Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

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L’universo di Emiliano Vizzi

Arte di Daniele Votta

3 gennaio 2020

Non so perché di preciso, ma il tratto di Emiliano mi fa suonare in mente un pezzo dei King Crimson.

Più esattamente Elephant Talk (il disco per la cronaca è Discipline del 1980).

La nostra redazione aveva messo da tempo gli occhi sul suo stile così personale e finalmente è arrivata l’occasione per coinvolgerlo e raccontare ai nostri lettori del suo lavoro di illustratore.

 

Come hai scoperto la passione per il disegno?
«Da piccolo disegnavo, disegnavo, partivo, mi perdevo, poi tornavo e ancora disegnavo.

Ho sempre giocato da solo, usando la fantasia, senza l’aiuto dei giocattoli.

Mi inventavo storie e le vivevo davvero, poi le fermavo nel tempo, tracciandole sui fogli.

E così, navigavo su magnifici velieri ed esploravo i mari alla ricerca di mondi nuovi e antichi mostri marini, oppure affrontavo il cosmo con i miei razzi interstellari e le mie bellissime tute spaziali.

Insomma, quello che sa fare meglio un bambino lasciato libero: viaggiare con l’immaginazione.»

Solo che io ho continuato (con alti e bassi, traumi anche violenti e rotture di anni, proprio come si fa con un vero Amore).

 

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Quali sono state le tue principali ispirazioni?

«Ogni bambino è un potentissimo illustratore o scrittore o musicista, ed io, nella mia solitudine, ero libero di farlo.

Amavo i libri illustrati e i fumetti.

Ricordo ore passate a sfogliare il “Tarzan” di Hogarth, ne ero innamorato.

Poi il regalo di mia nonna: “I figli del capitano Grant” di Jules Verne.

Non sapevo ancora leggere bene, avevo cinque anni, ma quelle illustrazioni che accompagnavano il testo, per me inutile, riuscivano a raccontarmi il libro, così come volevo io. Facevano tutto il lavoro da sole.

Ho soprattutto amato quelle mappe antiche dove questi mostri marini erano rappresentati.

Da lì è cominciato il mio amore per le storie di viaggi ed esplorazioni, per la sfida all’ignoto, per la paura dei marinai di trovarsi di fronte creature gigantesche e fameliche.

Quello che mi muove oggi è proprio la ricerca di quello stile, di quel gusto.

L’arte incisoria con tutte quelle linee che hanno tutte un senso e che tutte insieme costruiscono un’immagine.

Cerco di rivivere tutto questo.

I grandissimi, come Gustave Doré o Édouard Riou (quanto ho viaggiato sotto i mari con il suo Nemo!) o i grandi autori di tavole naturalistiche come Comingio Merculiano o il grande Jacopo Ligozzi, con le debite distanze, sono i miei Maestri involontari.

Ma Maestro è tutto. Tutto ti insegna qualcosa, anche qualcosa di molto brutto. Ti insegna cosa non fare.

Bisogna essere spugne, lasciarsi coccolare dai Grandi, da tutta la Storia dell’Arte, sì, ma anche saper prendere i pugni nello stomaco.»

 

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Come nascono i tuoi progetti?

«I miei disegni nascono senza una traccia preliminare al lapis.

Ogni volta è una sfida. Parto dal foglio bianco e lo sfido, facendolo mio, non affrontandolo di petto.

Disegno linee, anche complesse, col pennino e l’inchiostro senza fermarmi e senza sapere bene dove andrò con la punta il secondo successivo.

È una cosa Zen, una forma di meditazione.

Tutto quello che ho sognato e per il quale ho trepidato da piccolissimo, poi l’ho anche incontrato.

L’ignoto. Sono nato e cresciuto nella Livorno popolare, fatta di pescatori dalla pelle bruciata dal sole e dal sale, dall’odore tutto nostro di pesce e di fossi verdi.

Il mare è la mia vita, è dentro di me. Il salmastro mi scorre nelle vene come ad ogni vero livornese forgiato dal Libeccio.

E non c’è niente di più elettrizzante e spaventoso dell’abisso, infinito e buio sotto di te. Quando l’acqua è troppo profonda perché la luce possa penetrare.

 

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Questo universo di esseri viventi, dal più grande al più piccolo (e guai a chi li tocca), immaginari o reali, sono gli abitanti del mio lavoro, della mia ricerca personale.»

Perché prima che per lavorare, io disegno per me stesso, per capire, per evolvere, per esplorare, appunto, sperando di arrivare, un giorno, in un posto sconosciuto, come ho sempre sognato.

 

Daniele Votta

Dall’analogico al digitale il percorso, gli obiettivi e le strategie non cambiano. In questo modo la passione per il marketing e la comunicazione che Daniele Votta ha applicato con energia ed entusiasmo, sia nell’organizzazione di eventi che nella produzione radiofonica, è ora approdata al social media marketing. CDA di successo in una delle più importanti radio private, account commerciale per il centro Italia di Edizioni Zero, docente di Marketing applicato alla radiofonia privata nei corsi della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università La Sapienza di Roma. Oggi fondatore e Managing partner di Bake Agency: agenzia di comunicazione e marketing con base a Roma. Una start up dal carattere forte, innovativo e creativo che si avvale della preziosa e qualificata collaborazione di coworkers da tutta Europa.
Daniele Votta

 

Diplomato alla Scuola Internazionale di Comics di Firenze, Emiliano ha collaborato come vignettista con il giornale di controinformazione livornese Senza Soste e con la famosa testata satirica Il Vernacoliere.

Livornese verace e uomo di mare, Emiliano si “immerge” ogni giorno in un mare di inchiostro di china, all’esplorazione di fondali marini disegnati, abitati da creature degli abissi leggendarie e spaventose.