Immaginate di accendere Netflix e trovare Inter-Real Madrid tra le opzioni, proprio accanto all’ultima serie del momento. Fantascienza? Forse non più. Il mondo del calcio si prepara ad un altro terremoto. La UEFA ha deciso di rivoluzionare la vendita dei diritti televisivi della Champions League per il periodo 2027-2030, e questa volta nel mirino ci sono i giganti dello streaming.
La mossa che può cambiare tutto
La UEFA ha compiuto una scelta storica: affidare la commercializzazione dei diritti televisivi della Champions a Relevent Sports, società statunitense guidata da Stephen M. Ross, proprietario dei Miami Dolphins. Addio a Team Marketing, l’agenzia europea che per anni aveva gestito questo business miliardario.
Il motivo? Una parola: opportunità. Le piattaforme di streaming hanno dimostrato di avere tasche profonde e fame di contenuti esclusivi. Netflix ha speso oltre 15 miliardi per i contenuti del 2023, Amazon ha investimenti illimitati grazie al successo dell’e-commerce. Per la UEFA è il momento giusto per alzare il tiro.
Netflix e Champions League: quando l’evento singolo diventa fenomeno
Finora Netflix ha giocato d’astuzia nello sport. Niente campionati lunghi e costosi, ma eventi mirati che fanno il botto. La strategia ha funzionato alla grande.
L’incontro di boxe tra Jake Paul e Mike Tyson a novembre 2024? Un successo planetario: 108 milioni di spettatori in tutto il mondo, con punte di 65 milioni collegati contemporaneamente. Numeri che fanno impallidire molte finali di Champions League.
Anche le due partite NFL trasmesse a Natale hanno confermato il trend: milioni di occhi incollati allo schermo per eventi che Netflix trasforma in veri e propri show globali.
Ma la Champions League sarebbe un salto nel buio totalmente diverso. Non più eventi sporadici da sfruttare al massimo, ma un impegno costante con centinaia di partite sparse su mesi. Un cambio di filosofia che potrebbe ridefinire Netflix per sempre.
Il caso “Drive to Survive” resta la prova che Netflix sa fare magia con lo sport. La serie sulla Formula 1 ha trasformato i piloti in star mondiali e fatto esplodere l’interesse per le gare soprattutto negli Stati Uniti. Immaginate cosa potrebbe fare con Mbappé, Haaland e le rivalità storiche del calcio europeo.
Amazon Prime Video e Champions League: la lezione italiana
Mentre Netflix studia le sue mosse, Amazon ha già messo le mani in pasta. Dal 2021 trasmette in Italia le partite di Champions League del mercoledì sera, con i diritti garantiti fino al 2027. Un test importante per capire se gli europei sono pronti a cambiare le loro abitudini calcistiche.
I numeri parlano chiaro: nel settembre 2024, le partite delle squadre italiane hanno totalizzato quasi 5 milioni di spettatori complessivi tra Sky e Amazon. Ma Amazon non svela mai i suoi dati specifici, mantenendo il mistero sui reali risultati della scommessa italiana.
Per Amazon il calcio non è solo questione di abbonamenti. È il “gancio” perfetto: ti iscrivi per vedere la Juventus, poi finisci per comprare su Amazon, usare Prime Video per i film e Amazon Music per le canzoni. Un circolo virtuoso che trasforma ogni abbonato sportivo in un cliente a 360°.
E dal 2026 arriverà anche l’NBA con 87 partite in esclusiva. Amazon sta costruendo un vero impero dello sport in streaming, pezzo dopo pezzo.
Due filosofie completamente diverse
Ma dietro questi numeri si nascondono due approcci completamente opposti.
Amazon punta sulla quantità e sulla convenienza. Vuole offrire tanto sport ad un prezzo competitivo, utilizzandolo per far crescere tutto il suo business (dalle consegne agli acquisti online).
Netflix punta sulla qualità dell’esperienza. Non vuole solo trasmettere le partite, ma creare storie, documentari, contenuti che rendano i tifosi più appassionati. Come ha fatto la Formula 1.
Se Netflix dovesse davvero mettere le mani sulla Champions League, potremmo assistere ad una rivoluzione del calcio come spettacolo: oltre alle partite in diretta, arriverebbero contenuti come il documentario sui retroscena del trasferimento di Mbappé, la serie sui giovani talenti del Barcellona, le interviste esclusive prima della finale. Un universo calcistico dove ogni storia si intreccia con le altre. Una piattaforma globale che porterebbe la Champions League anche dove oggi il calcio europeo fatica ad arrivare: Stati Uniti, Asia, Sud America. Nuovi mercati, nuovi tifosi, nuove opportunità per i club.
Ma c’è un rovescio della medaglia: cosa succede ai tifosi storici, quelli che seguono la Champions da una vita? Saranno disposti a cambiare ancora una volta piattaforma, dopo aver già lasciato la TV tradizionale per Sky e poi per aver aggiunto Amazon?
Il 2027 è dietro l’angolo. La battaglia per il futuro della Champions League è iniziata, e stavolta i protagonisti non sono più solo emittenti televisive, ma giganti della tecnologia che potrebbero cambiare per sempre il modo di vivere il calcio. Una cosa è certa: non sarà più come prima.







