival.

Durante l’evento l’attore riceverà il Premio Speciale per la sua interpretazione in The Fanatic di Fred Durst.

 

L’attore statunitense, uno dei più amati e versatili della sua generazione ripercorrerà le tappe principali della sua carriera che attraversa quasi cinquanta anni di cinema, teatro e televisione.

Travolta raggiunge nel 1977 il successo planetario nei panni di Tony Manero ne La febbre del sabato sera: per la sua interpretazione riceve una nomination agli Oscar® e una ai Golden Globe come Miglior attore.

Il successo è ribadito da Grease di Randal Kleiser.

Nel 1994, è protagonista di Pulp Fiction di Quentin Tarantino: il memorabile ruolo di Vince Vega gli vale la seconda nomination all’Oscar®.

Nel corso dei decenni, ha lavorato con alcuni dei maggiori registi contemporanei fra i quali Oliver Stone, Terrence Malick, Brian De Palma, Mike Nichols e John Woo.

 

Alessandra De Luca intervista John Travolta e Oscar Generale | Conferenza stampa del 22 Ottobre 2019 alla Festa del Cinema di Roma | Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF
Alessandra De Luca intervista John Travolta e Oscar Generale | Conferenza stampa del 22 Ottobre 2019 alla Festa del Cinema di Roma | Photo by Ernesto S. Ruscio/Getty Images for RFF

 

Un successo così immediato (e travolgente) non le ha fatto venire la febbre? È stato difficile fare i conti, così giovane, con una fama del genere?
Travolta: «No.»

Il pubblico ride, fragorosamente, e applaude…

 

Travolta: «A volte le persone sono fatte per certe cose! La mia famiglia veniva dal mondo del teatro e dell’arte: mia sorella era un’attrice e mia madre era un’attrice e una regista fantastica.

Quindi quando è arrivato il successo l’ho accolto in modo naturale.

L’ho abbracciato cercando di capire cosa avrei potuto fare dopo e di più!»

Ho accettato quel dono come un invito a creare sempre di più e sempre meglio.

 

Da cosa nasce il suo ruolo in The Fanatic? Dalla paura di essere vittima delle ossessioni di un fan?
«Personalmente non ho mai avuto problemi con i fan.

Al contrario questo è il mio ruolo preferito, tra tutti quelli che ho interpretato fino a ora!

Il personaggio racchiude alcune delle mie nascoste paure e passioni come fan.

È un riflesso di ciò che apprezzo nell’essere posseduto da un’altra persona che ammiri e ami.»

 

 

20 giorni e 2 mesi

 

Come mai avete deciso di affidare proprio a Travolta questo ruolo?
Generale: «Il film è nato da John che l’ha creato insieme al regista, Fred Durst. Quando ci ha proposto il progetto, dopo tanti bei film girati insieme, abbiamo subito accettato. Ma stavolta abbiamo battuto un record!

The Fanatic è stato girato in soli 20 giorni e prodotto in 2 mesi.

Un tempo da record grazie al lavoro di squadra.
Ogni giorno era un piacere lavorare tutti insieme!»

John poi è perfetto sul set perché sa fare qualsiasi cosa! Cantare, ballare, recitare.

 

Travolta: «Grazie! Abbiamo creato un team con una bella energia.
Sono molto orgoglioso quando realizzo un film che lascia un segno, nello spettatore.
Un film che le persone possano godere sempre!»

È un privilegio prendere parte a un film che non ha tempo perché lo puoi guardare (e riguardare) in qualsiasi momento della tua vita.

 

John Travolta sul red carpet di #RomaFF14
John Travolta sul red carpet di #RomaFF14

 

Che effetto le fa pensare di aver definito una generazione, con alcuni dei suoi film? Qual è il suo film favorito, quello a cui si sente più legato?
«Credo che i miei tre film più memorabili siano Grease, La febbre del sabato sera e Pulp Fiction

La vita di ognuno di noi è un mosaico (di arte e di esperienza) ma preferiamo alcuni suoi pezzi in particolare, sempre.
Ecco, questi tre pezzi della mia vita mi fanno sentire senza tempo.

 

 

John e l’Italia

 

Che rapporto ha con la sua origine italiana?
Travolta: «Mia nonna era di Napoli e mio nonno era siciliano.

Mio nonno è arrivato in America, come immigrato, su una nave nel 1902. E mia nonna 4 anni dopo.»

 

Balla ancora?
«Sì! Amo ballare.

Recentemente ho fatto un favore a un carissimo amico, il cantante e rapper Armando Perez (Pitbull), se volete divertirvi guardate il video di 3 to Tango

 

 

Qual è stato il suo set favorito?
Travolta: «Il viaggio più interessante nella registrazione di un film è stato Pulp Fiction perché Quentin era un regista molto giovane e molto originale.

Ho subito sentito che i suoi consigli di recitazione erano eleganti. Semplici ma efficaci e potenti e stimolanti.

E mi ha lasciato molta libertà sul set!»

 

Come è riuscito a interpretare tanti ruoli così diversi e così ben riusciti? Qual è il suo segreto?
«Il pubblico mi ha consentito di essere così diverso in ogni ruolo.

Non avrei mai immaginato che sarei stato una donna, un presidente americano o un avvocato cinico… O The Fanatic!

Per gran parte della mia carriera sono stato una Musa per l’immaginazione delle altre persone.

Ho scelto di essere un interprete più che un creatore.»

 

Lei nella vita di chi è fan?
«Sono stato e sono fan di molti artisti come Sophia Loren, Fellini, i Beatles, mi è piaciuto molto Il Padrino
Sono sempre stato in grado di ammirare e di amare gli artisti. Come Marlon Brando e Liz Taylor.

Ammiro chi fa qualcosa che mi ispira, perché si può crescere e partire da lì per creare!

Amo Bertolucci, moltissimo. Ogni film che ha girato!»

Insomma, potrei andare avanti per ore…
Io sono un Fan!

 

John Travolta sul red carpet di #RomaFF14
John Travolta sul red carpet | Ph press kit #RomaFF14

Cosa l’ha conquistata nel personaggio di The Fanatic tanto da convincerla a interpretarlo?
«Questo è un film d’autore. Lo fai perché ti viene dal cuore e perché credi nella storia.

Ho scelto di interpretare The Fanatic perché è un personaggio con così tanto amore nel suo cuore.»

Tutti si possono identificare in lui: tutti abbiamo un po’ di fanatic dentro di noi.

 

Come sta vivendo la nuova era cinematografica, fatta di piattaforme streaming, tanti remake o adattamenti da libri e l’ondata di storie Marvel? Ci si riconosce ancora in questa Hollywood?
«Io sono molto felice di poter interpretare i ruoli della vecchia Hollywood. Ruoli da attore!

Non sono mai stato un fan dei fumetti: io, da bambino, guardavo i film di Fellini.
I fumetti non sono per me. Non ci sono scelte sbagliate, è semplicemente una questione di gusti differenti. Ognuno di noi ha il proprio.

Mi piacciono le storie, i personaggi emozionanti, mi piace sentire profondamente il copione.

È un mondo che cambia: Amazon e Netflix consentono alle storie che amo o che ho amato di essere messe a disposizione di più persone.»

Tutto l’intrattenimento è positivo se crea un effetto su una persona, se le dà gioia, se la ispira.

 

John Travolta sul red carpet del 22 Ottobre 2019 alla Festa del Cinema di Roma | Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Imag
John Travolta sul red carpet del 22 Ottobre 2019 alla Festa del Cinema di Roma | Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images for RFF

 

Ha mai detto no a un film che poi è diventato un successo? E, se sì, ne prova rimpianto?
«Non rimpiango mai ieri perché la vita è oggi.

Ho rifiutato varie parti in pellicole famose: Splash – Una sirena a Manhattan, Il miglio verde, American Gigolò, Ufficiale e gentiluomo e altri…

Per i ruoli che non ho accettato non ho rimpianti, semplicemente ne ho interpretato altri, forse migliori.»

 

Ma Richard Gere l’ha mai ringraziata?
«No, mai. E neanche Tom Hanks! Ma con lui ho un altro tipo di rapporto…»

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Cover: John Travolta si fa un selfie con i fotografi durante il photocall | Ph @lucadammicco