Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

Newsletter

Almar’à: la prima orchestra di donne arabe e del Mediterraneo in Italia

Un arcobaleno musicale nato dall’integrazione sociale: polifonia al femminile contro i pregiudizi.

Musica di Miriam Bendìa

4 dicembre 2019

È nell’armonia fra le diversità che il mondo si regge, si riproduce, sta in tensione, vive.

Tiziano Terzani

 

Tredici donne, nove provenienze geografiche diverse, un sound unico. È Almar’à, la prima orchestra di donne arabe e del Mediterraneo in Italia.

Una parola che significa donna con dignità e un progetto che nasce dall’esigenza di sensibilizzare su un presente che superi gli stereotipi legati al mondo arabo.

Musiciste di ogni età, professioniste e non, cantanti tradizionali e moderne.

 

Almar'à recording session | Ph Mohamed Keita
Almar’à recording session | Ph Mohamed Keita

 

Suoni che partono dalla musica araba, attraversano quella classica ed entrano nei territori del jazz: strumenti orientali e occidentali insieme.

Tutto in Almar’à è un inno alla bellezza della diversità. Un arcobaleno musicale nato dall’integrazione sociale, una delicata polifonia femminile che diventa meraviglia culturale.

 

 

Rim Almar’à è il video del loro primo singolo. L’arrangiamento è firmato da Ziad Trabelsi, Mario Tronco, Pino Pecorelli, Leandro Piccioni, accompagnato dal video realizzato da Francesco Cabras, grazie al contributo della Fondazione Cultura e Arte.

Il titolo vuol dire Giovane donna, ed è la promessa d’amore a un uomo che sta partendo, forse per sempre.

Un pezzo che appartiene alla tradizione araba tunisina e ne mantiene la lingua, ma che viene rielaborato sia nel testo che negli arrangiamenti fino ad acquistare un sound unico, che unisce la forza della linea melodica araba all’armonizzazione occidentale.

 

“Rim Almar’à” – Traduzione di Luce Lacquaniti

O gazzella del deserto, il mio amore oggi è partito.
O triste vita mia, io per lui ho scordato il sonno.
A te che cominci il cammino, ti guido e mando un segnale.
Attento, ti fanno del male, la mia è gente gelosa.

A te che guidi il calesse, ti mando un’indicazione
che ti faccia adottare prudenza, che ti mostri la via più sicura.
A te che guidi il calesse, segui dritto la tua strada.

Ti aspetto che torni da sposo, tutto il tempo che resterai via.

 

 

Dania Alkabir
Dania Alkabir

 

Superando confini geografici e frontiere musicali, nel singolo il violino classico di Dania Alkabir Alhasani (Siria), già membro dell’Orchestra Nazionale Siriana e della Syrian Philharmonic Orchestra si accosta al kanun della giovane Dima Dawood, nata a Damasco e ora di base a Berlino.

 

Sana Ben Hamza | Ph Monia Pavoni
Sana Ben Hamza | Ph Monia Pavoni

 

Il contrabbasso jazz di Derya Davulcu (Turchia) suona con la darbouka di Sana Ben Hamza (Tunisia).

Il violoncello di Eszter Nagypal (Ungheria), musicista di grande esperienza per anni al lavoro con Ennio Morricone e Nicola Piovani, accompagna il flauto nay di Valentina Bellanova (Italia), uno strumento della tradizione araba suonato da un’italiana, al momento trapiantata in Germania e docente al Conservatorio di Musica Turca di Berlino (BTMK) e alla Global Music Academy di Berlino.

 

Sade Mangiaracina
Sade Mangiaracina

 

Il piano è nelle sapienti mani di Sade Mangiaracina (Italia/Tunisia), tra i “dieci protagonisti del jazz italiano del futuro” per la nota rivista statunitense GQ, e un fan d’eccezione come Paolo Fresu, che ha prodotto il suo ultimo disco.

 

Silvia La Rocca | Ph Monia Pavoni
Silvia La Rocca | Ph Monia Pavoni

 

Le percussioni appartengono all’energia di Vera Petra (Italia) mentre il flauto traverso è di Silvia La Rocca (Eritrea/Etiopia), studi al Conservatorio di Musica Santa Cecilia e una carriera decennale in ambito concertistico.

 

Eszter Nagypal
Eszter Nagypal

 

Nel coro, l’esperienza di Kavinya Monthe Ndumbu (Kenya) e Yasemin Sannino (Turchia), voce de “Le Fate Ignoranti” di Ferzan Özpetek e collaborazioni con i maggiori compositori di colonne sonore italiane ed estere, si fonde con la passione di Hana Hachana (Tunisia), 24 anni, e Nadia Emam (Italia/Egitto), cresciuta in Toscana ma decisa a non abbandonare le proprie origini.

Provenienze diverse, spesso accomunate da una nazionalità italiana, una seconda generazione che guarda al futuro con la voglia di ritrovare le proprie tradizioni.

Un’occasione per fotografare l’Italia che esiste ma che rimane ancora nascosta nelle singole esperienze, carente di un racconto collettivo e complesso.

 

Orchestra Almar'à

 

Nel video non si vedono mai i volti delle tredici musiciste, ma silhouette stilizzate inondate di volta in volta di cascate, fiori, tempeste di sabbia e paesaggi fluidi.

Una scelta che vuole esaltare i diversi profili e allo stesso tempo evidenziare le comuni simmetrie delle artiste.

Perché Almar’à è sì un insieme eterogeneo, ma soprattutto un coeso progetto artistico.

 

Almar'à recording session | Ph Mohamed Keita
Almar’à recording session | Ph Mohamed Keita

 

L’orchestra nasce nel 2017 (a Firenze e a Roma) grazie alla collaborazione tra Fondazione Fabbrica Europa e il Centro socio-culturale tunisino “Dar Tounsi”, e con il coordinamento artistico di Ziad Trabelsi dell’Orchestra di Piazza Vittorio.

Ha avuto il supporto del MiBACT attraverso MigrArti e il sostegno della Fondazione Pianoterra.

Francesco Cabras, regista del video Rim Almar’à, ha realizzato (da solo o in co-regia con Alberto Molinari) videoclip per Vasco Brondi, Sergio Cammariere, Nada, Caparezza, Max Gazzè e molti altri.

 

Miriam Bendìa

Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

Cover: Kavinya Monthe Ndumbu | Ph Monia Pavoni