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“Never Gonna Snow Again”: l’avvento di un uomo ipnotico in un inverno che attende la neve

La neve è l’unica certezza di questo film ricco di suggestioni immaginifiche.

Film, Just Viewed, Rubriche di Noemi Chianese

9 Settembre 2020

La 77esima edizione del Festival di Venezia si sta dimostrando sempre più come un’edizione sperimentale, non solo a livello di organizzazione e struttura, ma soprattutto per i film presentati.

Un film forse non per tutti i palati, ma sicuramente interessante ed intrigante è l’ultima fatica dei registi Małgorzata Szumowska e Michał Englert. Never Gonna Snow Again vede al centro della storia Zenia, un ragazzo ucraino che vuole lavorare in Russia. Un immigrato come tanti, che è nato in una cittadina vicino Chernobyl, solo sette anni prima del disastro nucleare.

Il film mette le cose in chiaro sin dalla prima scena. Zenia non è affatto un ragazzo uguale agli altri. Per ottenere il visto e poter lavorare in Russia, gli basta pronunciare poche parole e uno schiocco di dita per far cadere in ipnosi il funzionario di fronte a lui.
Un’abilità che sarà molto apprezzata dai suoi futuri clienti. Zenia infatti, sembra trovare in pochissimo tempo un giro di clienti piuttosto facoltosi ed accomodanti. Vivono tutti in un complesso di ville, quasi a formare una vera comunità.

 

© Fot Jaroslaw Sosinski / LAVA FILM, FILM, never gonna snow again, Operator obrazu Michal Englert, Rezyser Malgorzata Szumowska, Sniegu juz nigdy nie bedzie

 

Una comunità che non guarda però all’altro, che cerca di omologarsi e di creare delle distinzioni, di mettere in scena delle piccole gare quotidiane. La rappresentazione in scala ridotta di un mondo più grande.
Allo stesso tempo, la comunità sembra non conoscere il mondo al di fuori, quasi come se quella sbarra che si alza ogni volta per lasciar passare il nostro protagonista, facesse da barriera per gli stessi abitanti.

Zenia appare come l’unico ponte tra questi due mondi. Eppure, non porta niente del mondo fuori all’interno della comunità e viceversa. Il suo è forse solo un ruolo, solo una missione da portare a termine o più semplicemente il suo lavoro.
Zenia fa il massaggiatore. Gira costantemente con il suo lettino per massaggi sulle spalle. Passa di casa in casa, suonando quei campanelli già natalizi, nonostante non sia nemmeno novembre.

E tutte le case lo accolgono come se fosse un salvatore, come se con le sue mani riuscisse a togliere qualsiasi male fisico e qualsiasi stress mentale.
Le donne, in particolare, sembrano irrimediabilmente attratte da lui. Forse per la canotta nera che indossa sempre o per i muscoli delle braccia in bella vista o ancora per la sua inevitabile conoscenza del corpo umano.

Le visite, apparentemente quotidiane alla comunità, si alternano con alcuni flashback del suo passato. La madre, morta quando era ancora piccolo a causa delle radiazioni, ricompare spesso nei suoi sogni e ricordi, perseguitandolo come un fantasma.
L’aspetto più interessante del film è però quel detto-non detto che riguarda proprio Zenia e le sue abilità. In un flashback e in una scena del presente, vediamo infatti l’uomo muovere un bicchiere con la sola forza del pensiero. Anche la sua abilità con l’ipnosi ha qualcosa di sovrannaturale.

 

© Fot Jaroslaw Sosinski / LAVA FILM, FILM, never gonna snow again, Operator obrazu Michal Englert, Rezyser Malgorzata Szumowska, Sniegu juz nigdy nie bedzie

 

Durante il film ritorna una “battuta” che fa chi lo conosce, riguardo il suo essere nato vicino Chernobyl. “Allora sei radioattivo”, gli dicono.

La radioattività aveva ucciso sua madre, ma forse aveva portato poteri incredibili al figlio.

O forse, Zenia ha sempre avuto questi poteri. Il mistero attorno alla sua persona e personalità non si schiarisce mai, resta sempre sotto le coperte di una fitta nebbia. Una nebbia che non è però né equivoca né disturbante.

È una persona reale? È una persona che vorremmo essere reale? È un essere umano o qualcos’altro?

 

Le cose che non sappiamo, cerchiamo di immaginarle, di costruirle con la nostra fantasia. Non è necessario sapere da dove vengano i suoi poteri, o perché egli stesso si consideri un supereroe venuto per salvare la comunità. Non ci chiediamo nemmeno perché cede solo ad una donna tra tutte le sue appassionate clienti.

Zenia rimane un punto interrogativo e noi non ci tiriamo indietro alle possibili risposte. Con i suoi poteri, riesce senza dubbio a far immergere le persone all’interno del proprio subconscio e noi spettatori con loro. Molto spesso il film si addentra in sogni e subconscio senza tracciare una linea di confine con quello che succede nella realtà.

Il finale non elargisce alcun tipo di spiegazione, anzi ci mostra il punto interrogativo più grande. Eppure, nonostante le questioni irrisolte, il film non appare incompleto né confuso.

 

Ci mostra solo tante porte che possiamo aprire, tante strade da percorrere.

 

I registi e attori del film alla conferenza stampa per la Mostra del cinema di Venezia | Credits to La Biennale

 

Accompagnato da colori freddi che, da una parte rispecchiano il paesaggio (altrettanto freddo) russo e dall’altra le poche emozioni del protagonista, il film gode anche di una colonna sonora suggestiva e reminiscente.
A reggere l’intero film, Alec Utgoff (l’Alexei di Stranger Things) che regala una performance misurata, ma capace di rendere a pieno le sfumature più misteriose e possibilmente inquietanti.

Alla fine dei giorni dunque, nevicherà o non nevicherà? Due personaggi marginali ci dicono che non nevicherà mai più.

Nel film la risposta arriva solo nel finale, ma cosa c’entra la neve con tutto quello che abbiamo visto fino a quel momento? Potrebbe voler dire tante cose, una risposta univoca non c’è.

La neve d’inverno rimane però una sicurezza.

 

Ed è forse proprio la neve l’unica certezza di un film ricco di suggestioni immaginifiche.

 

 

Cover: Aex Utgoff in una scena del film | Credits to LavaFilms MatchFactory Productions