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Che cos’è la robotica umanoide?

Quora in pillole, Rubriche, Scienza di Valentina Tosi

8 Ottobre 2021

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La domanda di oggi:

che cos’è la robotica umanoide?

 

 

Risposta di Thomas Aureus, Saggista in Robotica, IA e Neuroscienze Computazionali.

 

Photo by Maximalfocus on Unsplash

 

La robotica umanoide è quella branca della robotica che si occupa di studiare, progettare e costruire robot che ricalchino, sul piano strutturale e funzionale, le forme e le movenze tipiche degli esseri umani.

Inizialmente nata dall’interesse per la costruzione di ortèsi e protesi specifiche, a cavallo tra l’ingegneria meccatronica e l’ingegneria biomedica, il campo della robotica umanoide ha successivamente acquisito una relativa autonomia con lo studio di metodi e sistemi finalizzati alla riproduzione di specifiche funzionalità dell’organismo umano: l’andamento bipedale mediante una struttura locomotoria inferiore analoga a quella delle gambe umane in termini di gradi di libertà, la percezione della posizione e l’orientamento tramite specifici sensori propriocettivi, limitati aspetti della comunicazione grazie a programmi d’intelligenza artificiale adibiti al riconoscimento vocale e al text-to-speech, ecc.

 

Un esempio di robot umanoide. Quando il robot umanoide assume anche sembianze specifiche molto simili a quelle umane (in termini di forme secondarie, come le articolazioni delle estremità o i lineamenti del volto), viene anche chiamato – più precisamente – androide.

 

La mente umana, per retaggi evolutivi ancora ben presenti e a causa dell’attività di funzioni psicologiche preposte alla rassicurazione e al senso di familiarità, tende a proiettare le proprie qualità specifiche su altri esseri viventi, non viventi o immaginari, in modo da poter instaurare un senso di comunanza e un rapporto diretto con essi: oltre ai casi dell’antropomorfismo degli dèi nelle religioni e degli animali nella letteratura favolistica, è anche una delle ragioni principali per cui è nata la robotica umanoide – coi prodotti della quale, da tradizione fantascientifica, l’uomo si è spesso rapportato nei termini della relazione creatore-creatura o genitore-figlio anche in assenza di una coscienza da parte delle macchine in questione.

 

Photo by Possessed Photography on Unsplash

 

Tuttavia, se essa risulta interessante anche sul piano dello studio dei parallelismi funzionali tra specifiche attività di organismi biologici e precisi meccanismi elettromeccanici nelle macchine (con l’insorgere di domande quali: qual è la differenza di funzionamento tra un organo biologico e un potenziale analogo organo robotico?), in alcuni ambiti l’antropomorfismo è un carattere che favorisce l’utilità del robot (come nel caso dell’uso della robotica a fini medici e terapeutici, oppure nelle esplorazioni spaziali in circostanze specifiche), in altri ambiti la struttura antropomorfa è disfunzionale e d’impaccio (come nel caso dei robot militari e di molte tipologie di macchine industriali).

 

Valentina Tosi

 

 

Cover Photo by Andy Kelly on Unsplash