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L’eclettismo

Essere eclettico non è sempre pagante. Sai, la gente è strana…

Comunicazione di Enrico Cogno

21 novembre 2019

Si ritiene, di norma, che una persona eclettica sia un individuo che si applica con buoni risultati in attività di diverso genere, che sa fare molte cose, che possiede una mentalità aperta, è versatile, poliedrico, flessibile.

È vero, per altro, che l’eclettismo, inteso come corrente filosofica, indica una persona secondo cui la dottrina personale deve essere ricavata attingendo variamente alle diverse dottrine studiate, sintetizzandole e armonizzandole.
Molti però hanno ritenuto che questo metodo costituisca un’acritica e incoerente mescolanza di elementi teorici di provenienza diversa, talvolta contraddittori.

Sarà anche per questo che essere eclettico non è sempre pagante.

 

Lo hanno scoperto i vari personaggi che hanno svolto, parallelamente, due attività.

 

Photo by Riccardo Annandale on Unsplash
Photo by Riccardo Annandale on Unsplash

 

Ad esempio, Enzo Jannacci, quando decise di aggiungere al suo diploma al Conservatorio di Milano anche una laurea in medicina e una specializzazione in chirurgia.

Nonostante l’esperienza che fece in Sud Africa al fianco di Christiaan Barnard (primo realizzatore al mondo di un trapianto cardiaco) gli accadeva, quando entrava in camera operatoria, che alcuni pazienti, riconoscendo con sorpresa nel chirurgo quel buffissimo e adorabile cantante che si contorceva duettando con Gaber, si rifiutassero fermamente di farsi mettere le mani addosso da “uno così”.

Questo accade soprattutto quando le attività di un professionista esulano dall’esercitare un semplice hobby, come giocare a scacchi, a calcetto o fare scalate in montagna: queste sono cose accettate.

Ma a Emilio Siccardi, un principe del foro torinese degli anni ‘50 che amava suonare il sassofono alla Lester Young, vestendosi anche come lui, con il suo caratteristico cappello a tesa tonda, veniva sbeffeggiato in tribunale.

 

Photo by Devon Divine on Unsplash
Photo by Devon Divine on Unsplash

 

Ricordo che anni fa, in una vacanza in Sardegna, mi accadde di essere presente ad una serata in un ristorante-dancing dove si esibiva un bravissimo pianista/vocalist nel momento in cui, per un blackout che durò in pratica tutta la sera, quel musicista si trovò immerso nel buio più profondo, senza microfono e senza tastiere.

Alla luce delle candele la serata stava proseguendo ma quel povero diavolo, che poi divenne un mio caro amico, dovette passare ad un piano acustico e sgolarsi senza microfono per finire la performance.

Io mi ero portato dietro un paio di chitarre, come faccio sempre quando sono in vacanza.

Mosso a compassione, andai a prendere in auto la Dobro, una chitarra che grazie alla sua cassa metallica è molto sonora, e mi affiancai a lui, divertendomi un sacco a cantare e suonare per ore, sino all’orario di chiusura.

La sera seguente, essendomi così divertito, tornai nel locale, sfolgorate di luci e con un impianto stereo da Radio City Hall: rifacemmo, ancora meglio, tutto il repertorio che avevamo eseguito, quasi inascoltati, la sera prima.

Sembravamo un duo con anni di affiatamento e nessuno poteva pensare che si trattava di un professionista e di un “turista per caso”.

Due settimane dopo, quando nel capoluogo vicino a quel locale mi trovai a presentare, nel mio ruolo professionale di consulente, un progetto di comunicazione a una importante impresa locale, venni interrotto dal presidente dell’azienda che, avendomi riconosciuto, bloccò tutto dicendo che non se la sentiva di dare retta ad uno che faceva tante cose, per lui segno di inaffidabilità.

Un mio conoscente, un eclettico manager informatico attivo anche come multistrumentista, giornalista, scrittore, pittore, poeta (e molto altro) avendo capito che oggi le cose sono accettate soltanto se espresse in inglese, ha risolto tutto definendosi multitasking. E vive felice e contento.

Diceva una bella canzone cantata da Mia Martini:

Sai, la gente è strana…

Enrico Cogno

Enrico Cogno

ENRICO COGNO (Torino, 28 aprile 1937), sociologo, giornalista, formatore, risiede a Roma dal 1966. È stato responsabile della comunicazione di gruppi internazionali e formatore presso le maggiori organizzazioni del settore (vedi i dettagli su: www.enricocogno.it).
Attualmente è: docente presso la LUISS per l’Executive MBA; docente dell’area Creatività e Comunicazione Pubblicitaria (Facoltà di Scienze della Comunicazione) presso UTIU – Università Telematica Internazionale UniNettuno; Membro della Faculty di CONSEL (Gruppo ELIS); Direttore del Master in Communication Management del Centrostudi Giornalismo e Comunicazione; Direttore Responsabile di LUXORY, periodico dell’eccellenza del Made in Italy.
È stato vice presidente della FERPI (Federazione Italiana Relazioni Pubbliche) ed è consulente e formatore dell’Ordine dei Dottori Commercialisti di Roma.
Enrico Cogno

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