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L’importanza dei backlink

Ricorda, il web è un'enorme ragnatela.

Hello Word, Rubriche di Maria Crucitti

8 Settembre 2020

Non ce ne rendiamo conto, ma online tutto quanto ha radici profonde con a capo due elementi: contenuti e link di collegamento.

Anche se possiamo rendere esteticamente più attraenti le parole, ingabbiandole nei layout che ci aiuteranno a presentarle graficamente, non prestando attenzione alla qualità dei testi il risultato finale rischia di essere un fallimento.

Sebbene una soluzione armonica sia l’intreccio di numerosi fattori, internet è nato per lo scambio di contenuti ed a vegliare affinché questo avvenga sono i link ipertestuali.
I collegamenti sono dunque molto importanti nel web che viene spesso associato all’immagine di una “enorme ragnatela”. Cosa distingue dunque un buon link da uno mediocre? E come portare collegamenti alle nostre pagine?

 

Link naturali, cosa sono?

Partiamo dal concetto che quando si tratta di marketing e comunicazione non esiste la ricetta ideale. A far sì che un link ricevuto in ingresso da terzi sia apprezzabile dipende principalmente: dall’autorevolezza del sito che ci sta citando, e dalla pertinenza degli argomenti delle due pagine in questione.
Riepilogando quindi i link non hanno lo stesso “peso” tra loro e, secondo diverse correnti di pensiero, non tutti possono farci comodo. Sorge allora una domanda, quando ci accorgiamo che il nostro profilo link ha collegamenti “in entrata” che non ci piacciono, cosa possiamo fare?

I tool dei motori di ricerca possono aiutarci, ad esempio, la search console di Google ci da la possibilità di “rinnegare” i backlink (in inglese il termine corrispondente è “disavow”). Con questa tecnica puoi creare un elenco di URL da scartare, a patto che ti stiano danneggiando. Trattandosi di una operazione semplice, ma concettualmente delicata, non adoperarla alla leggera.

Iniziamo ora a distinguere, sotto un altro aspetto, due tipi di link diversi tra loro: i link naturali e quelli a pagamento (innaturali). In una strategia chiamata link building i protagonisti sono tutti i collegamenti che intercorrono tra siti web differenti.

Se un sito viene citato spesso per i suoi contenuti, e viene quindi puntato da numerosi portali attinenti al suo settore o affini, probabilmente è un sito autorevole: questo è quello che pensano i motori di ricerca.

Quando trovi che nel tuo articolo le informazioni rilasciate non sono sufficienti, perché non ricorrere ai link esterni? Linkare altri blog per approfondire un concetto del tema che stai trattando è un’azione che genera un collegamento “naturale”.

A volte però i link sembrano naturali, ma sono stati studiati a tavolino. Chi si occupa di link building è in grado di mettere in atto strategie che, dall’esterno, appaiono insospettabili. Il motivo di un simile “mascheramento”? Non incorrere in penalizzazioni da parte dei bot.

 

Un altro modo di suddividere i link, più tecnico, è in base all’attributo “rel” che può avere diversi valori, ma concentriamoci in particolare su rel: “dofollow” e “nofollow”. Quando scrivi su un blog e procedi nel linkare altri articoli sul web, di default, l’attributo che stai usando è di tipo “dofollow”; anche se non inserisci nulla lato codice. Se invece vuoi attribuire un valore differente a questo parametro, dovrai procedere manualmente, in questo modo:

<a href=”https://nomesito.it” rel=”nofollow”> Link di collegamento </a>

 

Semplificando all’osso il concetto, con queste tattiche è come se stessimo dicendo ai motori di ricerca che è consigliato seguire alcuni link durante la scansione delle tue pagine (dofollow), mentre gli altri può tranquillamente evitarli (nofollow).

 

I “do” come avrai intuito hanno più valenza, in quanto passano un “valore” che, anche se simbolico, contribuirà al ranking del sito finale (quello che ne trae il vantaggio più grande). I bot dei motori di ricerca agiscono però di “testa loro”, non aspettarti che rispettino sempre, alla lettera, le tue direttive.

 

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Photo by pixabay

 

 

I rischi nel fare link building

La difficoltà principale sta nell’ottenere verso i nostri contenuti “link in entrata”, magari “dofollow”. L’errore primario che si commette muovendo i primi passi in questo settore, è quello di cedere alla tentazione di acquistare, in blocco, un grande numero di link generici e con poco trust. Agire in questo modo non farà altro che attirare l’attenzione degli algoritmi dei motori di ricerca come Google, che di conseguenza vedranno “artificiali” i nuovi collegamenti generati verso il tuo blog e tenderanno a penalizzarlo.

Ricordiamo inoltre che un sito web è definito da molti parametri tra cui quelli legati alla sua “anzianità” online, “traffico”, e simili. Anche il “profilo link” perciò ha un ruolo importante nella crescita.

Per essere certi di non sbagliare prefissiamoci sempre un obiettivo: lavorare sulla qualità dei contenuti che rendiamo visibili.

 

Non aver paura di linkare i tuoi competitor se ritieni che possa far bene ad arricchire un contenuto che stai postando, ma scegli con criterio, caso per caso, l’attributo “rel”. Solo così il tuo lavoro online sarà nel tempo valorizzato, portandoti sempre nuovi collegamenti. Gli attributi nofollow comunque non vanno scartati a priori. Nonostante sotto l’aspetto del ranking abbiano meno vantaggi contribuiscono a bilanciare il profilo dei backlink di un sito o di un blog, permettendo di evitare diversi problemi, ad esempio quelli legati allo spam.

 

Maria Crucitti
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