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Il gran finale del Roma Jazz Festival 2019

Quel jazz che può anche essere visto dalla luna (come promette Luigi Cinque).

Musica di Miriam Bendìa

26 novembre 2019

Dopo oltre 15 appuntamenti e aver ospitato per tre settimane alcuni dei più grandi interpreti della storia del jazz come Archie Shepp, Abdullah Ibrahim, Dave Holland e Dianne Reeves a fianco dei più interessanti esponenti della nuova scena quali Kokoroko, Moonlight Benjamin, Donny McCaslin e Cory Wong, la 43° edizione del Roma Jazz Festival si avvicina al gran finale.

Un’ultima settimana di tanti artisti italiani, ma non solo, e densa di celebrazioni: da Carmen Souza che rende omaggio a Horace Silver a Gabriele Coen con il suo tributo al grandissimo Leonard Bernstein, fino ad arrivare alla dichiarazione di amore eterno verso il jazz da parte di Roberto Ottaviano.

Quel jazz che può anche essere visto dalla luna

come promette l’artista Luigi Cinque il quale, per il suo concerto, chiama a raccolta la straordinaria voce di Petra Magoni, il pianoforte di Antonello Salis, i tamburi di Alfio Antico e le spericolatezze di un artista cult come Adam Ben Ezra.

Ma anche, e soprattutto, quel jazz che prima di ogni cosa è musica di contaminazioni, di incroci, di valorizzazione delle differenze e di accoglienza.

Come non mancherà di ricordare l’ensemble Mare Nostrum di Paolo Fresu, Richard Galliano e Jan Lundgren nel grande concerto di chiusura di questa edizione No Borders.

 

Gabriele Coen
Gabriele Coen

 

Si inizia dunque mercoledì 27 novembre nella Sala Borgna dell’Auditorium PdM (ore 21) con il Leonard Bernstein Tribute a opera del sassofonista Gabriele Coen, il musicista italiano che più ha indagato e lavorato sul rapporto tra jazz e musica ebraica in tutte le sue forme e reciproche acquisizioni.

Il suo nuovo progetto è dedicato alla figura del celeberrimo compositore, pianista e direttore d’orchestra del quale sono noti l’amore per il jazz e la vicinanza con i movimenti di liberazione afroamericani come le Black Panther.

Dalle musiche del celebre musical West Side Story, ambientato sullo sfondo delle tensioni razziali tra bianchi e portoricani, fino ad arrivare a brani rari, Coen reinterpreta quel patrimonio attraverso la lente del jazz contemporaneo.

 

Si rimane in Sala Borgna anche il giorno seguente, giovedì 28 novembre, con Il Jazz visto dalla Luna di Luigi Cinque e la sua Hypertext O’rchestra che vanta come componenti, fra gli altri, la cantante Petra Magoni, il pianista Antonello Salis e il percussionista Alfio Antico.

Special guest della serata Adam Ben Ezra al contrabasso e voce. Strabiliante contrabbassista di Tel Aviv, Adam Ben Ezra è considerato una star del web.

La sua missione è quella di portare il contrabbasso nel ventunesimo secolo: da strumento di sottofondo e accompagnamento a solista e virtuoso.

Adam crea atmosfere sonore uniche in cui unisce elementi di jazz, rock e world music con un sound affascinante, versatile e visionario.

Polistrumentista, compositore e regista, Luigi Cinque è considerato uno degli autori rappresentativi della frontiera tra antropologia della musica, scrittura musicale e nuove tecnologie applicate, in grado di passare dalla musica classica europea a quella tradizionale etnica, al jazz, al rock, alle nuove espressioni tecno-acustiche, al teatro, alla danza, alla parola poetica, fino al canto mediterraneo.

Il progetto e le musiche originali de Il Jazz visto dalla Luna sono di Luigi Cinque con citazioni di grandi del blues e del jazz nonché di Stravinsky, Varèse, Cage, Davis, Balanescu, AREA, Kraftwerk, African and Balkanian music.

 

Carmen Souza | Ph Patricia Pascal
Carmen Souza | Ph Patricia Pascal

 

Fra i momenti più attesi di tutto il festival c’è sicuramente il concerto di Carmen Souza, venerdì 29 novembre alle 21 nella Sala Borgna dell’Auditorium PdM, per presentare il suo ultimo disco, appena uscito.

Il disco è The Silver Messengers ed è un tributo al pianista pioniere dell’hard bop Horace Silver, fra le sue principali fonti di ispirazione.

Carmen Souza è una delle voci più interessanti della nuova generazione della world music.

Nata a Lisbona da una famiglia capoverdiana di estrazione cristiana, la sua musica fonde tanti generi musicali: dalla morna al batuke, dal jazz al soul e oltre.

Ispirato da Billie Holiday, Nina Simone e Casara Evoria, il suo canto si esprime in melodie inusuali, umori esotici, africanismi, scat jazz, vibrati controllati e frasi dall’andamento imprevedibile.

Il suo concerto a Roma sarà una nuova occasione per intraprendere un viaggio fra Capo Verde, Angola, Mozambico, Brasile, Cuba, Stati Uniti, ripercorrere le vecchie rotte dell’Atlantico Nero e tracciarne di nuove.

 

 

Il penultimo concerto della 43° edizione del RJF è affidato al sassofono di Roberto Ottaviano che, sabato 30 novembre in Auditorium PdM – Sala Borgna, nell’ambito della programmazione “Puglia Sounds Export 2019″, presenta Eternal Love, la sua ultima produzione discografica.

In Eternal Love, Ottaviano inanella una serie di composizioni di Abdullah Ibrahim, Charlie Haden, Dewey Redman, Elton Dean, John Coltrane, Don Cherry, accanto a suoi brani originali.

La scelta è dichiarata dallo stesso musicista e

richiama ad una presenza tangibile tutta la bellezza fiera e battagliera della madre terra e delle sue migliori anime per celebrare in questi tempi difficili, la speranza e la voglia di riscatto del genere umano.

Una musica che vuole andare all’essenza universale del jazz come preghiera laica, rituale comunitario, canto di liberazione.

 

Richard Galliano, Paolo Fresu e Jan Lundgren
Richard Galliano, Paolo Fresu e Jan Lundgren

 

Domenica 1° dicembre il festival si chiude con il concerto di Mare Nostrum, ensemble composto da musicisti che non hanno bisogno di presentazioni: Paolo Fresu, tromba e flicorno, Richard Galliano, fisarmonica e accordina, Jan Lundgren, pianoforte. In Sala Sinopoli dell’Auditorium PdM, ore 21.

Il viaggio del Roma Jazz Festival termina così dov’era cominciato, richiamando con il nome dell’ensemble quel Mediterraneo che è ricordo e promessa di una convivenza fertile.

Dal punto di vista artistico, Mare Nostrum non è solo l’incontro di tre personalità forti che hanno sempre praticato la trasversalità dei generi, l’ibridazione dei linguaggi, il piacere della scoperta e del confronto.

Ogni musicista porta in dono proprie composizioni e chiama gli altri a condividerle. Il tutto completato da brani di repertorio che provengono da diverse tradizioni, latitudini e pratiche per una collaborazione decennale che si è suggellata in tre album registrati nei rispettivi paesi di origine.

Mare Nostrum è uno sguardo aperto sul jazz e sul mondo.

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Cover Ph Luigi Cinque