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“Ride with that wave”. I vincitori del Sundance 2014

Change is inevitable. You either resist it—we know who those people are—or you go with it. We want to ride with that wave.”

Domenica scorsa si è conclusa così, con le parole del suo fondatore, Robert Redford, la trentesima edizione del Sundance Film Festival, parole che si addicono ad un eroe di frontiera, ad un cowboy senza paura proprio come il personaggio di Sundance Kid in Butch Cassidy; se il cambiamento è inevitabile, la cosa più saggia da fare è cavalcare l’onda, andare avanti, esserci. Un cambiamento che potrebbe avvenire a partire dagli stessi vertici, come aveva rivelato lo stesso Redford in un’intervista su Hollywood Reporter pochi giorni prima del festival.

Questa edizione è stata caratterizzata da un cartellone quanto mai denso ed eterogeneo con 117 lungometraggi, 66 corti, pellicole da 37 differenti paesi del mondo e 54 autori esordienti, perché, come ha scritto sulle pagine del New York Times il giornalista Brooks Barnes, “il Sundance per gli Stati Uniti è una specie di bazar dell’industria cinematografica. Al festival vengono presentati soprattutto film di autori sconosciuti e alla prima opera, che grazie al festival vengono scoperti dalle case cinematografiche.”

Nel bazar di Park City, tra le nevose montagne dello Utah, trionfa Whiplash, opera seconda del regista ventottenne Damien Chazelle – tratta dal suo omonimo corto vincitore della scorsa edizione e già acquistata dalla Sony per la distribuzione in sala – storia del rapporto conflittuale tra un giovane e ambizioso batterista jazz e uno spietato insegnante, versione militaresca e più drammatica del “sangue e sudore” di Fame – Saranno Famosi. Il film porta a casa non solo il Gran Premio della Giura – U.S. Dramatic  – guidata dal regista Bryan Singer e composta, tra gli altri, da Peter Saraf, produttore di Il ladro di orchidee e Little Miss Sunshine, e da Lone Scherfig, regista di An Education e One Day – ma anche il Premio del Pubblico.

In un’edizione musicale come questa non sorprende che a vincere sia proprio una delle molte pellicole che ha scelto di raccontare la musica e, attraverso di essa, i drammi dell’esistenza, le crisi di identità, i conflitti interiori, il percorso mai facile verso la consapevolezza di se e del mondo.

Nella sezione documentari se la giuria sceglie Rich Hill dei cugini Tracy Droz Tragos e Andrew Droz Palermo, fotografia di un piccolissimo sperduto villaggio del Missouri e di tre adolescenti Andrew, Harley, e Appachey con il sogno di una vita semplice, ma migliore, il pubblico premia Alive Inside: A Story of Music & Memory di Michael Rossato-Bennett – viaggio in una casa di cura per malattie neurodegenerative in cui la musica, come filo d’Arianna, riconnette i pazienti ai loro ricordi.

Nella categoria World Cinema Dramatic il premio per il miglior film se lo aggiudica To Kill a Man del cileno Alejandro Fernández Almendras al suo terzo lungometraggio, storia di un padre di famiglia costretto a difendere se stesso e i suoi cari da una banda di criminali locali. Il pubblico sceglie, invece, Difret, opera prima dell’etiope Zeresenay Berhane Mehari, il racconto commovente di Hirut, una ragazzina di appena 14 anni che per sfuggire a un rapimento a scopo matrimoniale uccide l’aspirante marito. Tra i produttori anche Angelina Jolie che la definisce “una storia che infonde speranza per il futuro dell’Etiopia e per tutte le altre nazioni in cui le ragazze crescono senza la protezione di leggi che proteggono il loro corpo”.

Tra i documentari non americani, si aggiudica l’Audience Award The Green Prince dell’israeliano Nadav Schirman – storia tragica del figlio dello sceicco Hassan Yousef, (leader del Movimento palestinese di resistenza islamica) informatore dei servizi segreti israeliano – mentre la Giuria preferisce il siriano Return to Homs del giovane filmmaker Talal Derki che dal 2011 al 2013 ha seguito la vita di due amici durante il conflitto siriano.

Il vincitore della sezione NEXT, che comprende film di grande impatto ma realizzati con risorse limitate – “they embody the spirit of independent filmmaking” – è il primo lungometraggio di Malik Vitthal, Imperial Dreams, una sorta di gangster movie esistenziale.

Il Premio speciale della giuria per il miglior talento esordiente è andato a Justin Simien – nominato uno dei “10 registi da tenere d’occhio” secondo Variety – per Dear White People, una satira incentrata sulle esperienze di quattro studenti neri in un collage frequentato prevalentemente da bianchi. Il film è stato realizzato attraverso una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Indiegogo lanciata su Youtube, dopo l’ennesimo rifiuto da parte degli Studios hollywoodiani. La campagna ha raggiunto la cifra di 25 mila dollari in soli tre giorni, arrivando ad un totale di 46 mila dollari che ha permesso a Simien di finanziare la maggior parte della pre-produzione senza intaccare la struttura originale della sceneggiatura.

Vince il Premio speciale della giuria per l’audacia cinematografica il documentario sul colonialismo contemporaneo nel Sudan We Come as Friends dell’austriaco Hubert Sauper. La pellicola ricca di metafore visive è un collage, magnifico e terrificante allo stesso tempo, di contraddizioni tipiche della postmodernità.

La “commedia metafisica” Chapel Perilous di Matthew Lessner vince tra 15 corti presentati su Youtube (www.youtube.com/sff) il Premio del pubblico al miglior cortometraggio.

Il film indipendente non è un oggetto semplice da gestire, una volta creato ci sono regole di mercato, strettoie della distribuzione, forze del business e del marketing cui è davvero difficile opporsi e in fin dei conti il Sundance è solo una vetrina, anche se illustre, un’opportunità per emergere anche con pochi mezzi e da soli, ma fuori, oggi più che in passato, le cose sono di gran lunga più complicate.

Forse, come dice Redford, “non siamo più come eravamo”, ma non è detto non possiamo essere migliori. Auguriamo al Sundance una lunga e prosperosa vita!

 

 

Per conoscere tutti i premi visitate il sito ufficiale del Sundance Film Festival

http://www.sundance.org/festival/blog-entry/2014-sundance-film-festival-live-awards-updates/

 

Chiara Ribaldo /Bake Agency

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