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Unorthodox: fuggire per poter respirare

La miniserie è uno dei migliori prodotti di Netflix.

Film, Just Viewed di Noemi Chianese

15 aprile 2020

Esther “Esty” Shapiro è una ragazza di 19 anni, cresciuta a Williamsburg, New York.

L’unica realtà che ha sempre conosciuto è quella della comunità ultra-ortodossa chassidica. Qui i matrimoni combinati sono all’ordine del giorno e alle donne è concessa un’educazione minima perché il loro vero e unico scopo è fare figli.

Bisogna ricostruire i sei milioni di ebrei morti nell’Olocausto.

Questo è l’obiettivo della comunità ed Esty deve contribuire.

All’inizio crede di essere pronta al matrimonio e alla famiglia perché questo è ciò che le hanno insegnato per tutta la vita. Ben presto però, si accorge di non conoscere nemmeno chi sta sposando e che Dio, forse, si aspetta troppo da lei.

Allora scappa, con solo pochi soldi e la foto della nonna in tasca. Prende un aereo che la porta fino a Berlino, dove vive la madre che tanti anni prima era fuggita allo stesso modo dalla comunità.

A Berlino, Esty rinasce.
Lei, così piccola in una città enorme, spaziosa, piena di gente libera di essere e fare ciò che vuole. Da una parte sembra avere paura di quel mondo così sconosciuto, dall’altra prevale la sua voglia di libertà e di cambiamento.

Conosce dei ragazzi della sua età, i quali studiano alla Filarmonica di Berlino.

Esty rimane affascinata dal suono che tutti quegli strumenti producono, suonando insieme.

Questo perché le donne della comunità chassidica non potevano suonare né cantare.

E lei era stata in qualche modo fortunata ad avere avuto lezione di pianoforte da una non-ebrea.
Mentre Esty inizia a familiarizzare con la nuova libertà, a New York i suoi familiari scoprono che è incinta. Decidono quindi di mandare a Berlino suo marito e il cugino per riportarla a casa, quasi come se fosse una caccia al criminale.

 

Shira Haas nei panni di Esty e Aaron Altaras nella scena al lago di Unorthodox
Shira Haas e Aaron Altaras in una scena di Unorthodox | Credits to Netflix

 

Man mano che la storia scorre, scopriamo tutto quello che ha portato Esty a fuggire tanto lontano da casa. Gli episodi infatti, ci mostrano il presente della ragazza insieme a vari flashback.

È interessante vedere il cambiamento di Esty, da quando le si annuncia che hanno trovato un marito per lei a quando decide di scappare. Prima del matrimonio, Esty è determinata, pronta a seguire tutte le regole dettate prima e dopo il matrimonio.
Sua nonna sembra essere talmente contenta di questa unione che Esty non pensa alle possibili conseguenze negative. Il marito, Yanky, si riconosce subito come un brav’uomo. Un po’ impacciato, ma apparentemente più aperto del resto della comunità.
Quando Esty gli fa presente che lei non è come le altre ragazze, lui risponde: «la diversità è bella».

Esty allora si prepara a diventare una brava moglie. Una donna le fa un corso pre-matrimoniale e  si rinforza in lei l’idea che la famiglia deve essere il suo unico obiettivo.

«L’uomo è il donatore e la donna è il recipiente», così viene descritto l’atto sessuale.

Dopo aver assistito a questi preparativi, diventa suggestivo l’episodio che racconta in parallelo il giorno del matrimonio e i primi passi a Berlino. Qui, Esty sta facendo nuove amicizie ed è pronta a realizzare un nuovo sogno.

Dal primo ballo come marito e moglie si stacca bruscamente alla scena in cui le rasano i capelli.

Forse è proprio in quel momento che Esty si rende conto di cosa l’aspetta.

Di tutto quello che deve lasciarsi alle spalle per poter accogliere positivamente la sua nuova vita.

 

Shira Haas nei panni di Esty nella scena in cui le vengono rasati i capelli
Shira Haas in una delle scene più significative di Unorthodox | Credits to Netflix

 

È una scena dolorosa da guardare, resa ancora più emozionante dall’incredibile performance della protagonista, Shira Haas.
Ma non tanto dolorosa quanto quelle in cui Esty è costretta a ad avere un rapporto con il marito, senza però riuscirci.

Una donna che dopo un anno non ha ancora condiviso con successo il letto del marito, deve avere qualcosa che non va. Esty soffre di vaginismo, una condizione che spesso è dovuta a fattori psicologici e sociali. Ad esempio, un’educazione religiosa molto rigida.

Per una donna può essere ragione non solo di dolore, ma anche di spavento, umiliazione e frustrazione.

Nonostante il dolore e l’umiliazione, Esty mette comunque la felicità del marito prima della sua stessa dignità.

Arriva il giorno iniziale e il giorno finale.

Esty scopre di essere incinta ed è felice, confusa, spaventata, sollevata.

Non è una buona a nulla, allora. È riuscita nell’unico compito che le era stato assegnato. Sta per delegare la buona nuova al marito, quando lui le annuncia che vuole chiedere il divorzio, così come gli ha consigliato la madre.

In quel momento Esty capisce di essere un oggetto, di non avere voce in nessun capitolo della sua stessa storia e allora chiede aiuto a qualcuno che non vive quella realtà, che è fuori da ogni costrizione a lei conosciuta.

La sua ex insegnante di pianoforte le compra un biglietto, le procura il passaporto e da lì si ricomincia.

 

Shira Haas nei panni di Esty nella scena di prova di un jeans
Shira Haas in una scena della serie Unorthodox | Credits to Netflix

 

Fa un certo effetto vedere come una ragazza di 19 anni si approcci per la prima volta a cose tanto scontate per noi, come un jeans, un rossetto, un computer.

Noi spettatori siamo cresciuti con queste realtà.

Per questo, guardarla mentre lentamente si toglie le calze e uno spolverino prima di fare un bagno ancora completamente vestita, ci fa rendere conto di quante cose diamo per scontato, di quanto siamo fortunati, di quante persone vivono vite del tutto estranee alle nostre.

Le prime volte di Esty diventano le nostre prime volte.

Siamo dalla sua parte in ogni passo, scopriamo insieme a lei cosa vuol dire ballare, cantare, fare l’amore perché lo si desidera veramente.

Quello che accade al personaggio di Esty in questa miniserie di Netflix è basato sulle memorie di Deborah Feldman, riportate nel libro Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots.

Le differenze tra libro e serie riguardano soprattutto la vita di Esty a Berlino, che è stata inventata dalle ideatrici e produttrici Anna Winger e Alexa Karolinski.

La Feldman è stata comunque coinvolta nel processo di realizzazione. Insieme alla regista Maria Schrader, si viene a comporre un quartetto completamente al femminile che permette una maggiore sensibilità e un maggior realismo per raccontare la storia di Esty.

 

selfie di Shira Haas e Deborah Feldman la vera Esty
Shira Haas e Deborah Feldman, la vera Esty | Credits to Shira Haas

 

La miniserie in quattro parti è anche il primo prodotto di Netflix che parla prevalentemente in yiddish, la lingua degli ebrei aschenaziti, con alcune incursioni del tedesco e dell’inglese.
Le tre lingue si mescolano in modo armonioso, quasi come se componessero una canzone.

Non solo per la storia in sé dunque, ma anche per come è stata realizzata, Unorthodox è uno dei prodotti più freschi, genuini e profondi che Netflix offre in catalogo.

Il cast, formato da attori poco noti, è riuscito a creare dei personaggi che ci diventano familiari in solo quattro episodi.

In particolare, l’interprete di Esty, Shira Haas dimostra di avere tutte le qualità per diventare una grande stella.

Riesce a trasportare sulle sue spalle (che sembrano) fragili, una storia ricca di avvenimenti e significati intensi.

Lo fa con grazia e con dolcezza, trasmettendo tutto il dolore di Esty e condividendo con noi il suo respiro di rinascita.

Ci sarebbero in verità pagine e pagine da scrivere su questa miniserie, ma alcune volte la critica più costruttiva ad un’opera è il consiglio a recuperarla il più presto possibile.

 

 

Noemi Chianese

Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Editoria e scrittura all’Università La Sapienza.
Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera.
Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.

Cover: Shira Haas nei panni di Esty e Amit Rahav nei panni di Yanky in Unorthodox | Credits to Netflix