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“Il Vestito”: la paura del diverso e la ricerca di accettazione nel cortometraggio di Maurizio Ravallese

Film, Just Viewed di Noemi Chianese

20 Aprile 2021

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Io amo, tu ami, egli ama. Amare è uno dei primi verbi che impariamo a coniugare a scuola. Forse perché è un verbo facile, forse perché si pensa che nella vita lo useremo spesso.

 

Amare significa tante cose ma soprattutto vuol dire non avere paura.

 

Il protagonista de Il Vestito è straniero e si capisce, non tanto dall’aspetto, ma dal fatto che stia imparando la nostra lingua. In quella classe, sembra l’unico a cui interessi davvero imparare come si coniuga il verbo amare.

Lavora in una lavanderia e oltre a preoccuparsi dei suoi problemi, dedica del tempo (e soldi) a lavare i vestiti dei suoi amici.

 

È un ragazzo che si impegna, che prova ad integrarsi e che sogna.

 

Sogna di poter indossare una bella giacca, un giorno, una che gli stia davvero bene. Sogna probabilmente cose semplici, non pretenziose. Ma ogni suo sogno è infranto, anche solo a causa di un appellativo riferito al colore della sua pelle.

 

 

ragazzo che prega in ginocchio
Danilo Arena ne Il Vestito | Credits to Pathos Distribution

 

 

All’improvviso si trova davanti un’occasione, una situazione che forse gli risolverebbe un problema. Non è abituato a commettere un crimine, né ad infrangere nessuna regola, perché il suo impegno ad integrarsi è più forte. Perciò pur tremando di paura, prega il suo Dio e spinto dal vicolo cieco in cui si trova, ruba.

 

Qualsiasi strada percorriamo però, porta ad affrontare i propri peccati e ogni peccato va pagato in qualche modo.

 

Un viaggio verso un paese fantasma, dove “gli sguardi indiscreti” non mancano, sarà la sua espiazione. Non una punizione divina, bensì una molto umana.

 

Il pregiudizio, la delusione, la repressione, la violenza e la paura ingiustificata dell’altro. Questi sono alcuni dei temi che il regista del corto, Maurizio Ravellese, ha cercato di combinare nel poco tempo a disposizione. Il nostro protagonista vive in un mondo che non ha colori sgargianti, ma che è invece permeato da sfumature di grigio. Nonostante tutto ciò non sembra arrendersi, soprattutto perché sta andando incontro a qualcosa che lo renderà felice.

 

Oltre a Danilo Arena nei panni del ragazzo musulmano, troviamo Christian Iansante in quelli di un uomo alla deriva, prossimo alla morte. Il personaggio di Iansante è piegato fisicamente dalla droga, ma spiritualmente da qualcos’altro. Sarà proprio questo qualcos’altro che lo spingerà ad affidare una missione al protagonista, in cambio di qualcosa di molto prezioso.

 

 

Giulio Dicorato nel cortometraggio
Giulio Dicorato ne Il Vestito | Credits to Pathos Distribution

 

 

Il cortometraggio mette quindi a confronto due persone molto diverse. Il primo pronto a guardare avanti, a rimanere positivo, nonostante i “no” quotidiani. L’altro incapace di vedere orizzonti lontani, che ha già accettato quello che gli aspetta, che sembra essersi arreso.

Due mondi distanti dunque, ma che in realtà sono plasmati dallo stesso tipo di rifiuto da parte della società. Una società che non cambia facilmente e che spesso ci sovrasta.
Infine, sta a noi sopportare il peso del nostro mondo sulle spalle. Sta a noi decidere di essere abbastanza forti da resistere o da lasciarlo andare e passarlo a qualcuno che, forse, ne ha più bisogno di noi.

 

Il Vestito è prodotto e distribuito da Pathos Distribution, casa che ha distribuito anche L’oro di Famiglia di Emanuele Pisano, recentemente candidato ai David di Donatello.
Il corto di Ravallese ha partecipato a più di trenta Festival italiani ed internazionali, tra cui il Falcon di Londra, il Firenze Film Corti, il South African Film Festival, il Queen Palm Festival, il Buenos Aires Film Festival e il Giffoni Young Maedonia dove ha vinto come miglior corto drammatico.

 

 

Cover: Danilo Arena e Christian Iansante in una scena del cortometraggio | Credits to Pathos Distribution