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I danni neuropsichici dell’uso prolungato dei videogiochi

Se il mondo è quello virtuale, il cervello si adatterà a quello.

Quora in pillole, Rubriche di Valentina Tosi

6 Ottobre 2021

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La domanda di oggi:

quali sono i danni neuropsichici che possono derivare dall’uso prolungato dei videogiochi?

 

Risposta di Maurizio Orfei.

 

Photo by Giorgio Trovato on Unsplash

 

Allargherei il ragionamento dai video giochi alla realtà virtuale e alla simulazione.

Sono i nuovi mezzi di comunicazione e didattica.

 

Se prima erano il libro, la matita e la lavagna, adesso ci sono smartphone, lavagne digitali e periferiche interattive per la simulazione.

 

Se l’argomento era precedentemente raccontato dall’insegnante, nonna o maestro, e la rappresentazione visiva dell’oggetto passava per i disegni e l’abilità manuale di scrivere e disegnare era un patrimonio da acquisire necessario per la comunicazione, adesso questi nuovi strumenti presentano l’oggetto quasi senza nessun sforzo per recepirlo da parte del destinatario.

 

Immagini e suoni rendono il soggetto passivo alla stimolazione da parte del veicolo del messaggio e purtroppo questa modalità provoca delle alterazioni neurologiche, o meglio impedisce un corretto sviluppo, specie se chi è sottoposto a questa forma di apprendimento e svago sono dei bambini piccoli.

 

È necessario il trasferimento delle informazioni e della abilità acquisite attraverso i “videogiochi” alla realtà vera e corporea per favorire la plasticità neurale, cioè la crescita, lo sviluppo e l’adattamento del cervello al mondo in cui viviamo: se il mondo è quello virtuale, il cervello si adatterà a quello.

 

Photo by George Flowers on Unsplash

 

La dislessia, per esempio, è curata fornendo al soggetto degli strumenti alternativi e compensativi, cioè immagini e suoni per consentire l’apprendimento che non riesce attraverso la lettura e la scrittura.

Bene, il dubbio è che i DSA possono avere come causa la mancata attivazione completa di certe aree del cervello perché l’attività fisica e cognitiva che avrebbe dovuto innescare questo processo educativo, sia stata sostituita da immagini e suoni non interattivi, cioè la baby sitter digitale e i vari ipod in mano ai bambini così “stanno tranquilli” e i genitori si possono rilassare con i “loro” ipod!

 

Un esempio è quello della scrittura e più in generale dell’abilità motoria fine che si sviluppa con gli esercizi di prensilità e di scrittura.

 

Il senso della spazialità migliora se il bambino riconosce le forme e riempie di colore quelle disegnate su un foglio e ogni volta in più che lo farà, migliorerà la sua capacità di percezione visiva e della manualità attivando e stimolando anche le aree del cervelletto preposte alla motricità fine.

 

Valentina Tosi

 

Cover Photo by Sigmund on Unsplash