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Lucio Gregoretti e la Musica pura: la riconosci subito, ha sempre una carica in qualche modo rivoluzionaria

Il segreto è pensare alla musica come a un momento in cui l’interprete e l’autore si compenetrano fino a diventare la stessa persona.

Arte, Musica, Personaggi di Daniele Votta

7 luglio 2020

Quando nasce Nuova Consonanza, e a quali esigenze di espressione dei suoi compositori risponde?
«NC nasce alla fine degli anni ‘50 ad opera di un gruppo di compositori romani i quali sentivano il bisogno di aggiornare l’ambiente musicale, e più in generale culturale della città, che si trovava ad essere particolarmente arretrato e conservatore… Soprattutto a causa della guerra da poco finita e dell’isolamento culturale subito dall’Italia tutta nei decenni precedenti.

Per fare ciò si ispirarono alle istanze di innovazione già fiorenti in ambiente nordeuropeo che riconoscevano soprattutto nel circolo di compositori e musicisti in genere costituitosi intorno ai Ferienkurse di Darmstadt in Germania.»

 

 

Che importanza hanno avuto nella genesi del collettivo gli studi di Cornelius Cardew sul comportamento/gesto nell’esecuzione?
«All’interno dell’associazione Nuova Consonanza si formò, nel 1964, il GINC (Gruppo di improvvisazione Nuova Consonanza), il primo collettivo al mondo di compositori-esecutori.

All’inizio vi presero parte Ivan Vandor, Ennio Morricone, Larry Austin, John Heineman, John Eaton cui si aggiunsero negli anni Mario Bertoncini, Wlater Branchi, Egisto Macchi, Alessandro Sbordoni e altri.

In alcune delle ultime edizioni del festival abbiamo proposto varie iniziative dedicate al gruppo, tra cui il progetto GINC Remix, in cui il duo britannico di DJ Deamdike Stare ha proposto una performance originale elaborando alcune registrazioni inedite del GINC (il concerto si è tenuto al MACRO di Via Nizza nel novembre 2016, alla presenza di alcuni componenti “storici” del GINC come Morricone, Schiaffini, Piazza, Sbordoni che hanno detto di aver apprezzato l’insolita riproposizione del loro lavoro).

A questo è seguito l’anno dopo un grande convegno internazionale dedicato al GINC al quale hanno partecipato quasi tutti i componenti del gruppo ancora in vita, e che si è concluso con una serata che consisteva in una sorta di “reunion” in cui alcuni membri di allora (Sbordoni, Neri, Henemann, Schiaffini, cui si è aggiunto per l’occasione Alvin Curran) si sono esibiti in un concerto di improvvisazione collettiva di grande efficacia (già trasmesso da Radio3 e disponibile presso l’Archivio di Nuova Consonanza).

Più che di influenze, che certamente ci sono state, parlerei di un dialogo costante con le esperienze e il pensiero internazionali.

Roma negli anni ‘60 era un vero centro culturale internazionale, grazie soprattutto alla presenza delle accademie straniere, quella tedesca, francese, svizzera, austriaca, il Goethe Institut e soprattutto la American Academy che ospitava, come oggi continua a fare, artisti americani di diverse discipline che risiedevano là per un anno.

Tra gli artisti stranieri residenti a Roma e l’ambiente culturale di allora si creavano spesso legami importanti che davano luogo ad esperienze artistiche profonde.

Non c’era naturalmente Internet e in pochi parlavano lingue straniere, ma si creava una comunicazione profonda tra gli artisti romani e gli ospiti stranieri di ogni provenienza.

Oggi il contatto con le accademie straniere, almeno per quanto riguarda noi, è purtroppo molto ridotto.

Nonostante ci sforziamo in questo senso, e continuiamo ad avere un’ottima collaborazione per esempio con il forum Austriaco, il Goethe Institut, l’Istituto Polacco e l’Accademia di Francia a Villa Medici.

Ma i tempi sono cambiati e soprattutto, credo, gli obiettivi e la gestione amministrativa delle istituzioni straniere, alcune delle quali puntano a quanto pare a fare grandi pienoni in senso numerico, poco curandosi di ciò che artisticamente ne deriva. Suppongo che sia a causa di direttive stringenti che gli vengono imposte sul piano economico, ma il risultato è quello spirito di reciproca curiosità e interesse si in buona parte spento.»

 

Lucio Gregoretti | Ph by Laura Salvinelli
Lucio Gregoretti | Ph by Laura Salvinelli

 

Composizione vs Improvvisazione: tra gli estimatori di GINC c’è anche un grande interprete della cosiddetta avanguardia contemporanea quale John Zorn. Ad oltre 50 anni di distanza, qual è stata la grande intuizione di Franco Evangelisti?

È stata quella di pensare alla musica come a un momento in cui l’interprete e l’autore si compenetrano fino a diventare la stessa persona.

«Era un problema particolarmente sentito all’epoca, ma l’interesse che suscita ancora oggi ci fa capire che è un problema tutt’altro che risolto. Il che è evidentemente un bene perché è uno stimolo continuo che attraversa le generazioni.

Nuova Consonanza da circa vent’anni anni ha istituito, per iniziativa dell’allora presidente Michele dall’Ongaro (attuale presidente dell’Accademia di Santa Cecilia), un concorso internazionale di composizione intitolato a Franco Evangelisti.

Nel 2020 ricorrono i quarant’anni dalla scomparsa di Evangelisti, e per l’occasione abbiamo deciso di dedicare la prossima edizione del concorso a partiture “aperte” che contengano componenti di alea, improvvisazione, gestualità ecc. A dimostrazione che la questione è quanto mai aperta e svolge un proprio ruolo importante all’interno della varietà e della vitalità dei linguaggi di oggi.»

 

 

Etichette dedicate alla musica sperimentale come Die Schachtel o gruppo hauntologici (hauntology = movimento musicale codificato da Simon Reynolds) tramandano le opere del GINC, ma l’approccio alla composizione elettronica attraverso le macchine è molto diverso oggi rispetto al passato: cosa pensi al riguardo?
«Naturalmente l’approccio è completamente diverso, come è diverso oggi il rapporto con lo studio della composizione, con la manualità e con gli strumenti musicali che sono cambiati.

Ma non è diverso l’approccio mentale che è volto a interrogarsi su cosa sia la musica e a mettere in discussione il passato guardando avanti.

Questo secondo me è importantissimo, ed è addirittura commovente il fatto che la musica dei “nonni”, pur essendo oggi fuori del contesto intellettuale di quell’epoca, venga apprezzata e goduta dalle nuove generazioni come musica pura, senza curarsi troppo della funzione dirompente che aveva allora, ma sempre vedendovi una carica in qualche modo rivoluzionaria

 

 

“The Feed-Back” è riconosciuto come il vostro disco “fondamentale”, da alcuni considerato il disco rock più avanti di sempre; puoi raccontarci la genesi e chi ne è stato parte attiva in quel momento?
«The Feed-Back è il disco del Ginc che ha avuto più successo internazionale.

Secondo la mia opinione personale ciò è dovuto al fatto che per l’occasione fu coinvolto nel gruppo il batterista Enzo Restuccia, proveniente da tutt’altro ambito essendo infatti il batterista che collaborava abitualmente con Morricone nelle registrazioni delle canzoni di musica leggera alla RCA, e che poi divenne batterista dell’Orchestra di Ritmi Moderni della RAI di Roma.

La sua presenza aggiunge una specie di continuità ritmica che ha come risultato una maggiore “fruibilità” della musica, inserendovi un elemento (quello appunto della continuità ritmica) che ci è familiare perché lo troviamo in tanta musica a partire dal jazz.

Il che però non snatura l’essenza della musica che secondo me, contrariamente all’opinione di altri, è genuinamente musica del Ginc, che cerca in questo caso, per precisa volontà dichiarata dai componenti del gruppo, di avvicinarsi agli stilemi del pop.

Insomma un’operazione discografica, se vogliamo realizzata anche con intenti commerciali, il che però non toglie nulla alla “verità” della musica.»

 

 

Quali sono gli strumenti e la rete di sostegno su cui può contare la vostra realtà per continuare a produrre un evento quale il Festival mantenendo inalterato il livello qualitativo della proposta, seppur in quasi totale assenza di sponsorizzazioni o di finanziamento pubblico?
«In realtà il finanziamento pubblico è la nostra principale risorsa fin dal 1964, abbiamo infatti contributi dal Mibact, dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma.

Il problema è che tutto viene rimesso in discussione ogni anno come se fosse la prima volta, il che comporta uno sforzo immenso per partecipare ogni anno ai diversi bandi, con grande dispendio di energia e una burocrazia soffocante.

Le assegnazioni dei contributi avvengono poi di solito in estate, o addirittura in autunno, e questo spiega la grande quantità di attività culturali che si svolgono in autunno e perché fino a poco prima non si sa quanti soldi si avranno, e poi, quando si sa, vanno utilizzati entro la fine dell’anno.

Non credo che ciò dipenda da cattiva volontà di nessuno, è la burocrazia che soffoca tutto.»

 

 

Esistono oggi uno o più progetti assimilabili al Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza a livello internazionale?
«Che io sappia, no, anche perché il mondo è cambiato, però c’è un gran fermento che assume forme diverse ma ugualmente importanti. Il che è molto positivo.»

 

 

E a livello di eventi, rassegne e festival, in Italia Transmission di Ravenna e Le Guess Who in Olanda sono a tuo giudizio delle valide proposte?
«Sono certamente proposte valide e importanti, come lo sono altre operazioni analoghe che si tengono in altri Paesi.

Il problema non sono le piccole iniziative di qualità, ma la quasi totale indifferenza, soprattutto in Italia ma non solo, delle grandi istituzioni.

Le nostre fondazioni lirico sinfoniche hanno una responsabilità enorme in questo, e avranno la responsabilità in futuro di aver letteralmente cancellato la produzione musicale di oggi.

Ciò è naturalmente conseguenza del fatto che da enti di produzione culturale si sono trasformati in feudi di potentati politici.

Il che spiega facilmente tutto, ma, senza voler apparire retorico, agli occhi della storia appariranno come dei veri e propri enti “criminali”, quali effettivamente sono per quanto riguarda la nuova creatività musicale.

 

 

Proprio nei giorni in cui si realizzava la presente intervista è venuto improvvisamente a mancare Ennio Morricone, socio di Nuova Consonanza dal 1964, e fino all’ultimo momento partecipe a tutte le nostre iniziative.

Il legame profondo con la musica d’oggi ha sempre animato tutta la sua produzione, anche cinematografica o di musica leggera, sempre volta a cercare qualcosa di nuovo e imprevisto anche in situazioni apparentemente consuete e risolte in maniera mai scontata.

La sua generosità ci ha sempre sostenuto, a partire dalla disponibilità a intervenire alle conferenze stampa del nostro festival e ai concerti, non solo quelli nei quali si eseguivano sue musiche.

La sua presenza richiamava naturalmente i mezzi di informazione e grandi quantità di pubblico dando così risalto e visibilità alle nostre attività che, come tutte le attività cosiddette “di nicchia” soffrono di mancanza di partecipazione.

Tutto ciò con la massima semplicità e umiltà.

Ma oltre a un grandissimo artista abbiamo perso anche un compagno dil lotte “politiche”, a sostegno della musica di oggi, di un livello etico altissimo e con un senso della giustizia assoluto, che non ammetteva deroghe né faceva sconti, senza mai cedere a lusinghe di ogni tipo che riceveva in continuazione.

Insomma, un grande artista e allo stesso tempo un grande uomo, cosa assolutamente non scontata, del quale sentiremo una terribile mancanza.»

 

Daniele Votta

Dall’analogico al digitale il percorso, gli obiettivi e le strategie non cambiano. In questo modo la passione per il marketing e la comunicazione che Daniele Votta ha applicato con energia ed entusiasmo, sia nell’organizzazione di eventi che nella produzione radiofonica, è ora approdata al social media marketing. CDA di successo in una delle più importanti radio private, account commerciale per il centro Italia di Edizioni Zero, docente di Marketing applicato alla radiofonia privata nei corsi della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università La Sapienza di Roma. Oggi fondatore e Managing partner di Bake Agency: agenzia di comunicazione e marketing con base a Roma. Una start up dal carattere forte, innovativo e creativo che si avvale della preziosa e qualificata collaborazione di coworkers da tutta Europa.
Daniele Votta

 

Cover: Photo by Spencer Imbrock on Unsplash

 

 

Lucio Gregoretti, compositore, è nato a Roma nel 1961.

Ha composto opere di teatro musicale, musica sinfonica e da camera, musica elettroacustica.

Le sue opere teatrali sono state commissionate e rappresentate in prima assoluta da varie istituzioni tra le quali il Teatro Massimo di Palermo (2011), il Teatro dell’Opera di Roma (2009), il Teatro Gaetano Donizetti di Bergamo (2005), l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Roma, Teatro Valle, 1999), il Teatro Sociale di Rovigo (1996); e inoltre il Festival Nuovi Spazi Musicali ad Ascoli Piceno (2014), l’Associazione In Canto di Terni (2013), il Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto (2012), l’Associazione Roma Sinfonietta (2007); altre edizioni delle stesse opere sono state realizzate dal Theater Münster (Germania, 2013), dal Piccolo Festival del Friuli Venezia Giulia (2008), dall’Istituzione Sinfonica Abruzzese (L’Aquila, 2007), dai Solistes Européens Luxembourg (2006) e dal Teatro Massimo di Palermo (2000).
I suoi lavori non operistici sono stati commissionati ed eseguiti da numerose istituzioni tra le quali l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia (Roma, 2015 e 2008), l’Accademia Filarmonica Romana (2014), il Kulturring Heilbronn (Germania, 2014), l’Orchestra della Toscana ORT (Firenze, 2012), la Fondazione Pergolesi Spontini (Jesi, 2011), l’Associazione Nuova Consonanza (Roma 2011, 2010 e 2007), i Seattle Chamber Players (2010), la Unerhörte Musik im BKA (Berlino, 2009) la Nuova Orchestra Scarlatti (Napoli, 2007); e sono abitualmente presenti nei principali festival e rassegne internazionali di musica contemporanea.
Nel marzo 2013 l’ensemble Music from Copland House di New York ha tenuto un concerto incentrato sulle sue composizioni da camera che comprendeva anche il brano Richiami presentato in prima assoluta; nel maggio 2013 il gruppo Compania Ensemble für Neue Musik gli ha dedicato un concerto monografico a Colonia; nel marzo 2012 il Gruppo Strumentale Musica d’Oggi gli ha dedicato un concerto monografico a Roma.
I suoi lavori sono editi da Rai Trade e Suvini Zerboni.

Un particolare interesse all’interazione della musica con le arti visive lo ha portato a comporre brani direttamente riferiti ad opere d’arte (come Looking up, del 2009, correlato ad una scultura di Ilya Kabakov) e musiche per video d’arte, sonorizzazioni di spazi e installazioni sonore, in collaborazione con diversi artisti tra i quali Vittorio Pavoncello, Beatrice Pediconi, Edith Urban.
Si è sempre dedicato intensamente anche alla composizione di musica applicata al teatro e al cinema, ambito nel quale ha composto commedie musicali, musiche di scena per il teatro di prosa e colonne sonore per film per un totale di circa un centinaio di produzioni. Particolarmente apprezzate le colonne sonore recentemente composte per film dei registi Pupi Avati, Margarethe von Trotta e Lina Wertmüller.

Ha preso parte a numerose giurie internazionali per l’assegnazione di borse di studio e di premi in concorsi di composizione, ha tenuto conferenze sulla propria musica in Italia, in Germania e negli USA, è stato professore di composizione presso vari conservatori italiani, è membro della European Film Academy e presidente dell’associazione Nuova Consonanza di Roma.

Lucio Gregoretti ha studiato al Conservatorio di S. Cecilia a Roma dove è stato allievo di Bruno Cagli per la storia della musica e si è diplomato in composizione con Mauro Bortolotti. Ha seguito seminari di composizione con Luciano Berio e Ennio Morricone, e ha studiato direzione d’orchestra con Franco Ferrara e Giampiero Taverna. Ha ottenuto borse di studio ed è stato Composer-in-Residence presso varie istituzioni internazionali tra le quali le Künstlerhäuser Worpswede in Germania, la Sacatar Foundation a Salvador Bahia in Brasile, The MacDowell Colony e la Aaron Copland House negli USA; esperienze che sono state fondamentali per maturare una conoscenza degli ambienti culturali e dei meccanismi di produzione musicale internazionali.