Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

Newsletter

Primo film in Concorso a Venezia77: Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić

Il massacro bosniaco negli occhi di una donna, madre, moglie riesce a renderci partecipi di una storia e contemporaneamente della Storia.

Film, Just Viewed di Noemi Chianese

3 settembre 2020

Dove vai, Aida?

La regista bosniaca Jasmila Žbanić chiede una domanda semplice alla sua protagonista.

 

Una domanda familiare, che facciamo ad un nostro amico, ai nostri fratelli e sorelle o ai nostri genitori. Si va sempre da qualche parte, anche quando si è bloccati. Si cerca sempre un altro luogo, fisico o mentale che sia.

 

Photocall Quo vadis, Aida? | Actress Jasna Đuričić | Credits La Biennale di Venezia - Foto ASAC, photo by Jacopo Salvi
Photocall Quo vadis, Aida? | Actress Jasna Đuričić | Credits La Biennale di Venezia – Foto ASAC, photo by Jacopo Salvi

 

Senza però addentrarci in percorsi filosofici, rimaniamo in un luogo vero, in un passato che è esistito veramente. Siamo nella cittadina di Srebrenica, durante la guerra in Jugoslavia.

È l’11 luglio 1995 e Aida fa l’interprete per le Nazioni Unite.

I Serbi stanno occupando la città, nonostante questa sia stata dichiarata zona protetta. Migliaia e migliaia di civili abbandonano le loro case in fretta, dirigendosi verso il rifugio delle NU. Un rifugio che non ha la capacità di ospitare una città intera. Così solo una piccolissima parte di quelle persone riesce a mettersi al sicuro, pur non avendo né acqua né cibo.

Aida fa da interprete tra la popolazione e il contingente olandese messo a guardia della zona. Tutto sembra pronto per liberare la città. Un ultimatum sembra essere stato dato all’esercito serbo. Se entro le sei di mattina non si fossero ritirati, sarebbero stati colpiti dagli aerei delle Nazioni Unite.

Quell’ultimatum non fu mai messo in atto. Le Nazioni Unite abbandonarono il problema, lasciando tutto nelle mani degli olandesi.

Da una parte c’è una città, che avrebbe dovuto essere zona protetta ed intoccabile, occupata dall’esercito nemico. Dall’altra decine di migliaia di persone fuori un cancello che aspettano, spaventate e completamente allo sbando.

 

Venezia77 Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić

 

In tutto questo, si muove Aida.

I nostri occhi vedono quello che vede lei e non è nient’altro che pura disperazione.

Nemmeno la sua funzione di interprete le permette di avere grandi privilegi, soprattutto nei riguardi della sua famiglia.

Aida si muove tra tutti quegli uomini, con e senza divisa, quelle donne, bambini e vecchi, ma cerca continuamente dei visi familiari. Quelli del marito e dei due figli.

Quando Aida riesce a riunire la sua famiglia, cerca di fare il possibile per non separarla più.

Ma gli olandesi sembrano essere allo sbando esattamente come i civili. Incapaci di farsi ascoltare, incapaci di comunicare in generale (che si tratti della popolazione bosniaca o dei loro stessi superiori), prendono la via del negoziato con l’esercito serbo.

Gli intenti sembrano così buoni, le promesse vere. Ma in una guerra di soli uomini, la violenza si rivela essere sempre la via prescelta.

Dalla negligenza di alcuni, la debolezza di altri e l’impotenza dei più deboli, nascono eventi che finiscono (non sempre) sui libri di storia.

 

Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić | Credits Deblokada | Photo by Imrana Kapetanovic
Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić | Credits Deblokada | Photo by Imrana Kapetanovic

 

Il massacro di Srebrenica è uno di questi ed è quello scelto dalla regista Žbanić per il suo nuovo lungometraggio, in concorso per il Leone d’Oro a Venezia.

Lo sguardo tutto al femminile dona una particolare sensibilità, ma soprattutto, la scelta di concentrarsi su una sola donna e sulla sua famiglia permette al film di non trasformarsi in documentario asettico.

Per quasi tutto il film vediamo scene concitate. Aida non è quasi mai ferma, corre da un luogo all’altro, che sia per salvare la sua famiglia, per fare il suo lavoro o addirittura per aiutare una donna a partorire.

Quello che Aida cerca di fare per suo marito e i suoi figli potrebbe sembrare una mossa egoistica.

Guardare in faccia tutte quelle persone che conosce da anni e che sono nella sua stessa situazione senza però fermarsi un attimo ad aiutarle, ci sembra egoistico.

Ma la situazione è talmente tragica che non permette ad una donna come tante di trasformarsi in paladina della giustizia, né nell’eroina di turno.

La realtà è tutt’altra cosa e la troviamo nelle richieste disperate, nei nascondigli dell’ultimo minuto, nella lotta inutile di una donna intelligente e coraggiosa ma completamente impotente davanti a quei piccoli uomini.

 

Quo vadis, Aida? di Jasmila Žbanić

 

Questo angolo di storia è sicuramente poco conosciuto e il film non ci permette di avere una panoramica più esauriente dell’accaduto.

L’intenzione della regista è un’altra.
Guardare alla storia attraverso gli occhi di una moglie, ma soprattutto di una madre. Gli occhi di una donna che perde tutto nonostante la sua forza.

Iniziare a conoscere la Storia attraverso una più piccola storia è uno dei modi attraverso cui il cinema ci insegna al meglio ciò che spesso i libri non fanno.

 

Nonostante alcune sequenze superflue e l’iniziale disorientamento, Quo vadis, Aida? riesce, soprattutto nel finale, a renderci partecipi di una storia e contemporaneamente della Storia.

La figura di Aida nei suoi momenti più bui colpisce al cuore, lasciandoci quasi vuoti ed esausti, ancora una volta a chiederci quale sia la reale natura umana.

 

Noemi Chianese

Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Editoria e scrittura all’Università La Sapienza.
Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera.
Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.