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Il blog nasce, cresce e.. resiste

Il blog

Il vecchio diario online, che ha già compiuto venticinque anni, è ancora in voga?

In molti si chiedono che senso abbia aprire un blog nell’era dei social network. Eppure, nella maggior parte dei casi, quando si fa una ricerca online, si finisce per leggere un articolo di un blog.

Che si tratti di una ricetta, di un suggerimento per come organizzare l’armadio per colori o di una serie di consigli su come scrivere un copy persuasivo, il blog ci verrà sempre in aiuto.

Quindi si, il blog esiste e funziona ancora molto bene.

È il 1997 quando il primo blog fa capolino online. Indovinate dove? Si, in America. In Italia arriverà quattro anni più tardi. Nasce grazie a Dave Winer che sviluppa il primo software per la pubblicazione dei proto-blog. La prima pubblicazione, invece, si attribuisce ad un appassionato di caccia che decide di raccogliere le informazioni che trova online circa il suo hobby e crearne degli articoli. È proprio quest’ultimo a coniare il termine blog, contrazione di web-log, un diario online in cui le notizie vengono visualizzate in ordine anticronologico.

Il New York Times dal canto suo associa la nascita del blog a Justin Hall, uno studente americano che nel 1994 aveva creato links.net, una pagina in cui condivideva link sugli argomenti di suo interesse. Infatti, inizialmente i blog apparivano come liste di appunti e risorse.

Evoluzione del blog

Il blog tra evoluzione e rivoluzione

A poco più di un anno dalla sua nascita, il blog subisce la sua prima evoluzione e inizia ad assomigliare di più a quello che è oggi. Questo perché nasce Open Diary, una community online in cui gli utenti possono anche lasciare commenti. Il blog passa così dall’essere uno spazio di comunicazione personale all’essere uno spazio in cui le persone possono interagire, confrontarsi e scambiarsi opinioni.

La vera rivoluzione, però, arriva con l’inizio del nuovo millennio: sempre in America, perché in Italia non era arrivata ancora neanche la versione primordiale, Adam Kontras pubblica un contenuto testuale accompagnato da un video. Qualche mese più tardi, infatti, si inizia a parlare di vlog, termine nato dalla crasi tra le parole video e blog.

Kontras aveva aggiunto un video al suo testo per mostrare alla sua famiglia, lontana da lui, cosa stesse facendo. È forse ciò che più si avvicina alla più giovane ig story sia per tipo di contenuto che per finalità di utilizzo: mostrare la quotidianità attraverso un video. Eppure, per arrivare alle storie di Instagram dobbiamo aspettare il 2016 e per poterle mettere in evidenza, per consentire la visualizzazione anche dopo le 24h, la fine del 2017.

Quando nel 2001 arriva finalmente in Italia, il blog è già un medium che nel nuovo continente “minaccia” i media tradizionali.
Google capisce che è uno strumento che funziona e che è destinato a crescere e nel 2003 lancia Google AdSense che permette di monetizzare attraverso l’inserimento di inserzioni pubblicitarie sulle pagine dei blog.
Nello stesso anno viene fondata WordPress, la piattaforma di blogging open source più famosa ed utilizzata a livello mondiale.
Di lì a poco nascerà The Huffington Post (diventato nel 2016 HuffPost) il blog statunitense più famoso e seguito al mondo che nel 2009, a soli quattro anni di vita, contava 9 milioni di visitatori unici al mese.

Quando poi, tra il 2007 e il 2008, c’è stato il boom di Facebook e iniziava a diffondersi sempre più anche Twitter si pensava che il blog fosse destinato a morire.  Ma se a distanza di quattordici anni siamo ancora qui a scrivere di lui, evidentemente non è andata proprio così.

blog community

Il blog oggi

Come anticipato, il blog ha subito diverse evoluzioni nel corso degli anni. Ora è un “prodotto” a cui si dedica maggiore cura e attenzione, che viene inserito nelle strategie di marketing aziendali e che ha una certa importanza ai fini della brand awarness e della brand reputation.

Oggi i post dei blog hanno sì un contenuto testuale (più o meno lungo) ma sono sempre più ricchi di immagini, video ed elementi che richiamano gli utenti all’azione, le cosiddette call to action.
E nonostante i social network come Facebook, Instagram e Twitter permettano di fare blogging o microblogging in maniera più immediata e di avere feedback più velocemente, il blog continua ad avere il suo perché. Pensate che un quarto di tutti i siti web è un blog e che il 77% degli utenti di Internet legge regolarmente i blog.

Creare un blog oggi, però, non è così semplice. E fare blogging in maniera efficace è ancora più difficile, soprattutto nella realtà attuale in cui c’è una fortissima competizione. È fondamentale avere sempre nuove idee, avere una buona strategia da seguire e saper attendere i risultati anche per mesi e mesi.

Il blog: perché usarlo

Ritornando al perché aprire un blog, ci sono molti motivi per farlo e altrettanti motivi per non farlo. Un esempio? Fare blogging è sinonimo di essere costanti: se non siete costanti, non aprite un blog.

Quando si vuole dare vita ad un blog bisogna per prima cosa chiedersi qual è lo scopo per cui si vuole iniziare a scrivere e pubblicare contenuti.
Se l’autore vuole uno spazio per raccontare la propria quotidianità nascerà un blog diario, nel caso in cui si voglia parlare di un argomento specifico si tratterà di un blog tematico e quando il blogger è un appassionato di lettura, invece, darà vita ad un blog letterario che può essere dedicato ad un solo genere o anche a più generi.
I tre tipi di blog citati sono i più utilizzati dalle persone che amano scrivere e che non sempre sono scrittori di professione, anzi per alcuni è un’attività secondaria e magari per niente affine al proprio impiego.

Ma il blog è diventato uno strumento fondamentale anche nella sfera lavorativa, sia per i liberi professionisti che per le realtà aziendali che attraverso questo medium raccontano la propria storia e il proprio modus operandi. 
La sezione “blog” del sito aziendale o del sito del libero professionista utilizza un linguaggio più diretto e più leggero rispetto a quello utilizzato per comunicare i servizi offerti o i prodotti venduti. Questo permette:

  • maggior coinvolgimento del lettore e, auspicabilmente, maggiore probabilità che si converta in un cliente;
  • maggiore interazione con i lettori grazie ai commenti;
  • fidelizzazione dei clienti già acquisiti che troveranno nel blog un modo per avvicinarsi ancora di più al brand o al professionista a cui avevano già deciso di affidarsi.

Immaginate il sito web aziendale ufficiale come l’ufficio principale dell’impresa […] Entrare in quell’ufficio ci permette di avere una visione completa della struttura, della storia e dei propositi dell’azienda. Il blog aziendale invece è come il bar all’angolo vicino all’edificio principale, un luogo dove i dipendenti, ovvero il “cuore” dell’azienda, […] vanno per prendersi una pausa e per fare quattro chiacchiere, lì dove l’azienda si sbottona il colletto della camicia e diventa un po’ meno formale. Citazione di un altro articolo, si può inserire?

E tu leggi regolarmente un blog?

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