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KIM GORDON, GIRL IN A BAND.

«What’s it like to be a girl in a band? I don’t quite understand. That’s so quaint to hear. I feel so faint my dear». Mi sento così debole mio caro. 2009, con queste parole (la traccia è “Sacred Trickster” dall’album The Eternal dei Sonic Youth) Kim Gordon – una leggenda vivente, quella a cui guardi quando ti senti fragile e che hai bisogno di ascoltare per sentirti forte – prova a raccontare che cosa vuol dire essere “una ragazza in una band”. Mi sento così debole mio caro. È possibile?

2015, edito da Dey Street Books (HarperCollins) esce Girl in a band. A Memoir la prima autobiografia della donna che ha fatto la storia della musica senza compromessi, ruoli o clichè, rifiutando sin dall’inizio la necessità di farsi proiezione immaginaria delle fantasie di un mondo che, ai suoi esordi, era ancora in mano agli uomini. “Non volevo vestirmi come Siouxsie e Lydia Lunch…”. A Kim è sempre e solo bastato essere sé stessa.

Nata a Rochester il 28 aprile 1953 e cresciuta a Los Angeles, dopo il diploma in arte (da giovanissima scrive per Artforum e lavora in molte gallerie) Kim Gordon si trasferisce a New York, dove, con il suo futuro ex marito Thurston Moore e Lee Ranaldo fonda nel 1981 i Sonic Youth.
Decostruendo le meccaniche che il pop stava mettendo in campo negli Ottanta, uccidendo il rock –sì, uccidendo il rock, musicalmente parlando- e assassinando gli idoli di una generazione i Sonic Youth entrano nella storia della musica condizionando band passate e future.
Pubblicano in trent’anni sedici album di studio, sette EP e ventuno singoli.

KIM GORDON
Weak Sisters 2015 Acrylic on canvas
55 1/4 x 39 1/2 inches (140.3 x 100.3 cm)
©Kim Gordon; Courtesy 303 Gallery, New York

E questo è niente.
Intanto Kim produce le Hole -è Courtney Love a farsi sentire nel 1991 per farle ascoltare Pretty on the Inside-, dà vita ad altri gruppi femminili e non – ricordiamo solo le Free Kitten con Julia Cafritz dei Pussy Galore, Harry Crews con Sadie May e Lydia Lunch e il più recente duo Body/Head con Bill Nace-, si dedica al cinema e alla moda. È mamma di Coco Hayley Gordon Moore.


Photo: Alex Knost
© Kim Gordon; Courtesy 303 Gallery, New York

Oggi continua anche a occuparsi d’arte: in mostra al Benaki Museum di Atene fino al 30 agosto 2015 i suoi “Noise Paintings” traducono in materia e spazio il concetto di “band”. Mentre su un altro fronte, quello della scrittura, Girl in a band. A Memoir, ne racconta la storia, una storia che in realtà Kim Gordon aveva già scritto, in un altro modo.

Alla fine, l’emblematica conclusione con le parole “I guess I am”: non una crisi ma “un credo” in più.

In copertina:
KIM GORDON
Black Glitter Circle 2008 – Glitter 66 inch diameter
©Kim Gordon; Courtesy 303 Gallery, New York

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