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“Padrenostro” di Claudio Noce

Un film sulla gelosia, sulla vendetta e sull’amicizia.

Film, Just Viewed di Noemi Chianese

5 settembre 2020

Il regista Claudio Noce torna alla Mostra di Venezia con un film personale e lontano da ogni aspettativa.

Nel 1976 Valerio ha dieci anni. Vive con i genitori e la sorellina a Roma. È alto 1,44 m ed ha un leggero soffio al cuore.
Sin da subito capiamo che Valerio idolatra il padre. Cerca la sua approvazione, chiede continuamente dov’è, spera nelle sue attenzioni.

Vivono una vita tranquilla e normale che all’improvviso viene scombussolata dalla piaga degli anni di piombo. Valerio è infatti testimone inerme di un attentato al padre da parte di un commando di terroristi. Mentre il padre, interpretato da Pierfrancesco Favino, si riprende totalmente, uno dei terroristi muore lo stesso giorno dell’attentato.

Valerio ci pensa spesso, rivede la morte davanti gli occhi.

Nel frattempo, fa fatica ad integrarsi a scuola, ma grazie a Christian, un ragazzo poco più grande di lui che sembra vivere per strada, trova una vera amicizia.

 

Una scena di Padrenostro | Credits to Vision Distribution

 

Nonostante la felicità di aver trovato un nuovo amico, dopo l’attentato, tutta la famiglia di Valerio non può fare a meno di vivere costantemente in tensione. Il minimo rumore, il minimo allontanamento, gela il sangue soprattutto ad Alfonso (Favino).
Per questo, tutta la famiglia decide di allontanarsi dal luogo della paura per andare in Calabria, terra natìa di Alfonso.

Qui tutti sembrano più felici, in compagnia del resto della famiglia. E la felicità di Valerio aumenta a dismisura quando Christian si presenta da lui in Calabria. Senza genitori, senza vestiti, senza nessun altro obiettivo se non passare il suo tempo con Valerio.
Una mossa particolarmente strana per un quattordicenne.

Il nuovo lungometraggio di Noce sembrava essere un altro film sugli orrori degli anni di piombo, con al centro il figlio di una vittima. Ma la pellicola si rivela essere tutt’altro. È vero, in risalto troviamo quel sentimento di costante paura e ansia dovuto a quel periodo. Alle minacce di morte, agli attentati veri e propri che subivano personalità come il padre di Valerio o il padre del regista stesso, il vicequestore Noce.

Ma il film non è veramente un film sugli anni di piombo.

È un film sul rapporto padre-figlio, ma anche madre-figlio.

Un film sulla gelosia, sulla vendetta, un film sull’amicizia.

 

Barbara Ronchi in una scena del film | Credits to Vision Distribution

 

Eppure tutte queste cose, seppur nelle migliori intenzioni, appaiono mescolate tra loro. Senza nessun tipo di gerarchia, né contorni netti che ci permettano di capire fino in fondo i caratteri e i sentimenti dei personaggi.

Gli intensi primi piani di Valerio e del padre in particolare, vorrebbero farci immedesimare nei loro ruoli senza però riuscirci appieno. Un po’ per la prova acerba del giovane protagonista, un po’ per la compostezza di Favino, i personaggi non riescono mai ad arrivarci completamente. Sarà stata forse anche una scelta dello stesso regista, deciso a dare un tono misterioso, a tratti fantasioso, ad una storia vera.

Il rapporto forse più interessante è quello tra Valerio e Christian. Un’amicizia talmente enigmatica che sembra immaginaria.

Ma di chi è veramente la fantasia? E dove si tratteggia la linea di confine tra fantasia e realtà?

Quel rincorrersi dei due amici ricorda inoltre la strana amicizia vista già in Lazzaro Felice di Alice Rohrwacher, ma anche il desiderio fanciullesco di un vero amico, visto in Io non ho paura di Salvadores.

 

Il regista Claudio Noce sul set | Credits to Vision Distribution

 

Padrenostro è dunque una pellicola che prometteva veramente molto, ma che si rivela un’ambiziosa ma claudicante prova ad oltrepassare gli stereotipi. Il disorientamento che suscita non appare veramente originale né interessante, come è successo con Favolacce dei fratelli d’Innocenzo.
A salvare il film sono forse la fotografia, grazie ai meravigliosi paesaggi della Calabria rurale e la colonna sonora.

 

 

Nemmeno il cast riesce a dare un pieno senso e realizzazione al potenziale emotivo che il film avrebbe potuto avere. Questo perché la volontà di realizzare qualcosa di “diverso” e forse sperimentale, impedisce di dare un senso alle azioni e ai sentimenti dei protagonisti, preferendo lasciare questi ultimi per lo più impliciti.

 

Noemi Chianese

Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Editoria e scrittura all’Università La Sapienza.
Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera.
Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.

 

Cover: Padrenostro | Francesco Gheghi e Mattia Garaci | Foto di Emanuela Scarpa