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Roma Jazz Festival 2019, 43° edizione: No Borders Migration And Integration

La leggenda del contrabbasso Dave Holland e il concerto tutto al femminile della malese Linda May Han Oh.

Musica di Miriam Bendìa

4 novembre 2019

Dopo lo straordinario successo del week end inaugurale con i concerti di Radiodervish, la band che ha inventato il cantautorato mediterraneo, degli strabilianti e giovanissimi alfieri della nuova scena britannica Kokoroko, della grande signora del jazz Dianne Reeves, e con l’inaugurazione dell’installazione di Alfredo Pirri nella cavea dell’Auditorium Parco della Musica, il Roma Jazz Festival entra nel vivo.

Con autentiche leggende come Dave Holland ma anche con il concerto tutto al femminile della bassista malese Linda May Han Oh e con la produzione originale in prima assoluta della Big Fat Orchestra.

 

Linda May Han Oh
Linda May Han Oh

 

Martedì 5 novembre, nella Sala Petrassi dell’Auditorium Parco della Musica (h21), appuntamento con Linda May Han Oh Quartet.

Già bassista stabile di Pet Metheny, è esponente di spicco di quella nuova generazione di musiciste che si sta imponendo in tutto il mondo, cancellando in modo irreversibile decenni di esclusione e pregiudizi di genere.

Sarà l’occasione per ascoltare dal vivo le composizioni del suo ultimo disco Aventurine, lavoro che conferma ancora una volta l’ampiezza di visione di un’artista capace di tenere insieme classicismo e avanguardia.

Special guest della serata l’ensemble tutto al femminile Quartetto Artemisia.

 

Cross Currents Trio: Holland, Hussain, Potter Ph by Paul Joseph
Cross Currents Trio: Holland, Hussain, Potter Ph by Paul Joseph

 

Il giorno seguente, mercoledì 6 novembre (h21, Sala Petrassi) si va

all’incrocio delle correnti, dove il mare è più caldo, i venti scompaginano e qualcosa accade sempre.

Il Cross Currents Trio è un “supergruppo” formato da una leggenda del contrabbasso, l’inglese Dave Holland, figura centrale del jazz a partire dalla sua collaborazione con Miles Davis in album seminali come Bitches Brew, e poi compositore e leader alla testa di gruppi che hanno scritto la storia della musica afroamericana degli ultimi decenni.

Con lui il sassofonista statunitense Chris Potter e il percussionista indiano Zakir Hussein, specialista delle tabla.

Le loro note esplorano le relazioni tra la musica folk indiana e il jazz a partire dalla rilevanza che l’improvvisazione ha in entrambe, proseguendo, con entusiasmo virtuosistico e sincero abbandono, una ricerca che affascina i jazzisti fin dagli anni ’60.

Il suono caldo e avvolgente del sassofono di Potter, la tela tessuta dal sobrio e funambolico Holland e i tamburi parlanti di Hussein sono garanzia assoluta di un live davvero imperdibile.

 

Big Fat Orchestra
Big Fat Orchestra

 

Ma il mare non è solo metafora poetica.

Spesso, purtroppo, è il luogo in cui perdono la vita esseri umani in viaggio verso la speranza.

Ed è da questa condizione che nasce la produzione originale, presentata in prima assoluta sabato 9 novembre alle ore 21 alla Casa del Jazz: Journey Suite della Big Fat Orchestra diretta da Massimo Pirone, ospite speciale Ismaele Mbaye (voce e percussioni).

Basata su composizioni e arrangiamenti originali, Journey Suite intende ricreare ed interpretare le atmosfere di malinconia, sofferenza e grandi speranze delle persone in balia del mare. Esseri umani che affrontano un viaggio verso una nuova vita, costretti a superare sacrifici spesso estremi pur di scappare da una situazione difficile.

La musica jazz è stata ed è la sintesi di questa diaspora globale dove il poliritmo africano incontra le melodie arabe e la scala cromatica orientale.

 

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Cover Ph: Linda May Han Oh by Shervin Lainez