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Perché le vittorie di “Parasite” sono fondamentali per la Settima Arte

Gli Oscar hanno votato per un "azzardo", stavolta, e mai scelta migliore fu fatta.

Film, Just Viewed, Rubriche di Noemi Chianese

13 febbraio 2020

Chi avrebbe pensato che un film sud-coreano avrebbe potuto fare la storia del cinema in questo modo?

L’anno scorso, a maggio, quando Parasite è stato presentato al Festival di Cannes, il regista Bong Joon-Ho era già un nome importante, ma forse conosciuto per lo più tra gli appassionati.

A Cannes aveva già presentato tre dei suoi film, tra i quali Okja che al Festival del 2017 aveva fatto parlare di sé perché era un originale Netflix per la prima volta presentato al Festival e che non sarebbe stato distribuito nelle sale francesi.

Questo episodio ha aperto il dibattito sui film di Netflix presentati a Cannes, il quale ha portato il Presidente a non includere più nel concorso film del colosso dello streaming.

Per Parasite c’è stata una grande attesa sulla Croisette, attesa più che legittima poiché la pellicola è diventata il primo film coreano a vincere la Palma d’oro.

E questo è stato solo il primo dei record storici raggiunti da Parasite.

Non è sempre scontato che un film presentato a Cannes riesca a percorrere tutta la strada fino agli Oscar, soprattutto se non in lingua inglese.

Prima di quest’anno solo un altro film (Marty, vita di un timido di Delbert Mann) che aveva vinto la Palma d’Oro era riuscito a conquistare anche l’Oscar per il miglior film, ben 65 anni fa.

Dopo essere stato selezionato dalla Corea del Sud come film da candidare agli Oscar, il regista Bong Joon-Ho e il cast hanno intrapreso il lungo e obbligato percorso di promozione del film negli Stati Uniti. Un percorso ormai imprescindibile per tutti coloro che desiderano riconoscimento per la propria pellicola.

 

Bong Joon-Ho dopo vittoria la Cannes
Il regista di Parasite, Bong Joon Ho, dopo la vittoria della Palma d’oro a Cannes | Photo by Pascal Le Segretain via Getty Images

 

Si sa che prima degli Oscar ci sono tanti altri premi, per lo più americani, che solitamente anticipano le scelte che saranno fatte anche dall’Academy.

Fin dai 77esimi Golden Globes, Parasite si è fatto notare non solo come un film nominato nella categoria del miglior film straniero, ma anche come un film candidato per la miglior regia e la migliore sceneggiatura originale.
Ai Critic’s Choice Awards, Bong Joon-Ho ha ritirato il premio come miglior regista in un ex aequo con Sam Mendes (il favorito anche agli Oscar), mentre ai SAG Awards (i premi per gli attori sia sul grande schermo che sul piccolo), Parasite ha continuato a fare storia, vincendo il premio per il miglior cast, mai ricevuto da un film non in lingua inglese.

Meno conosciuti, ma egualmente importanti sono i premi dei Writers Guild Awards, assegnati alle migliori sceneggiature e quello degli Art Directors Guild, nei quali Parasite ha vinto sia come miglior sceneggiatura originale sia come miglior scenografia contemporanea.

Passando per altri due premi ai BAFTA, tutti questi riconoscimenti hanno fatto dubitare i bookmaker e chi è solito scommettere su chi avrebbe vinto miglior film agli Oscar.

Il favorito è rimasto 1917 di Sam Mendes fin quasi al giorno prima della cerimonia losangelina, ma come ben sappiamo, quest’anno gli Oscar hanno voluto sorprendere, scegliendo per molti il film più meritevole.

Nella storia degli Oscar ci sono state tante “snobbature” e tanti film non particolarmente meritevoli, che hanno conquistato la statuetta più ambita.

Per questo vedere Parasite vincere come miglior film dopo essere diventato il film più acclamato del 2019, non solo segna uno dei momenti più importanti per la storia degli Oscar e del cinema, ma anche una sorta di rilegittimazione per l’Academy.

 

vittoria agli Oscar di Parasite
Il cast, il regista e la produttrice di Parasite dopo la vittoria del Miglior Film ai 92esimi Academy Awards | Photo by Matt Petit, Handout/ A.M.P.A.S. via Getty Images

 

Perché è davvero importante questa vittoria?

I motivi sono molteplici.

Innanzitutto, il primo premio conquistato da Parasite nella serata, è stato quello della migliore sceneggiatura originale, il quale ha segnato non solo la prima vittoria nella categoria per un film asiatico, ma anche il primo Oscar in assoluto per la Corea del Sud.

Come tutti si aspettavano, la pellicola ha vinto come miglior film straniero ma è stato, in primis, il primo film coreano ad essere rientrato nella cinquina finale e di conseguenza l’unico a vincere in questa categoria.

Inoltre, è il primo film in assoluto a conquistare questa categoria da quando l’Academy ha deciso di cambiarne il nome (da “Best Foreign” a “Best International”).

Il fatto che questo sia stato il primo film sud-coreano a vincere agli Oscar dimostra la poca attenzione o il poco spazio dato al cinema coreano che, in particolare con la New Wave iniziata alla fine degli anni ’90, ha regalato al mondo opere di un certo calibro.

Bong Joon-Ho è sicuramente uno dei protagonisti della New Wave, ma insieme a lui ci sono registi come Park Chan- Wook (OldBoy, Mademoiselle), Kim Ki-Duk (Pietà), Kim Jee-Woon (The age of shadow) e Lee Chang-Dong (Burning) che avrebbero potuto aspirare a qualche riconoscimento significativo da parte dell’Academy.

Le speranze che Parasite avrebbe vinto come miglior film sono schizzate quando Bong è salito sul palco per ritirare il premio come miglior regista, diventando così solo il secondo regista asiatico a ricevere questo premio (Ang Lee è stato il primo, vincendolo due volte).

Inoltre, tutti e quattro gli Oscar sono tecnicamente andati al regista stesso che ha anche scritto la sceneggiatura e prodotto il film, rendendolo la seconda persona a vincere quattro Oscar nella stessa edizione, dopo Walt Disney nel 1953.

 

Bong Joon-Ho con due degli Oscar vinti
Bong Joon-Ho con due degli Oscar vinti, in un’immagina già virale | Photo by Amy Sussan via Getty Images

 

Sembra dunque che quest’anno l’Academy abbia voluto riscattarsi in qualche modo dalle ormai annuali accuse di scarsa inclusività.

L’immagine del cast e dei produttori del film, tutti coreani, sul palco a ritirare il premio finale è un’immagine potentissima, soprattutto per i milioni di asiatici che si sono visti rappresentati per la prima volta in modo importante.

Queste vittorie non simboleggiano solo un grosso cambiamento per gli Oscar, ma anche un’enorme opportunità per la Corea del Sud che ha visto una sua storia (il proprio mondo e la propria cultura) avere un’attenzione e un riconoscimento globale, come mai prima d’ora.

Per moltissime persone, Parasite segnerà il primo film non in lingua inglese della propria vita, soprattutto per la maggior parte degli anglofoni che sono poco abituati a guardare film o serie tv con i sottotitoli.

Questo grande ostacolo (come sembra a molti), quello dei sottotitoli, è in realtà un semplice scalino che, se superato, può far scoprire mondi completamente diversi e nuovi del cinema.

Lo stesso Bong Joon-Ho, ritirando il premio come miglior film straniero ai Golden Globes ha detto:

una volta superata la barriera di un centimetro dei sottotitoli, sarete introdotti a tantissimi altri film incredibili.

 

Song Kang-Ho in Parasite
Song Kang-Ho in un’immagine del film | Credits to Neon CJ Entertainment

 

Ed è davvero così, perché il cinema non è solo cinema americano o inglese.

È un’arte come tante altre e in quanto tale è universale.

C’è un unico grande linguaggio che accomuna tutte le cinematografie, ma ogni opera ha un’importante caratteristica che la distingue, la lingua appunto.

Una lingua diversa dalla propria non può essere una barriera. Non dovrebbe esserlo in nessun caso, tantomeno riguardo il cinema.

Parasite ha aperto davvero tante strade e nuovi orizzonti.

Sta facendo scoprire la Corea del Sud e la sua cultura a tante persone, sta dimostrando che possiamo trovare film davvero meritevoli, brillanti e profondi in ogni parte del mondo.

Ci sta facendo capire che in nessun caso dovremmo limitarci ai nostri confini, ma al contrario dovremmo aprirci a quelli degli altri e forse arrivare a cancellarli del tutto, insieme.

Gli Oscar hanno fatto un primo passo verso questa direzione e nonostante l’Academy sia nota per fare una cosa giusta e due sbagliate, l’importante è iniziare da qualche parte e dare l’esempio.

Più persone adesso scopriranno Bong Joon-Ho e i suoi precedenti capolavori come Memorie di un assassino (nelle sale italiane dopo il successo di Parasite e dopo ben 17 anni dall’uscita originale), The Host (su Netflix) e Mother.

Più persone si interesseranno a cinematografie mai esplorate prima o forse tutto questo non accadrà e nei prossimi anni gli Oscar saranno gli stessi di sempre.

La cosa che più conta è la speranza che Parasite ha regalato a qualsiasi regista o artista in generale che può finalmente immaginarsi sui palchi più prestigiosi per vedere la propria opera riconosciuta, senza che nessun limite e nessuna barriera linguistica intralci la propria arte.

 

 

Noemi Chianese

Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Editoria e scrittura all’Università La Sapienza.
Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera.
Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.

Cover: Choi Woo-Shik e Park So-Dam in una scena di Parasite | Credits to Neon CJ Entertainment