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Dalla Corea del Sud, con amore: la band dei “Magnifici” sette

Perché i BTS hanno mille buone ragioni per essere dove sono.

Musica, Personaggi di Noemi Chianese

19 Novembre 2020

Il sole sorgerà di nuovo, perché nessuna notte, nessuna stagione, può durare per sempre.

 

Queste semplici parole sembrerebbero calzare perfettamente con il periodo che stiamo vivendo.
Eppure, non sono state scritte nel 2020, bensì risalgono al 2017. In quell’anno usciva You Never Walk Alone, album dei BTS, il gruppo sud-coreano di cui adesso state sentendo tutti parlare.
La canzone, Spring Day, alla sua uscita è stata un grandissimo successo commerciale e di critica. Ma la cosa più importante è che è rimasta una delle canzoni più significative per i fan del gruppo e per i membri stessi.
L’idea che l’inverno passerà e arriverà di nuovo la primavera è la metafora per uno dei messaggi che i sette ragazzi hanno sempre voluto mandare ai fan. Tutto passa, anche i momenti più bui e tristi. Il leader dei BTS, RM, ha voluto dire la stessa cosa anche nel suo ultimo mixtape, con la canzone everythingoes.

Ma prima di parlare di canzoni, significati e mixtape, sarebbe forse il caso di fare un passo indietro e capire innanzitutto chi sono i BTS.
Per chi ancora non fosse andato a “spizzarli” su Google e Youtube, la band sud-coreana è formata da sette membri: RM, Jin, SUGA, J-Hope, Jimin, V e Jungkook.
Nonostante questi sette ragazzi abbiano finalmente conquistato l’attenzione di tutti, per molti potranno sembrare l’ennesima meteora. L’ennesimo fenomeno che nasce all’improvviso e altrettanto velocemente scompare.
Beh, per i BTS non è così.
Perché il gruppo è quello che è da ben sette anni. Non si tratta quindi dei primi novellini che pubblicano la giusta canzone al giusto momento, ricavandone un enorme successo.

 

Dynamite è solo l’ultimo singolo dei tantissimi altri che in questi anni di carriera hanno pubblicato. Forse è quello che ha raggiunto più persone perché in lingua inglese, ma questo non toglie che i BTS hanno alle loro spalle almeno un decennio di lavoro.
La cosa forse più sorprendente (anche se nel 2020, non dovrebbe esserlo poi tanto) è che ad arrivare primo nella classifica di Billboard è stato un gruppo non americano e nemmeno europeo. Così, i BTS sono diventati i primi artisti sud-coreani a raggiungere questo traguardo. E potremmo aggiungere “finalmente”.

Il K-pop, come piace etichettare il pop coreano, è un genere che ha una lunga storia. Eppure, ha sempre faticato ad oltrepassare i confini nazionali o comunque del continente asiatico. Non esistono solo i BTS, è vero, eppure la loro penetrazione e il loro successo rimane per il momento ineguagliato.
Sarà per via dell’incredibile lavoro che c’è dietro ogni performance, ogni album e ogni concept. O forse per quello che dicono, nelle loro canzoni, o anche solo nei messaggi e commenti sui social.
E ancora, sarà per la genuinità di questi sette ragazzi che, nonostante anni passati ad essere vessati dagli haters, nonostante la persistente discriminazione, continuano a mandare messaggi di amore e accettazione.

 

Sette ragazzi, un solo gruppo

 

I BTS non sono l’ennesima meteora anche per un altro motivo.
In Corea, il K-pop è preso molto seriamente e per diventare “idol” si frequentano delle accademie, si studia per anni canto, ballo e recitazione. Periodi lunghi di training che non finiscono con il debutto, ma che continuano sempre, durante tutto il periodo di attività.
I membri dei BTS (“Bangtan Sonyeondan” in coreano, ovvero “boyscout a prova di proiettile”) hanno iniziato a mostrare il loro talento sin da ragazzini.
A partire da RM (o Kim Nam-joon, per usare il suo vero nome) che già a 16 anni si faceva notare nella scena underground hip-hop per i suoi testi e le sue abilità da rapper.
RM è stato il primo ad essere notato dal produttore della Big Hit Entertainment (la loro attuale etichetta), Pdogg e dall’AD della stessa, Bang Si-Hyuk.

L’idea originaria era quella di creare un gruppo hip-hop. Per questo, furono assunti poco dopo il rapper Min Yoon-gi (SUGA) e il ballerino Jung Ho-seok (J-HOPE).
Ma la Big Hit, che era all’epoca un’etichetta nuova, si ritrovò in difficoltà e dunque l’AD Bang decise di provare con un gruppo di idol.
Tramite le selezioni più disparate, il gruppo che conosciamo oggi si è piano piano costruito; Kim Seok-jin era uno studente di recitazione notato mentre camminava per strada.
Jeon Jung-kook aveva solo 13 anni quando venne notato dopo un’altra selezione fallita. Kim Tae-hyung passa alcune selezioni a Taegu dopo essere stato notato da un talent scout. Infine, Park Ji-min viene spinto dalla sua insegnante di danza moderna della Busan High School of Arts, dove si era distinto come uno dei migliori ballerini.

 

i sette ragazzi dei bts seduti
I Bts nel 2014 sul set del video per War of Hormone | Credits to Big Hit Entertainment

 

 

Il debutto e i primi successi

 

Nel 2013, finalmente il debutto con il singolo 2 Cool 4 Skool. Da lì, il gruppo sperimenta alti e bassi. Alcune pubblicazioni guadagnano un certo successo, ma per diversi motivi vengono criticati, in particolare dalla comunità underground.
Il percorso verso il successo è faticoso, pieno di ostacoli. Soprattutto a causa di persone che preferiscono passare il proprio tempo ad odiare, piuttosto che a fare critiche costruttive o tenersi per sé le proprie opinioni.

Nonostante tutto ciò, i BTS sono arrivati ad essere quello che sono ora: il gruppo che al momento macina più successi.
Le prime esperienze hip hop rimangono, ma accompagnate da una sperimentazione continua di generi e messaggi. D’altronde, un gruppo che non sperimenta è un gruppo morto in partenza.
Le prime soddisfazioni arrivano nel loro Paese d’origine, in Giappone e Cina, con la classificazione di canzoni come I Need you e degli album The Most Beautiful Moment in Life pt.1 e pt.2. Con questa trilogia di album, i BTS conquistano anche il loro primo premio importante: Album dell’anno ai Melon Music Awards.

Se già in questi lavori i BTS avevano iniziato ad esplorare temi profondi, anche se familiari, come le pressioni che si vivono durante la gioventù, soprattutto nella società odierna, è con Wings che il gruppo si spinge oltre.
Il tema portante della tentazione, soprattutto della tentazione verso il male, deriva dal libro Demian di Hermann Hesse. Il tema si declina in canzoni come Boy meets Evil e in Blood Sweat & Tears. Oltre a riferimenti alla salute mentale e al conflitto interiore, canzoni come Am I wrong si riferiscono invece all’apatia dello stato delle cose nell’era dell’informazione.
La sperimentazione, quindi, non è solo nel sound, ma soprattutto nei temi affrontati nei testi. Tutte questioni che normalmente incontriamo durante la nostra crescita.

 

Love Yourself: una trilogia sull’amare se stessi

 

Eppure, il momento più importante per i BTS (e per gli ARMY, come vengono chiamati i fan del gruppo) incomincia con la pubblicazione dell’album Love Yourself: Her, primo della cosiddetta serie sull’amore verso sé stessi.
Questa “serie” di album ne comprende tre e ha permesso al gruppo di arrivare nella Billboard Hot Chart.

Ma questa nuova trilogia non è solo posizioni raggiunte e unità vendute. Bensì, quello che i sette ragazzi hanno portato avanti è una vera e propria storia, trasformatasi anche in campagna sociale.
Quella di Love Yourself è una serie nel vero senso della parola, perché i tre album raccontano tre momenti, tre step dell’amore.
In LY: Her si parla dell’amore verso un’altra persona, in canzoni come Serendipity o in DNA. Ma già nell’ultima canzone dell’album, cantata dai tre rapper, si dice che questo amore non potrà durare. In realtà è solo una menzogna e l’io che l’altra persona conosce è solo una maschera.

In LY: Tear l’amore è ormai in crisi. È un Fake Love nella title track dell’album, un amore che non permette di essere se stessi.
Spesso ritroviamo le maschere nei video di questa “era” proprio a voler simboleggiare la menzogna agli altri, ma soprattutto a se stessi.
L’album si chiude ancora una volta con i tre rapper che in Outro: Tear (forse una delle canzoni più sottovalutate del gruppo) cantano la rabbia, la tristezza e la frustrazione perché quello che sembrava un sogno comune è diventato, per la prima volta, solo un sogno.

Da una parte tutte le emozioni che si provano dopo la fine di un amore, dall’altra SUGA ha rivelato che il brano è stato scritto in un momento in cui il gruppo stava contemplando se dividersi o meno. Per questo, versi come “Abbiamo camminato verso lo stesso posto/Ma quello è diventato il nostro ultimo posto” e “Lasciarsi è il solo premio/che si ottiene dopo la fine della mia finta recita” assumono più significati, rendendo la canzone probabilmente una delle più personali del gruppo.

 

i sette membri dei bts che si divertono per un photoshoot
I Bts per Variety 2020 | Credits to Variety e Hong Jang Hyun

 

Infine, è in LY: Answear che troviamo la risposta, appunto. La scoperta che si fa dopo aver sperimentato un amore menzognero è che bisogna prima di tutto amarsi per rimanere sé stessi in ogni occasione.
Accettarsi per quello che si è, anche se è qualcosa che la società non è solita accettare, è il primo passo. Verso la felicità e verso la forma di amore più puro.
Capire di dover amare sé stessi diventa una vera e propria epifania, ed infatti è in Epiphany, canzone cantata solo da Jin, che si dice esplicitamente “Sono io quello che dovrei amare in questo mondo/ il me così luminoso, la mia anima preziosa/ finalmente l’ho capito, quindi decido di amarmi/ io così imperfetto eppure così bello”.

La saga di Love Yourself è diventata anche una campagna sociale perché nel 2018 il gruppo è stato invitato a parlare all’Assemblea delle Nazioni Unite, come ambasciatori Unicef.
Nel discorso tenuto da RM completamente in inglese, il leader ha ancora una volta dato voce ai messaggi intrinsechi che i BTS hanno cercato di trasmettere attraverso la musica.

Il me stesso di ieri, quello che ha commesso degli errori, quello che ha dei difetti è comunque parte di me.
«Ho imparato ad amare me stesso per ciò che ero, per ciò che sono e per ciò che spero di diventare». Con queste parole i sette ragazzi vogliono far comprendere a chiunque li ascolti, non solo ai loro fans, che magari è più facile amare la parte giusta e “buona” di se stessi. Finché però non accetteremo che ogni sbaglio che commettiamo non ci rende meno noi stessi e che ognuno ha dei difetti, non arriveremo mai ad amarci per quello che siamo veramente.

Non è importante chi siete, da dove venite, il colore della vostra pelle, l’identità di genere, semplicemente parlate di voi.

Trovate il vostro nome e trovate la vostra voce parlando di voi.

 

Dynamite, Be e Life Goes On

 

I BTS non si fermano mai. Questa è una delle cose che i fan del gruppo hanno capito ormai benissimo. In quest’anno uggioso, i sette membri hanno fatto di tutto per cercare di gettare uno spiraglio di luce e distrarre gli ARMY.
Così, il 21 agosto, è uscita Dynamite, il loro primo singolo completamente in inglese.
Ma Dynamite è stata solo un’anticipazione del loro nuovo album, in uscita il 20 novembre.
BE”, “essere”, “esistere” ma anche “diventare”. Con questo concept e questo album il gruppo ha messo tutto sé stesso e tutta la propria creatività, diventando autori non solo delle canzoni, ma anche dei visuals e persino del music video per Life Goes On.

Quest’ultimo è il lead single di BE ed è un chiaro riferimento al “mood” dell’album; essendo stato scritto durante una pandemia e il lockdown, può essere visto come una specie di «diario dei tempi che stiamo vivendo» come ha detto Jin, e che riflette senza precedenti le emozioni che hanno provato in questo periodo, come ha affermato Jimin.
La vita va avanti” anche in situazioni terribili come quella che stiamo vivendo. Questo è ancora una volta il messaggio che il settetto vuole comunicare. Non solo attraverso la musica, ma anche attraverso discorsi come quello fatto per la seconda volta alle Nazioni Unite.

 

Life goes on. Let’s live on.

 

 

i sette membri dei bts su un red carpet
Il gruppo sul red carpet dei Grammy 2020 | Credits to Rich Fury

 

 

BTS x ARMY: un rapporto senza precedenti

 

Il 2020 è stato (ed è tuttora) un anno innegabilmente difficile per il mondo intero. Un po’ tutto è in stand-by, anche i concerti.
Il 21 febbraio i BTS hanno rilasciato il loro ultimo album, Map of the soul: 7, per i sette anni dal debutto. Tutto era già pronto per un altro, spettacolare tour mondiale. Ma ovviamente, i piani sono stati interrotti con l’inizio della pandemia e il tour cancellato.
Migliaia, milioni di fans in tutto il mondo sono rimaste profondamente amareggiate dall’inevitabilità della situazione. Eppure, il gruppo non si è fatto fermare nemmeno dalla pandemia. Il desiderio di rimanere sempre in contatto con gli ARMY è molto radicato nei sette ragazzi. Infatti, usano spesso le piattaforme social (v-live e weverse sono piattaforme sud-coreane fatte apposta) per aggiornare i fan su momenti privati o per chiedere loro come stanno.

Allo stesso tempo i BTS regalano ai propri sostenitori ore e ore di contenuti dietro-le-quinte oppure brevi serie che li vedono protagonisti mentre si rilassano, si divertono o viaggiano. Gli ARMY così, hanno sempre qualcosa da guardare, da leggere o da scoprire sul gruppo, cosa che rafforza ulteriormente il legame creato. In questo senso, la tristezza di non poter vedere dal vivo i volti felici dei propri fan ai concerti, ha portato i BTS a pensare a delle performance online.

Performance che potessero intrattenere, ma anche confermare il fatto che tutto il gruppo lavora costantemente per i propri fan. Così a giugno si è tenuta la “Bang Bang Con” e ad ottobre il “Map of the soul on:e”, un weekend con due veri e propri concerti online.
Tra brani classici e nuovi dall’ultimo album, i BTS hanno tenuto due ore e mezza di concerto. Proprio come avrebbero fatto se ci fosse stato un vero pubblico a sostenerli. Le scenografie spettacolari, i ballerini muniti di mascherine e la tecnologia che ha consentito di avere collegati quasi un milione di persone, ha permesso ancora una volta di mostrare ai fans la dedizione dei BTS nei loro confronti e viceversa.

 

i sette membri dei BTS durante un concerto
I bts durante il concerto per la Bang Bang Con | Credits to Big Hit Entertainment

 

Parlando da fan, posso affermare con tutta sincerità che non ho mai sentito parlare di un rapporto così profondo come quello tra i BTS e gli ARMY.
Certo, ogni artista è sempre immensamente grato ai propri fan, ma il livello di gratitudine e di dedizione assoluta che c’è da parte dei sette ragazzi non credo si sia mai visto.
Basti pensare che il membro più piccolo, Jungkook, ha un tatuaggio che recita “ARMY” sulla mano destra. Non c’è discorso di ringraziamento in cui i membri non dichiarano quanto la loro vita e il loro lavoro sia completamente dedito agli ARMY.
Nella loro discografia, diverse canzoni sono completamente dedicate al loro “esercito”. A partire da Pied Piper fino a We are bulletproof: the eternal dal loro ultimo album.

Ma è con Magic Shop che il gruppo ha voluto far capire agli ARMY una cosa importante. Come ha detto Jungkook: «Ogni volta che saranno stanchi, soprattutto emotivamente, possono disegnare una porta nel loro cuore ed entrarci… Lì ci saremo noi».
I BTS hanno spesso rimarcato come molti fan affermino continuamente che la propria vita è cambiata grazie alla loro musica. Ma questa specie di salvezza è sempre stata reciproca, perché gli ARMY hanno sostenuto i ragazzi anche nei primi momenti della loro carriera. I momenti più difficili, dove il desiderio di dividersi era forte a causa delle critiche e delle pressioni.

Durante uno dei concerti del Love Yourself Tour, RM si è rivolto ai fan, dicendo: «Se vi abbiamo aiutato nel vostro sogno o nella vostra vita almeno un po’ grazie alla nostra esistenza, alla nostra musica, alle nostre performance oppure alle nostre foto e video, anche se non è niente di che, se siamo riusciti a ridurre il vostro dolore da 100 a 99, 98 o 97, allora questo ha reso degna la nostra esistenza».

 

C’è un detto tra gli ARMY, che i BTS ti trovano nel momento in cui ne hai più bisogno.

E, personalmente, credo proprio che sia stato così.

 

 

Cover: I BTS nella prima “concept photo” di BE | Credits to Big Hit Entertainment