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Yilian Canizares: «In ognuna di noi c’è una Erzulie!»

Un'artista che ha "usato" il pop per fare arrivare un messaggio a più persone possibili, nella speranza che la sua musica fosse un rimedio contro l’indifferenza.

Musica di Marco Rospo

21 Novembre 2020

La chiusura dei teatri, imposta dai recenti provvedimenti governativi per contrastare la diffusione del Covid-19, non ha fermato uno dei più importanti appuntamenti internazionali dedicati al jazz e alle sue infinite traiettorie.

Ideato e organizzato da IMF Foundation in co-produzione con la Fondazione Musica per Roma e all’interno di Romarama, il Roma Jazz Festival ha confermato lo svolgimento della sua 44° edizione dal titolo Jazz for Change.

Il tutto riorganizzando in tempo record la programmazione che si è tenuta a porte chiuse nelle sale dell’Auditorium Parco della Musica, interamente trasmessa in diretta streaming HD, grazie all’alleanza strategica con la piattaforma internazionale Live Now.

 

Yilian Canizares | Ph Antonello Mori

 

Gran chiusura, ieri sera, 20 Novembre, nel segno di due elementi centrali per tutti i grandi movimenti che oggi lottano a favore del cambiamento, della lotta femminista e della ferma volontà di reagire agli imprevisti della Storia.
Sul palco una delle cantanti, violiniste e compositrici più apprezzate della scena internazionale, la cubana Yilian Canizares con il Trio Resilient.

 

Da sempre attenta alle tematiche dei diritti civili e femminili, la Yilian ha presentato al pubblico del Roma Jazz Festival 2020 il suo ultimo album, Erzulie, dedicato alla divinità femminile haitiana dell’Amore e della Libertà.

Un tributo a tutte le donne che vivono in questo momento storico decisamente complicato e che l’artista presenta in questo modo:

Essere donna oggi, in questa società, è una grande sfida.

 

«Ritengo che sia mio dovere come donna, come Artista e come essere umano impegnarmi nella difesa dei diritti femminili e civili in tutto il mondo: uguale retribuzione, stesse agevolazioni per accedere alla scolarizzazione, lotta contro le violenze di ogni genere, maggior presenza delle donne nelle posizioni di potere ma soprattutto rispetto per la nostra indipendenza e integrità morale».

 

 

Nella tradizione creola Erzulie è uno spirito femminile che simboleggia l’Amore e la Sensualità ma anche la Forza e la Libertà.

Per Yilian è la metafora di un’idea di musica contaminata che recupera lo spirito jazz e lo porta nel pop: «Il jazz è musica di strada, deve passare attraverso una esperienza di vita e non può essere solo un percorso intellettuale. Credo che il jazz debba continuare ad essere vivo, è un compito che spetta alla mia generazione».

 

Con Erzulie voglio far conoscere al pubblico la cultura e la dignità di Haiti e rendere omaggio alla forza delle donne, perché in ognuna di noi c’è una Erzulie.

 

«In questo album ho usato il pop per fare arrivare un messaggio a più persone possibili, vorrei che la mia musica fosse un rimedio contro l’indifferenza.

Ma non rinnego il jazz! La sua essenza è esprimere in musica quello che vivi nella tua interiorità, con tutte le sue contraddizioni.

 

 

Continuo ad amare anche la musica classica, ma quando suoni dal vivo su un palco in un’orchestra jazz, dopo, non si può tornare indietro.

La ricerca della perfezione fa perdere la componente di umanità.

La musica è un’esperienza fisica, se non la senti dentro non la stai vivendo.

 

Il jazz è accettare l’imperfezione.

La mia, la tua e quella della Vita che ci lega».

 

Yilian Canizares | Ph Antonello Mori

 

Tra tutti gli strumenti possibili, tra le tue mani stringi il violino… Perché?

«La prima volta che ho visto un violino, avevo sette anni.

Sono cresciuta nel quartiere di El Velado, dietro Plaza de la Revolucion a L’Havana, e quel giorno, stavo per sostenere un’audizione al pianoforte.

Desideravo entrare nella prestigiosa scuola di musica intitolata a Manuel Samuell Robredo, creatore della “contraddanza” uno dei generi principali della musica creola Cubana.

Non avevo mai sentito il suono di un violino prima, ma ho sentito subito una specie di connessione spirituale con la sua forza espressiva».

 

Siamo fatti l’uno per l’altra, il violino non mi ha mai abbandonato.

Racconta quello che nessuno conosce di me.