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Ennio Morricone: il suono del cinema

Un uomo con una straordinaria costanza e umiltà, capace di immaginare e guardare attraverso le note.

Film, Musica, Personaggi di Ludovica Casula

6 Luglio 2020

Quando parliamo di cinema, parliamo di visione, di sguardo e di immagini.

Tutti sappiamo, però, che non è solo questo.

Infatti, la settima arte ha sempre raccontato le sue storie accompagnata dal suono e dalla musica.

Senza quest’ultima, l’immagine, all’interno del film, non potrebbe farci arrivare tutta la sua potenza mentre la guardiamo.

 

Nella storia del cinema, grandi compositori ci hanno insegnato non solo a guardare un film ma anche ad ascoltarlo, uno di questi è il maestro Ennio Morricone.

Musicista, compositore, direttore d’orchestra e autore, la figura di Morricone rimane sempre legata alle sue colonne sonore che hanno superato il limite musicale, diventando patrimonio collettivo.

 

Un successo iniziato con un suo compagno di classe, il regista Sergio Leone, con cui lavorerà fino al film finale di quest’ultimo.

Una collaborazione che riesce ad unire cinema e musica in una sola cosa.

Un contributo da parte di entrambi che diventa un insieme di leggenda e celebrazione operistica.

Da questo le colonne sonore di Morricone arrivano a tutti, portandoci altrove, esaltando le immagini e mutando le nostre emozioni.

 

Tutto dovuto non solo alla sua bravura naturale ma soprattutto al talento di riuscire a trovare un equilibrio impeccabile tra musica pop e classica, non rinunciando mai ad entrambe.

Una carriera, quella di Morricone, sempre in continuo cambiamento e perfezionamento.

 

Le sue musiche creano storie, le sue melodie contengono racconti che sono riusciti ad uscire dallo schermo e a vivere di vita propria.

E tutte queste storie, caro Ennio, le lasci a noi, oggi, con la tua scomparsa.

 

Ci lasci, inoltre, il ricordo di un uomo con una straordinaria costanza e umiltà, capace di immaginare e guardare attraverso le note.

 

Ci lasci come i grandi saggi, mistici orientali che chiedevano di essere lasciati soli e a morire quando lo sentivano, in modo da non dare fastidio nei mesi freddi per lo spostamento della salma, non volendoci disturbare.