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La gabbianella e il gatto: un inno alla diversità 

Film, onefilm oneday, Rubriche di Ludovica Casula

16 Aprile 2020

Ci ha lasciato a settanta anni lo scrittore cileno Luis Sepúlveda.

Scrittore gentile, grande estimatore dell’Italia e ricambiato da noi Italiani.

Creatore di favole, non solo per bambini, diventate caso editoriale.

 

Su tutte la celeberrima Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (1996) diventata film, La gabbianella e il gatto (1998), grazie alla collaborazione con il disegnatore Enzo D’Alò.

 

È la storia di Zorba, un gatto la cui vita improvvisamente si incrocia con quella di una gabbiana morente.

Quest’ultima fa promettere al gatto tre cose: che non mangerà l’uovo che sta per fare con le sue ultime forze, che si prenderà cura di lui fino a quando il pulcino uscirà e che gli insegnerà a volare.

Un racconto delicato che utilizza la sua semplicità per affrontare anche riflessioni importanti, come quella della mano crudele dell’uomo sulla natura e del suo disinteresse verso le altre creature viventi.

Una storia, quindi, che ben si adatta al mondo di oggi, dove troppo spesso i sentimenti vengono dimenticati.

Un’altra tematica del film è quella della diversità: riuscire ad amare e avere rispetto per chi è diverso da noi.

In questo caso, vengono usati due “opposti” per evidenziare questo concetto.

 

Come dice il protagonista Zorba:

È molto facile accettare e amare chi è uguale a noi, ma è difficile farlo con chi è diverso.

 

Eppure Fortunata, la gabbianella, gli ha insegnato a farlo.

 

la gabbianella e il gatto

 

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