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Perché una grande azienda dovrebbe acquisire una start up anziché rubarne l’idea?

Le aziende più agili e intraprendenti (le startup appunto) rompono gli schemi con innovazioni "disruptive".

Quora in pillole, Rubriche di Valentina Tosi

9 dicembre 2019

Quora è una piattaforma di domande e risposte per condividere e accrescere la conoscenza nel mondo, un modo per connettersi con esperti che partecipano attraverso contenuti di qualità.

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La domanda di oggi:

perché una grande azienda dovrebbe acquisire una start-up anziché rubarne l’idea?

 

Risposta di Alessio Battaglino, Content Strategist presso Startup Geeks (2019 – oggi).

 

Photo by David Clode on Unsplash
Photo by David Clode on Unsplash

 

Piccola (ma doverosa) premessa.

 

Le idee non valgono nulla se non vengono messe in pratica, sono solo un moltiplicatore dell’esecuzione.

Derek Sivers, Tutto quello che vuoi tu

 

Quando una grande azienda acquisisce una start up, in realtà non sta comprando l’idea di quella start up, sta comprando la sua “esecuzione”. E l’alternativa non è “rubare l’idea” della start up, come la logica italiana ci ha abituato a pensare, bensì dare un’altra esecuzione a quell’idea.

Ed è qui che sta il problema, perché tra l’avere/rubare un’idea ed eseguire quell’idea c’è di mezzo il mare.

 

È un po’ come scegliere se preparare la pizza da sé o andare a comprarla in pizzeria già bella e fatta. Perché dovrei preparamela quando posso comprarne una sicuramente più buona, risparmiando tempo e denaro?

Nel caso della grande azienda che decide se acquisire la start up o procedere per conto proprio, vale il medesimo discorso.

 

Photo by Franck V. on Unsplash
Photo by Franck V. on Unsplash

 

Dunque, la grande azienda acquisisce la start up:

    • per entrare subito in un nuovo mercato, saltando la fase di rodaggio (diversamente l’ingresso nel nuovo mercato potrebbe richiedere qualche anno);

 

    • perché essa ha già una buona customer base (diversamente la grande azienda dovrebbe acquisirli ex novo, sostenendo costi molto elevati) e il capitale umano necessario (la grande azienda dovrebbe assumere nuove persone e creare un team apposito);

 

    •  perché nel mondo dell’innovazione la grande azienda solitamente procede per innovazioni incrementali, precludendosi la possibilità di crearsi nuovi mercati e di acquisire nuovi clienti per i prodotti del futuro e spianando così la strada ad aziende più agili e intraprendenti (le start up appunto), le quali rompono gli schemi con innovazioni disruptive (questo è il famoso dilemma dell’innovatore, di cui parla Clayton Christensen);

 

    • perché la start up acquisita, nella maggior parte dei casi, non viene inglobata, bensì controllata, cosicché da un lato essa preserva la propria entità giuridica e il proprio spirito imprenditoriale innovativo, dall’altro la grande azienda può continuare a concentrarsi sul proprio core business e non corre il rischio di diventare ipertrofica;

 

    • perché attraverso l’acquisizione la grande azienda si appropria di know-how, brevetti e – ovviamente – del vantaggio competitivo di first mover della start up, la quale, grazie al proprio spirito innovativo e alle risorse finanziarie fornitele dalla grande azienda, potrebbe creare le basi per un monopolio decennale o ventennale (ne parla Peter Thiel in Da zero a uno);

 

    • perché in un’ottica sinergica win-win ci guadagnano entrambe, dato che da un lato la start up può avere accesso a ingenti risorse finanziarie per accelerare esponenzialmente il proprio processo di crescita e acquisire una quota di mercato monopolistica prima che entrino nel mercato altri competitor, dall’altro la grande azienda evita di sprecare quelle risorse investendo ex novo.

 

Naturalmente bisogna valutare ogni singolo caso, ma ritengo che quelle elencate siano le principali motivazioni.

 

Valentina Tosi

Vive a Mountain View (California) dove riveste il ruolo di Head of Community Relations per l’Italia, in Quora. Valentina si è unita all’azienda nell’aprile del 2017 e si è occupata del lancio di Quora in Italiano, dopo aver lavorato a Google come Territory Manager per l’America Latina. Da quando si è trasferita in Silicon Valley, nel 2011, ha rivestito ruoli simili in altre aziende hi-tech. In precedenza ha vissuto a Barcellona, dove ricopriva il ruolo di Country Manager in una start-up del settore software as a service. Laureata in Lingue e Cultura per l’Impresa all’Università di Urbino, è nata e cresciuta a Gatteo Mare, in Romagna.
Valentina Tosi

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✔️ Letture sull’argomento consigliate:

Da zero a uno: I segreti delle startup, ovvero come si costruisce il futuro, Peter Thiel
Il dilemma dell’innovatore. Come le nuove tecnologie possono estromettere dal mercato le grandi aziende,  Clayton M. Christensen
Tutto quello che vuoi tu. 40 lezioni per una nuova specie di imprenditori , Derek Sivers

 

 

Cover Photo by David Clode on Unsplash