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Femminismo, attualità e nomi da Oscar nella nuova edizione del Sundance Film Festival

La trentaseiesima edizione partirà il 23 Gennaio e si chiuderà il 2 Febbraio.

Film di Noemi Chianese

10 gennaio 2020

Siamo ancora nel fulcro della stagione dei premi cinematografici, in attesa dei BAFTA e degli Oscar, ma in America non si perde mai tempo, soprattutto se si parla di film americani.

Il 23 gennaio inizia la 36esima edizione del Sundance Film Festival che non ha la risonanza di Festival come Cannes o Venezia (se non negli ambienti puramente cinematografici) perché è il Festival dei film indipendenti.

Nonostante questo, il festival è la casa di alcuni film e registi che già stanno facendo la storia e che sono stati amati da critica e pubblico, scalando ogni vetta fino alla notte degli Oscar.

Con la benedizione di Robert Redford, che ha fondato il Sundance Institute, cineasti come Tarantino, Soderbergh, Jarmush e altri sono finalmente stati posti all’attenzione del pubblico.

 

Quest’anno il programma è ricco di ritorni, registi che hanno già presentato uno e più film al Sundance, ma anche di nuovi ed interessanti nomi che si spera faranno parlare di loro durante tutto l’anno.

Al Sundance vengono presentati in concorso film e documentari americani e internazionali, insieme a delle anteprime fuori concorso.

Tra i ritorni troviamo Dee Rees che al Sundance aveva presentato Pariah e Mudbound e che nel 2020 si presenta, sempre in collaborazione con Netflix, con l’adattamento dell’omonimo romanzo di Joan Didion, The last thing he wanted. Il film vede nel cast Anne Hathaway, Ben Affleck e Willem Dafoe.

Sulla scia dei biopic che in questi anni stanno andando alla grande, Josephine Decker porta il suo in competizione. Shirley è un biopic non convenzionale sulla scrittrice di horror Shirley Jackson, che nel film è interpretata da Elizabeth Moss (Il racconto dell’ancella, Noi) la quale trova al suo fianco come marito sullo schermo, Michael Stuhlbarg.

Farà sicuramente parlare di sé Never Rarely Sometimes Always, nuova pellicola di Eliza Hittman che aveva già incantato il Sundance con Beach Rats.

Il nuovo film vede al centro della storia una ragazza che dalla Pennsylvania fa un viaggio a New York per abortire, accompagnata dalla cugina ma senza nessun posto dove stare.

Girato in 16 mm, il film mostra tutte le difficoltà e la confusione di un adolescente che si trova davanti ad una delle scelte più difficili della vita.

 

 

Eccitante e curioso: Zola di Janicza Bravo è l’adattamento cinematografico non di un libro, di un diario o di una storia tramandata bensì di un thread che è diventato enormemente virale su Twitter nell’Ottobre del 2015.

Due donne, conosciutesi in un ristorante, diventano immediatamente amiche perché entrambe praticano la pole dance.

Il giorno dopo partono per uno dei viaggi on the road più incredibili e inaspettati dove l’obiettivo è fare più soldi possibili ballando in tutti gli strip club della Florida.

Altro film in concorso, prodotto dagli studi A24 e da niente di meno che Brad Pitt, Minari di Lee Isaac Chung racconta la storia di David, un bambino americano-coreano che negli anni ’80 deve imparare a vivere in modo completamente diverso dopo che il padre (Steven Yeun, The walking dead, Burning) decide di trasferire la famiglia dalla West Coast nell’Arkansas rurale.

Non mancano le rom-com indie al Sundance e quest’anno è Palm Springs ad occupare la categoria.

Con un cast che va da Andy Samberg a JK Simmons e Camila Mendes (Riverdale), il film mostra due personaggi tipicamente opposti che imparano a conoscersi mentre sono bloccati ad un matrimonio a Palm Springs.

Anche la fantascienza trova spazio nella competizione di quest’anno con Nine days, opera prima del regista giappo-brasiliano Edson Oda.

Winston Duke (Noi, Black Panther) regala una brillante performance come Will, un uomo che deve testare dei possibili candidati per il privilegio che lui una volta ha avuto: quello di nascere.

Il film si interroga su una realtà alternativa dove la nascita non segna l’inizio ma l’obiettivo finale.

Sono nove le personificazioni di anime umane che verranno testate da Will, ma solo una risulterà vincitrice e potrà effettivamente nascere.

 

 

Fuori concorso troviamo nomi dello stardom come l’accoppiata Will Ferrell e Julia Louis-Dreyfus che reinterpretano lo svedese Force Majeure in Downhill…

Oppure i due vincitori all’Oscar Olivia Colman e Anthony Hopkins che incarnano padre e figlia alle prese con la vecchiaia e il cattivo temperamento di lui, il quale non accetta nessuna badante che la figlia sceglie e non le lascia il tempo di vivere la sua stessa vita (The Father).

Si parla già di ottava nomination all’Oscar per Glenn Close (sarà questa la volta buona?) che in Four good days interpreta una madre preoccupata per la figlia (Mila Kunis), dipendente dalla droga da anni, con nessun programma di riabilitazione riuscito.

E poi c’è Promising Young Woman, un film che farà decisamente parlare di sé, interpretato da una Carey Mulligan che già dal trailer sembra incontrastabile.

Il film è diretto da Emerald Fennell, alla sua prima esperienza dietro la macchina da presa, dopo aver scritto e prodotto la serie Killing Eve.

La pellicola sembra ricordare i toni dell’acclamata serie dato che la protagonista, Cassie, finge ogni sera di ubriacarsi fino quasi allo svenimento per adescare quei “bravi ragazzi” che prima dicono di aiutarla e un minuto dopo cercano di approfittarsi di lei.

Sull’onda di film femministi c’è anche The Glorias che ripercorre la storia vera di Gloria Steiner, l’attivista e femminista che nella pellicola è interpretata da due attrici premio Oscar, Julianne Moore e Alicia Vikander.

Un ulteriore primo debutto alla regia è quello di Viggo Mortensen che con Falling racconta la storia di John: insieme al suo compagno, alla loro figlia e alla sorella cercano di portare suo padre via dalla casa isolata dove abita prima che la ragione lo abbandoni del tutto.

Anche qui troviamo una figura paterna e anziana che si scontra con i propri figli e che rende loro la vita difficile a causa del suo comportamento.

 

Tutti questi lungometraggi dimostrano che il Sundance è uno dei Festival più inclusivi e diversificati del panorama cinematografico dato che quest’anno, il 44% sono diretti da donne, il 34% da cineasti di colore e il 15% da componenti della comunità LGBTQ.

 

Dee Ress mentre gira un film
Dee Rees, una delle registe che saranno presenti alla nuova edizione del SFF | Credits to IMDB

 

Oltre a presentare film che toccano i temi più personali e classici, l’attualità ha sempre un’importante presenza al Festival.

Succede soprattutto con i documentari, che quest’anno sembrano essere particolarmente interessanti.

Quello sicuramente più atteso della nuova edizione è On the record, il documentario che racconta l’esperienza della produttrice musicale Drew Dixon dopo aver accusato di violenza sessuale l’impresario Russell Simmons.

La pellicola vedeva il coinvolgimento di Oprah Winfrey come produttrice esecutiva, ma all’ultimo minuto la conduttrice si è ritirata dal progetto proprio per le pressioni da parte di Simmons.

Sempre collegato all’attualità, Welcome to Chechnya di David France, il quale raccoglie varie interviste sulle orribili “purghe” che stanno colpendo le persone omosessuali in Cecenia e in Russia in questi anni.

Sul lato politico Hillary che è più una docu-serie, la quale sta trovando spazio nei notiziari per le affermazioni della Clinton su Bernie Sanders, il quale, a detta dell’ex-candidata, “non piacerebbe a nessuno”.

Infine, il documentario di Netflix che aprirà il Sundance quest’anno: Miss Americana diretto da Lana Wilson, sulla cantautrice Taylor Swift.

La cantante l’ha definito:

una storia di crescita femminista.

…E rivela chi è davvero Taylor Swift dietro la faccia da brava ragazza che le hanno imposto in tutti questi anni.

 

La cantautrice Taylor Swift
Taylor Swift è la protagonista del documentario “Miss Americana” | Credits to Google Images

 

Quest’edizione del Sundance Film Festival si presenta quindi carica di materiale originale e di sorprese, come l’ultima (forse) apparizione sul grande schermo del mecenate del Festival, Robert Redford nel documentario Omniboat: a fast boat Fantasia.

Un lungometraggio realizzato da 15 diversi registi, ispirato e ambientato nella città di Miami.

 

Noemi Chianese

Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Editoria e scrittura all’Università La Sapienza.
Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera.
Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.

Cover: Sundance Film Festival | Credits to Google Images