Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

Newsletter

Ray Liotta, an authentic goodfella

Personaggi di Chiara Ribaldo

28 Maggio 2022

Spread the love

C’è un campo di baseball nella Contea di Dubuque, in Iowa, dove prima cresceva il granturco. Alle sue spalle una grande casa tinteggiata di bianco con un portico che odora di legno e tè alla menta. Su quel campo, una notte d’estate compare “Shoeless” Joe Jackson, che con altri sette giocatori della storica formazione del 1919 dei Chicago White Sox, fu squalificato a vita con la pesante accusa di corruzione. Sembra un sogno.

Così il regista Phil Alden Robinson racconta la storia di uno dei più celebri scandali sportivi degli Stati Uniti, racconta la determinazione, la speranza, l’amore e la complessità delle relazioni. Per il suo L’uomo dei sogni (Fields of dreams) sceglie Kevin Costner nei panni del contadino Kinsella cui viene affidato il compito folle di costruire il diamante nel bel mezzo della sua fattoria, “Se lo costruisci, lui tornerà”.

E sceglie Ray Liotta per interpretare un dolente e bellissimo “Shoeless” Joe. 

Ray Liotta Shoeless

Ray Liotta allora ha 35 anni, molta gavetta, piccole parti, fatta eccezione per il ruolo del marito violento di Melanie Griffith in Qualcosa di travolgente di Jonathan Demme, interpretazione che gli valse moltissimi riconoscimenti e una nomination ai Golden Globe come migliore attore non protagonista.

Se il cinema, quello hollywoodiano almeno, è fatto soprattutto di facce, Ray Liotta è un volto. Riconoscibile, per quegli occhi così azzurri da sembrare ghiaccio, le sopracciglia scurissime e folte, le labbra sottili, e nello stesso tempo insondabile. Poteva essere chiunque, lo è stato. I film fanno di queste magie a volte. 

Così se nel 1989 è un giocatore di baseball venuto dall’aldilà per far riconciliare un padre e un figlio e rimettere i peccati di un’intera comunità, dolcissimo e malinconico, l’anno successivo si trasforma nel gangster Henry Hill per il capolavoro di Martin Scorsese, Quei bravi ragazzi. Ascesa e caduta di uno degli uomini di punta della famiglia mafiosa Lucchese. La risata, assolutamente improvvisata, nella scena in cui Joe Pesci sta raccontando un aneddoto divertente, ha reso quel personaggio uno dei più iconici della storia del cinema. 

Qui bravi ragazzi

Da lì in poi, impossibile contare le pellicole e le serie tv cui ha preso parte, scivolando su ogni genere, dal crime al drama, passando per la commedia e l’animazione, con leggerezza e serietà estreme. Eroe, villain, sbirro, padre, fratello, marito, amante, avvocato, pubblicitario, personaggio dei Simpson. Nelle sue mille vite sullo schermo tra cowboy, navicelle spaziali e santi del New Jersey, Ray Liotta ha persino interpretato sé stesso in uno straordinario cortocircuito tra realtà e finzione nel film della Dreamworks Bee-Movie. 

Ray Liotta è morto ieri, nel sonno, nella Repubblica Domenicana dove stava girando Dangerous Waters. Ci fosse un campo di granturco, meriterebbe un suo diamante, un altro ruolo, un’altra risata isterica, ancora un’occasione per noi di restare incagliati in quegli occhi di un azzurro irreale, leggere il suo nome nei titoli di testa, vederlo di nuovo prendere a cazzotti qualcuno, suonare il piano, dare un bacio, sorridere.

Ray Liotta era davvero un bravo ragazzo, e la sensazione, adesso, è che di goodfella così in giro ne siano rimasti troppo pochi.

Chiara Ribaldo