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La speranza di una vita migliore è sempre l’ultima a morire

Il ritratto di tre sorelle confinate in un villaggio della Turchia.

Film, Just Viewed, Rubriche di Noemi Chianese

22 novembre 2019

Il Med Film Festival ospita ogni anno film poco conosciuti (se non completamente sconosciuti) al pubblico italiano.

Sono film provenienti dai Paesi del Mediterraneo, i quali ci raccontano culture diverse dalla nostra in tutti i modi possibili.

Spesso sono film già presentati in altri Festival, come l’ultima opera del regista turco Emin Alper (già vincitore del premio Caligari alla Berlinale e del Premio Speciale della Giuria a Venezia 72) che è rientrata quest’anno nella competizione per l’Orso d’oro a Berlino.

A Tale of Three Sisters (Una storia di tre sorelle) ci mostra un tipico villaggio nel cuore dell’Anatolia dove non accade mai nulla.

Reyhan, Nurhan e Havva sono tre sorelle alle quali rimane solo il padre e il cui unico, grande desiderio è quello di andare via di casa e dal villaggio, per andare in città e vivere una vita vera.

Reyhan ha da poco avuto un bambino ed è sposata con Veysel che ha buone intenzioni, ma è ingenuo. Il padre delle tre ragazze cerca di mandarle via per guadagnare qualcosa e “a turno” lavorano per il signor Necati. Quando Nurhan, la seconda sorella, viene riportata a casa dallo stesso signor Necati perché non adatta al lavoro, risorgono vecchie gelosie, vecchie abitudini e nuovi eventi tragici.

 

A Tale of Three Sisters di Emin Alper
Le tre protagoniste in una scena del film | Credits to Berlin Film Festival

 

Nel film, vediamo le tre sorelle per lo più in casa, vicino al camino o nei suoi dintorni. Non le vediamo alla ricerca concreta di qualcosa, né in città a lavorare per il signor Necati.

È la verità di un villaggio come quello dove vivono le tre protagoniste, dove le donne sono relegate ai “doveri di casa” e dove avere un figlio fuori dal matrimonio è sempre causa di problemi.

Ma le donne che ci mostra il regista turco, sanno prendere in mano la situazione, anche se solo nel loro ristretto mondo e tenere testa agli uomini che credono di governarlo.

Nella riservatezza della casa le due sorelle più grandi possono anche parlare di sesso, senza considerarlo un tabù ma più una naturale esperienza su cui dispensare consigli o imparare.

Vediamo diversi tipi di rapporti nel film, quello tra le tre sorelle, tra loro e il padre, tra Reyhan e Veysel e tra Veysel e il signor Necati.

C’è una spiccata gelosia che proviene da Nurhan verso le due sorelle soprattutto perché lei è stata cacciata via dalla casa del signor Necati dove lavorava e perché Havva, la più piccola, potrebbe prendere il suo posto.

Di ciò che è successo prima non sappiamo molto e quello che sappiamo ci viene detto man mano che il racconto scorre.

Abbiamo solo piccoli riferimenti sul passato a cui aggrapparci, ma forse non è così fondamentale quello che è successo prima, ciò che conta è quello che sta accadendo in quel momento.

È vero, le azioni del passato hanno conseguenze nel presente, ma le tre sorelle non vogliono soffermarsi tanto su passato o presente, bensì cercano di concentrarsi sul futuro. Ne sognano uno migliore rispetto al presente che stanno vivendo e lo sognano in città.

 

A tale of three sisters di Emin Alper
Nurhan e il padre in una scena del film | Credits to Berlin Film Festival

 

Anche Veysel vuole andare via, perché in fondo è un giovane uomo che vuole prendersi cura della sua famiglia e dare un’istruzione al figlio (nonostante non sia veramente suo figlio).

E proprio l’istruzione è ciò che manca a lui e ciò che fa la differenza tra gli abitanti del villaggio e quelli della città.

Veysel non vuole sentirsi inferiore a nessuno e le sue mancanze lo esasperano sempre di più, arrivando a fargli compiere il gesto più drammatico.

Sarà forse colpa del villaggio dove vivono, che regala sì paesaggi mozzafiato incastonati tra le montagne, ma assolutamente niente di stimolante e diventa irraggiungibile d’inverno.

C’è chi non ha più speranze di andare via da quel villaggio e trova il suo unico svago, la sua unica libertà nel fare capriole nei prati o per piccole discese. Le tre sorelle però, nutrono ancora delle speranze e sono abbastanza determinate per costruirsi una vita migliore.

Quello che forse capiamo dalla loro storia è che per raggiungere una vita migliore si deve passare attraverso terribili ostacoli, che possono fortemente minare la tanto amata speranza.

Noi spettatori vediamo solo gli ostacoli senza arrivare a vedere la vita migliore che tanto sognano. La possiamo immaginare, ma ciò che ci è dato sapere non è né il passato né il futuro, solo il presente.

I personaggi in questa “tale”, in questa favola più che mai realistica, sono delineati appena eppure riusciamo a capire le loro intenzioni.

Non ci schieriamo da una parte o dall’altra perché tutti sono più o meno comprensibili e l’unica cosa che possiamo fare come spettatori è sperare insieme a quei personaggi e provare dolore per ciò che accade loro.

 

A tale of three sisters di Emin Alper
Reyhan in una scena del film | Credits to Berlin Film Festival

 

A Tale of Three Sisters non presenta una trama forte ma si colloca più che altro nel genere del “ritratto”, nel racconto di un momento, fermo, che resta nel tempo. Ciò che il film dà allo spettatore sono spunti, inizi di conversazione da intraprendere una volta fuori la sala.

L’obiettivo non è una storia completa che ha un inizio, uno svolgimento e una fine. L’obiettivo è raccontare la situazione delle tre sorelle e un particolare momento della loro vita. Ciò che succederà e come cresceranno si può prevedere e il loro maturare sembra inevitabile dopo quello che accade loro.

Una particolare menzione va fatta alla fotografia di Emre Erkmen, il quale dà risalto all’ambiente che circonda la vita dei protagonisti, da una parte un rifugio, dall’altra quasi una prigione.

Le attrici che interpretano le tre sorelle contribuiscono, ognuna a modo loro, a caratterizzare i propri personaggi e lo fanno con la drammaticità adatta alla storia ma anche con il realismo obbligatorio per rappresentare gli alti e bassi di un rapporto tra sorelle.

Un film che oscilla dunque tra fiaba e realismo, con forse qualche pretesa di troppo che non riesce a realizzare, ma che allo stesso tempo ci offre uno sguardo più ristretto e mirato su una condizione più generale e di cui non sempre siamo al corrente.

Noemi Chianese

Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Editoria e scrittura all’Università La Sapienza.
Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera.
Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.

Cover: una delle protagoniste in una scena del film | Credits to Berlin Film Festival

 

Qui tutte le informazioni sull’edizione 2019 del Med Film Festival.