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Franco Grisolia: candidato sindaco per il Pcl alle Elezioni Comunali 2021 di Roma

Comunicazione di Alessandra Magrini

30 Agosto 2021

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FrancescoFrancoGrisolia è il candidato sindaco per il Partito Comunista del Lavoratori. Nato a Genova, ha 69 anni, laureato in Giurisprudenza ed impiegato Allianz ora in pensione.

Attualmente ricopre cariche dirigenti sia nella Segreteria del PCL sia nel Comitato Centrale, giocando un ruolo essenziale nei nostri rapporti internazionali. Da sempre sostenitore della Quarta Internazionale, dirige la Commissione Internazionale del PCL. Oggi coniuga la sua intensa attività nel partito con i suoi impegni nella CGIL, che lo vede come membro del Collegio di Verifica, nonché invitato permanente al Comitato Direttivo CGIL Lombardia.

 

 

Come e quando nasce il Partito Comunista dei Lavoratori (PCL)?
«Il Partito Comunista dei Lavoratori nasce nel 2006 come scissione della sinistra di Rifondazione Comunista nel momento in cui quest’ultima entra nel governo Prodi, un governo che si è dimostrato nella maniera più evidente un governo borghese capitalista che ha favorito solamente l’interesse del padronato, abbassandone fortemente le imposte, e che ha mandato e sostenuto le truppe italiane in Irak e in Afghanistan col voto favorevole di Rifondazione Comunista e del, cosiddetto, Partito Comunista Italiano.»

 

 

Quali sono i vostri intenti sul piano nazionale e come si coniugano con l’ambito delle elezioni comunali di Roma del 2021?
«Il nostro obiettivo è quello di costruire un partito rivoluzionario e, nel contempo, di aumentare e sviluppare una coscienza di classe, anch’essa rivoluzionaria, tra i lavoratori e le lavoratrici e tutti gli altri sfruttati e oppressi di questa società, cioè la loro grande maggioranza. La presentazione elettorale per noi ha questo significato e non cambia dal punto di vista comunale, regionale o nazionale anche se parliamo, ovviamente, pure di problemi locali.

Gli scopi sono quelli indicati precedentemente e, se riuscissimo a ottenere una presenza istituzionale noi saremo, come diceva Lenin, dei tribuni del proletariato, cioè dei lavoratori, degli sfruttati e degli oppressi, all’interno delle istituzioni di questo Stato che noi consideriamo lo Stato della classe sociale nemica, cioè la borghesia capitalista.»

 

 

Il PCL ha nel suo simbolo la “falce e martello”: ha ancora senso il suo significato nei tempi moderni?

Assolutamente si, la “falce e martello” è il simbolo della prospettiva di liberazione dell’umanità dalla società divisa in classi con le sue ingiustizie, il suo sfruttamento le sue guerre, le sue devastazioni ambientali e le sue morti massicce per tutte queste situazioni, quindi è logico mantenerlo.

 

«Anche se è stato infangato dalla terribile degenerazione stalinista crediamo che non possa essere abbandonato o lasciato, appunto, ai soli stalinisti che l’hanno tradito.»

 

 

Roma è una città in difficoltà: dalla gestione dei rifiuti, ai trasporti, alla criminalità in forte aumento. Da dove si potrebbe ripartire per ricostruirla?
«Intanto noi crediamo che sia necessaria una politica di recupero di finanza, chiedendo fortemente alle istituzioni centrali e nazionali un aumento delle elargizioni per Roma Capitale e, soprattutto, il non pagamento del debito nei confronti delle banche usurarie.

Inoltre noi riteniamo che, per la questione abitativa, ci voglia la requisizione delle case sfitte; che i beni ecclesiastici, salvo quelli riferiti ovviamente al culto – le chiese e quant’altro – siano espropriati e, come già in altre situazioni della storia, posti a servizio delle finanze dello Stato generale, ma anche del Comune di Roma.»

 

Questo permetterebbe di iniziare a risolvere anche i problemi dei rifiuti e dei trasporti.

Per la criminalità è necessario un coinvolgimento forte dei cittadini che si sentono uniti nei quartieri contro i balordi, gli spacciatori, i delinquenti e i criminali.

 

 

 

Il PCL punta ad un vero e proprio rovesciamento dei poteri forti in una città come Roma con le mafie più o meno ripulite che gestiscono molti affari, con la corruzione etc. Come è possibile sradicare il vecchio per ricostruire una città sociale?
«Si tratta, come dicevo prima, di cercare di coinvolgere in primo luogo i lavoratori nella lotta contro la criminalità: è una cosa difficile, ma la denuncia delle mafie e della corruzione può trovare un suo sviluppo se si creano strutture di comitati eletti di delegati nelle fabbriche, nelle scuole e nei quartieri, che siano una struttura di potere all’interno della città di potere alternativo.

Naturalmente, una giunta rivoluzionaria diretta dal Partito Comunista dei Lavoratori farebbe della lotta alla corruzione e della denuncia della minima corruzione o favoritismo per le industrie private e via dicendo, il centro della sua battaglia.»

 

Sarebbe una battaglia politica difficile e sociale ma è possibile.

 

 

 

Molte persone stanno pensando di fuggire verso aree più verdi. Come vedi la questione abitativa a Roma e come prevedi il suo futuro?
«Come ho detto prima è necessaria la requisizione delle case sfitte, come anche la costruzione di nuove abitazioni, compensandola con sviluppo del verde in zone degradate, fabbriche abbandonate senza valore di archeologia industriale, etc.

Questo è possibile con il recupero delle finanze che abbiamo detto e noi crediamo che bisogna ritornare, oltre che allo sviluppo delle case popolari, ad una a legge sull’equo canone che – con molti limiti – esisteva e che è stata abrogata dal centrosinistra all’epoca della partecipazione della stessa Rifondazione nel suo governo alla fine degli anni 90.»

 

 

Perché una cittadina o un cittadino di questa città dovrebbero votarvi? Rivolgi un appello ai giovani.
«Un cittadino o una cittadina, in particolare un lavoratore o una lavoratrice dipendente – anche pensionato/a – e i giovani che si preparano a entrare nel mondo del lavoro – se ci riescono, vista la precarietà voluta da tutti i governi di centrodestra e centrosinistra – dovrebbero votare per l’unico voto utile.

 

Il voto inutile è quello che si dà a partiti che magari si presentano di sinistra – o addirittura comunisti – e poi tradiscono il mandato dei loro elettori per entrare nei governi e nelle giunte locali per avere dei contraccambi.

 

 

Noi siamo dei veri rivoluzionari: vogliamo abbattere questo sistema e per questo saremo intransigenti in ogni nostra azione, dentro e fuori dai consigli comunali.

 

 

Nel caso – ovviamente molto ipotetico – in cui noi prendessimo una maggioranza a Roma o in qualsiasi altra città ne faremo uno strumento di lotta contro il capitalismo, che pur continuerebbe a sussistere a livello nazionale.

 

Per i giovani è un invito particolare, perché parliamo del loro futuro: tutte le forze di tutto questo schieramento, dai fascisti a Rifondazione Comunista, hanno votato leggi di precarietà a partire dal terribile (cosiddetto) “Pacchetto Treu”; oggi dimenticato, ma che nel 1997, col voto determinante di Rifondazione Comunista, portò in Italia – da una situazione in cui la precarietà era molto ridotta, semmai c’era del lavoro nero – alla situazione in cui il lavoro nero non è scomparso – anzi è aumentato – e la precarietà è diventata la norma per tutti giovani.»

 

 

Noi vogliamo la riduzione dell’orario di lavoro a parità di paga: paghino i padroni che si sono arricchiti e i banchieri!

Nel contempo vogliamo che siano abrogate tutte le leggi di precarizzazione; il lavoro deve essere uno: il lavoro stabile a tempo indeterminato. Salario uguale per lavoro uguale!

 

 

Alessandra Magrini

 

 

Cover Photo by Moises Gonzalez on Unsplash