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“Jojo Rabbit” di Taika Waititi

Un interessante utilizzo della commedia al servizio di una storia di enorme serietà.

Film, Just Viewed, Rubriche di Miriam Bendìa

31 gennaio 2020

Lascia che tutto ti accada.
Bellezza e terrore.
Si deve sempre andare avanti: nessun sentire è mai troppo lontano.
E niente è immutabile.

Rainer Maria Rilke

 

 

Il regista Taika Waititi (Thor: Ragnarok, Selvaggi in Fuga – Hunter for the Wilderpeople) imprime il suo stile distintivo, caratterizzato da umorismo e pathos, nel suo ultimo film: Jojo Rabbit.

 

(From L-R): Thomasin McKenzie, Roman Griffin Davis and Taika Waititi in the film JOJO RABBIT. Photo by Kimberley French. © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Da sinistra a destra: Thomasin McKenzie, Roman Griffin Davis e Taika Waititi nel film Jojo Rabbit | Photo by Kimberley French © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

 

Una satira sulla Seconda Guerra Mondiale che segue le imprese di un ragazzo tedesco piuttosto solitario (Roman Griffin Davis nei panni di Jojo), la cui visione del mondo viene sconvolta quando scopre che sua madre (Scarlett Johansson), single, tiene nascosta in soffitta una giovane ebrea (Thomasin McKenzie).

Aiutato solo dal suo amico immaginario, Adolf Hitler (Taika Waititi), Jojo è costretto a confrontarsi con il proprio cieco nazionalismo.

Jojo Rabbit, scritto e diretto da Taika Waititi, si ispira al romanzo Il Cielo in Gabbia di Christine Leunens ed è interpretato da Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, lo stesso Taika Waititi, Rebel Wilson, Stephen Merchant, Alfie Allen, Sam Rockwell e Scarlett Johansson.

I produttori sono Carthew Neal, Waititi e Chelsea Winstanley.

Il team dietro le quinte comprende il direttore della fotografia Mihai Malaimare, lo scenografo Ra Vincent, il responsabile del montaggio Tom Eagles, il compositore Michael Giacchino, la costumista Mayes Rubeo, la make-up e hair designer Dannelle Satherley e il supervisore degli effetti visivi Jason Chen.

 

 

Taika Waititi: «Sono sempre stato attratto dalle storie in cui il mondo è visto attraverso gli occhi dei bambini.

Qui, il caso vuole che si tratti di un bambino su cui normalmente si tenderebbe a non investire.

Mio nonno ha combattuto i nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale e sono sempre stato affascinato da quel momento storico e da quegli eventi.

Quando mia madre mi parlò del libro di Christine Leunens (Il Cielo in Gabbia) fui colpito dal fatto che fosse raccontato attraverso gli occhi di un bambino tedesco indottrinato all’odio dagli adulti.

Avendo figli io stesso, sono diventato ancora più consapevole del fatto che gli adulti dovrebbero guidare i bambini nella vita e allevarli perché diventino la migliore versione di se stessi, eppure in tempo di guerra spesso accade il contrario.

In effetti, dal punto di vista di un bambino, gli adulti di questi tempi sembrano essere piuttosto caotici e assurdi, proprio quando tutto quello di cui il mondo ha bisogno è una guida e un po’ di equilibrio.

Da ebreo maori, ho fatto esperienza di un certo grado di pregiudizio, quindi lavorare a Jojo Rabbit è stato un modo per ricordare, soprattutto oggi, che dobbiamo educare i nostri figli alla tolleranza e continuare a ripeterci che non ci deve essere posto per l’odio in questo mondo.

I bambini non nascono nell’odio, vi vengono addestrati.

Mi auguro che l’umorismo di Jojo Rabbit contribuisca a coinvolgere una nuova generazione: è importante continuare a trovare modi sempre nuovi e originali per continuare a raccontare l’orribile storia della seconda guerra mondiale alle nuove generazioni, in modo tale che i nostri figli possano ascoltare, imparare e progredire, uniti verso il futuro.

Alla fine dell’ignoranza, sperando che possa essere sostituita dall’amore.»

 

Scarlett Johansson e Roman Griffin Davis nel film Jojo Rabbit | Photo by Larry Horricks © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Scarlett Johansson e Roman Griffin Davis nel film Jojo Rabbit | Photo by Larry Horricks © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

 

Jojo Rabbit dunque ci offre, attraverso gli occhi di un bambino, la visione acutamente divertente, ma profondamente conturbante, di una società divenuta preda dell’intolleranza.

Attingendo alla sua personale eredità ebraica e alle sue esperienze di vita circondate da pregiudizi, l’autore-regista Taika Waititi (la cui madre è ebrea, mentre il padre è Maori) è artefice di una potente presa di posizione contro l’odio attraverso una spietata satira della cultura nazista che si impossessò della psiche tedesca al culmine della seconda guerra mondiale.

Waititi fa sua una storia che è un po’ troppo inquietante per potervisi avvicinare con sobria solennità, quella di un ragazzo che, come molti altri in quel periodo, viene sottoposto a lavaggio del cervello fino a raggiungere una devozione totalizzante nei confronti di Hitler.

Ne ricava poi una commedia nera e affascinante che, in ultima analisi, scardina l’ideologia malsana dell’antisemitismo e della persecuzione del prossimo.

Sempre in equilibrio sul filo della comicità, Waititi mescola la furia della sua satira con un persistente senso di fiducia nella possibilità che fanatismo e odio vengano messi da parte.

Il film segue in modo evidente le tracce di alcuni degli eroi cinematografici di Waititi: Mel Brooks, Charlie Chaplin, Ernst Lubitsch e Stanley Kubrick, solo per citarne alcuni.

Come questi registi, Waititi era alla ricerca di una nuova modalità di rivisitazione di uno dei temi più inquietanti, attraverso la forza paradossalmente morale di una genuina parodia.

 

Roman Griffin Davis e Thomasin McKenzie nel film Jojo Rabbit | Photo by Kimberley French © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Roman Griffin Davis e Thomasin McKenzie nel film Jojo Rabbit | Photo by Kimberley French © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

 

In particolare Waititi fa eco a Brooks, attore ebreo che sovverte il potere persistente dell’immagine di Hitler attraverso il suo ritratto stravagante e ridicolizzato.

Ma tanto quanto il film è in debito con i suoi audaci precursori, così Jojo Rabbit richiama molti aspetti dei nostri tempi, con i suoi personaggi profondamente umani, le cui cieche manie possono anche divertire, ma i cui dissidi interiori sono tremendamente reali ed evidentemente attuali.

Basata sull’acclamato romanzo di Christine Leunens, Il Cielo in Gabbia, pubblicato per la prima volta nel 2004, la storia prende il via nell’immaginaria Falkenheim.

In questa pittoresca cittadina dominata dai nazisti, la fine della guerra si sta rapidamente avvicinando.

Eppure, nella cameretta di Jojo Betzler, che ha dieci anni, sta montando l’attesa.

Oggi per lui si presenterà finalmente l’occasione che aspettava da sempre: quella di unirsi al Jungvolk, la Gioventù Hitleriana.

A Jojo, credulone e sensibile com’è alla pervasiva propaganda che lo circonda, questa sembra la sua prima occasione per fare qualcosa di grande e importante, per proteggere la madre single che ama più di ogni altra cosa, e forse anche per provare un senso di appartenenza.

Per lenire le sue insicurezze, Jojo si fa accompagnare da uno sproporzionato amico immaginario: una versione clownesca e strampalata di Hitler che, con il contorno di tutte le emozioni tipiche di un bambino, dispensa i consigli che Jojo avrebbe desiderato ricevere dal padre assente.

Con Adolf in testa, Jojo si sente invincibile.

Ma in realtà, per Jojo questo è solo l’inizio dei suoi problemi.

Umiliato (e quasi decapitato) nel campo del Jungvolk, la sua frustrazione non fa altro che aumentare.

Poi, a un certo punto, Jojo fa una scoperta che lentamente, ma radicalmente, sarà destinata a trasformare la sua visione del mondo.

Inseguendo quello che crede essere una specie di fantasma, scopre invece che sua madre tiene nascosta una ragazza ebrea, con enormi rischi per tutti quanti.

 

Thomasin McKenzie e Roman Griffin Davis nel film Jojo Rabbit | Photo by Kimberley French © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved
Thomasin McKenzie e Roman Griffin Davis nel film Jojo Rabbit | Photo by Kimberley French © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

 

Lo shock quasi lo annulla: ecco il pericolo di cui era stato avvertito, qui in casa sua, sotto il suo naso, a pochi metri da dove ha l’abitudine di confidarsi con Hitler, il suo amico immaginario.

Ma mentre Jojo cerca di tenere d’occhio la misteriosa Elsa, la sua paura e la sua attenzione si trasformano in qualcosa che nemmeno Adolf riesce a capire.

Infatti, più conosce Elsa e più lei diventa una persona a cui Jojo non può immaginare che qualcuno, compresi i suoi idoli nazisti, possa fare del male.

Se per un verso Jojo Rabbit è un’allegoria comica sul prezzo del predominio del fanatismo, non importa se in camera da letto o in una nazione, quello di Jojo è anche il viaggio molto realistico di un bambino che diventa grande.

Perché trovando il coraggio di aprire la mente, scopre come l’amore abbia il potere di cambiare il suo percorso.

Waititi dice che la sua speranza è sempre stata quella che il film potesse portare un totale, profondo sconvolgimento.

Voleva mettere in discussione la sua stessa comfort zone, ma anche la convinzione che le storie sull’era nazista fossero già state tutte raccontate, soprattutto in un momento in cui la lezione di quei tempi è ancora straordinariamente attuale.

Con il nazionalismo, l’antisemitismo e altre forme di intolleranza religiosa e razziale che montano, la sfida di riuscire a catturare l’attenzione della gente era enorme.

 

Sapevo di non voler realizzare un film drammatico che trattasse apertamente di odio e pregiudizio, dato che siamo già più che abituati a quello stile.
Quando una cosa mi sembra un po’ troppo facile, mi piace farci irrompere il caos.
Ho sempre pensato che la commedia fosse il modo migliore per mettere il pubblico in una buona disposizione.
Così, con Jojo Rabbit, voglio conquistare il pubblico con le risate, e una volta che si è abbassata la guardia, incomincio a somministrare questi piccoli carichi drammatici con il loro peso importante.

Taika Waititi

 

 

Per la scrittrice Christine Leunens, la ripresa del suo libro da parte di Waititi, così concentrata e dall’umorismo più tagliente, rappresenta un interessante utilizzo della commedia al servizio di una storia di enorme serietà.

Nei film di Taika le risate non sono mai fine a se stesse.
Hanno delle implicazioni.
Anche se non le si coglie subito, se ne sentirà l’effetto nel seguito.
È dopo la risata che incominciano a farsi sentire, e la coscienza viene spinta a riflettere su cose che non sono del tutto giuste, né divertenti, su emozioni più profonde e complesse, e tra queste, la percezione dell’assurdità della situazione, la tragedia e il dolore.

 

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Spoiler!

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Miriam Bendìa

Tra un viaggio e l’altro, vive a Roma.
Ha scritto un pugno di libri.
Come Philippe Daverio, sostiene che la vita con l'arte talvolta migliora l'arte della vita.
Sogna molto, la notte. E ha imparato, al risveglio, a fidarsi delle proprie visioni oniriche.
Da grande – dice – sogna di fare la scrittrice.
Miriam Bendìa

 

Cover : Thomasin McKenzie e Roman Griffin Davis nel film JoJo Rabbit | Photo by Kimberley French © 2019 Twentieth Century Fox Film Corporation All Rights Reserved

 

Regia di Taika Waititi.
Un film con: Roman Griffin Davis, Thomasin McKenzie, Taika Waititi, Rebel Wilson, Sam Rockwell.
Titolo originale: Jojo Rabbit.
Genere: Commedia, Drammatico, Guerra – Germania, 2019.
Durata: 108 minuti. Uscita al cinema: giovedì 16 Gennaio 2020, distribuito da 20th Century Fox.