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“The man who sold his skin” di Kaouther Ben Hania: quando l’uomo diventa oggetto (d’arte)

Un titolo interessante ed accattivante della sezione Orizzonti di Venezia77.

Film, Just Viewed, Rubriche di Noemi Chianese

7 settembre 2020

Sam Ali è un’opera d’arte. Non solo nel senso che si presenta come un bel ragazzo, ma in senso letterale.
Sam è un ragazzo di Raqqa, in Siria. Ama la bellissima Abeer che però è già promessa ad un altro uomo. Per una sciocchezza, Sam è costretto a lasciare la Siria e a trasferirsi (illegalmente) in Libano.

È qui che la sua vita cambia. In un luogo completamente inadatto per lui, conosce l’artista più richiesto e pagato del momento, Jeffrey Godefroi.

Godefroi e la sua assistente (una bionda Monica Bellucci) propongono a Sam di diventare una vera opera d’arte. L’artista è famoso per trasformare semplici oggetti in opere da milioni di dollari e intende farlo ancora una volta, usando la schiena di Sam.

In questo caso, non si tratterebbe di pura estetica, ma Godefroi intende mandare un chiaro messaggio. Tatuando il visto Schengen sulla schiena di un rifugiato siriano, vuole infatti dire la sua sulla questione immigrazione.

 

Una scena del film | Credits to BAC Films

 

Sam accetta la proposta soprattutto per poter raggiungere Abeer, che nel frattempo si è trasferita con il marito in Belgio. Inizia così un nuovo viaggio, ma soprattutto una nuova vita. Sam si allontana da quel mondo umile e duro dove aveva sempre vissuto, per provare un nuovo lusso e una nuova libertà.

 

Ma un’opera d’arte può essere indipendente? Può essere libera?

Di solito, tutte le opere d’arte sono proprietà di qualcuno, che si tratti di un privato o dello Stato. E così succede anche per Sam.
Per contratto, è praticamente alla mercè di Godefroi, che prima lo esibisce a migliaia di persone nei musei e poi lo vende ad un collezionista.

Se all’inizio Sam era troppo preso dalla possibilità di rivedere Abeer, pian piano si rende conto di ciò che è diventato e in cui lo hanno trasformato. Troppo concentrato su sé stesso e sui suoi problemi e desideri, Sam perde di vista alcune cose veramente importanti e dovrà quindi fare delle scelte.

 

Monica Bellucci in una scena del film | Credits to BAC Films

 

Il nuovo lungometraggio della regista tunisina Kaouther Ben Hania, vede una storia d’amore ostacolata dalle solite convinzioni occupare solo lo sfondo di qualcosa di più grande. Il film è in realtà una riflessione sull’arte in generale, sull’essere umano e sul rapporto che intercorre tra uomo e arte.

Ma è anche un domandarsi quale sia il confine tra uomo ed oggetto, quanto noi esseri umani possiamo trasformarci in oggetti, manipolati da altri. E quanto, dall’altra parte, riusciamo a ribellarci a qualsiasi manipolazione.

 

Sam Ali è un personaggio carismatico, che sembra però compiere delle azioni per motivi puramente egoistici. È un tipo di egoismo che però noi, in quanto esseri umani, capiamo fino in fondo. Si tratta dopotutto del desiderio egoistico più primordiale: la felicità.

 

Il protagonista Yahya Mahayni | Credits to La Biennale di Venezia

 

Ad interpretare questo personaggio profondamente umano, divertente e sensibile è l’attore Yahya Mahayni. Con veramente pochi crediti alle spalle, Mahayni è senza dubbio il centro del film. Con la sua mimica a tratti volontariamente estrema e la costante presenza fisica, l’attore riesce senza difficoltà a reggere l’intero film sulle proprie spalle.

Altro pregio del film è la fotografia che gioca molto con il contrasto luce/buio e con colori caldi e sgargianti, cercando di richiamare quel senso artistico che fa parte della storia stessa.

 

La regista Kaouther Ben Hania | Credits to La Biennale di Venezia

 

La pellicola, basata liberamente su una storia vera, si rivela essere un titolo interessante ed accattivante della sezione Orizzonti.

Conferma inoltre l’attenzione meritata per la regista Ben Hania, dopo il film La bella e le bestie, e per la prima volta permette di assistere al carisma di Yahya Mahayni, attore a cui si prospetta un brillante futuro.

 

Noemi Chianese

Noemi Chianese si è laureata in Lettere Moderne all’Università di Tor Vergata e frequenta il corso di Editoria e scrittura all’Università La Sapienza.
Con tutta probabilità la passione per il cinema è nata quando era ancora nel grembo materno e, da allora, si è espressa in lunghe file ai red carpet, film fino a tarda notte e poster che tappezzano la sua camera.
Il sogno è quello di stare dietro le quinte dove avviene tutta la magia, dove viene soddisfatta ogni curiosità e dove si può trovare il miglior posto in sala.