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“Pieces of a woman”: come ricomporre i propri pezzi?

Una regia semplice e realistica, dove niente è mai forzato.

onefilm oneday, Rubriche di Ludovica Casula

5 settembre 2020

Si può riuscire a riprendere in mano la propria vita dopo aver subito una grave perdita?

 

Una tematica questa che riguarda tutti noi, ma che ognuno vive in maniera differente, riuscendo a condividere con altri il dolore del proprio lutto o tenendolo tutto dentro di sé.

 

Pieces of a woman, diretto dal regista ungherese Kòrnél Mundruczó e scritto da Kata Wéber, in concorso alla settantasettesima edizione cinematografica di Venezia, ci mostra, attraverso la relazione tra Martha (Vanessa Kirby) e Sean (Shia LaBeouf), il trauma della perdita mettendoci in contatto diretto con la sofferenza dei due protagonisti.

Quest’ultimi, dopo aver perso in maniera tragica la loro prima figlia durante un parto domestico, si ritroveranno successivamente a condividere il proprio dolore cercando di mantenere saldo un rapporto ormai lacerato da una ferita permanente.

 


Pieces of a woman | Vanessa Kirby

 

Mundruczó, con una regia semplice e realistica, dove niente è forzato, riesce a creare una forte empatia con lo spettatore.

Il film nato principalmente come una piece teatrale, ma successivamente lanciato per il grande schermo, era stato concepito come dialogo tra madre e figlia, andando così a creare una storia del tutto femminile sulla maternità.

 

Pieces of a woman, tradotto letteralmente pezzi di una donna, ci racconta il modo in cui Martha cerca di ricomporre i suoi frammenti che col passare del tempo sembrano ormai dispersi e irrecuperabili.

 

Un’opera che mette completamente a nudo le emozioni umane, dove nessuno risulta giudicato colpevole o vittima, e dove grazie al dolore si riesce a sopravvivere e a ricominciare da zero.

 

Ludovica Casula

Ludovica Casula si è laureata in Didattica e Comunicazione dell’Arte presso l’Accademia di Belle Arti di Roma.
Frequenta il secondo anno di magistrale del corso di Teatro, Cinema, Danza e Arti Digitali presso l’Università La Sapienza.
Fin da piccola coltiva la passione per le arti, in particolare per il cinema e la fotografia. Affascinata da tutti gli ambiti che hanno a che fare con il “dietro le quinte” del cinema, dopo varie esperienze lavorative e non, ha aperto una pagina social
“Onefilm.Oneday” attraverso la quale commenta e consiglia film per avvicinare le persone alla
settima arte.
Inoltre, durante i suoi viaggi, realizza piccoli reportage fotografici personali in linea
con lo stile prediletto, la Street Photography.
Altri interessi pregnanti sono la letteratura e la musica, che vengono proposti sui suoi profili social.