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VENEZIA.
“L’Ordine delle Cose”
di Andrea Segre

L'Ordine delle Cose di Andrea Segre

L’odissea dei migranti, i diritti umani oltraggiati, le politiche largamente inattuabili degli Stati per controllare il flusso migratorio e le loro derive criminali, raccontate dal punto di vista insolito, quasi mai considerato nella narrativa mediatica, di un uomo di Stato impegnato nella lotta contro il traffico di essere umani.
Da questa originale angolazione il registra Andrea Segre (già autore di Io sono Li del 2011 e La prima Neve del 2013) traccia la vicenda umana e psicologica di Corrado, l’alto funzionario del Ministero degli Interni italiani, incaricato di far rispettare regole e leggi per contrastare i viaggi illegali tra l’Italia e la Libia. È lui il protagonista de L’Ordine delle Cose, il suo terzo lungometraggio in uscita nelle sale il prossimo 7 settembre.

Il film, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia fuori concorso, nell’ambito delle proiezioni speciali, ha sorpreso il pubblico e confermato lo spessore autoriale di Andrea Segre. Non soltanto per la padronanza stilistica con cui affronta, attraverso le immagini, un tema dai risvolti tanto delicati e d’attualità ma soprattutto per la capacità di saper prevedere le contraddizioni del presente evitando di ricadere nella trappola del facile ricatto emotivo.
L’Ordine delle Cose, infatti, è il risultato di un lungo e accurato lavoro di ricerca e scrittura realizzato in un arco temporale di tre anni, durante il quale il regista ha indagato i lati controversi delle politiche umanitarie di soccorso e salvataggio dei migranti, con particolare attenzione nei confronti del progetto, divenuto oggi realtà, di bloccare i viaggi prima che prendano il mare per fermare così il traffico illegale di esseri umani.

"L’Ordine delle Cose" di Andrea Segre

Per tale ragione più che un instant-movie, l’opera di Segre è un racconto lucido e disincantato di un dramma di quotidiana durezza. Costruito per rappresentare con taglio documentaristico, a tratti volutamente asettico e distaccato, il dualismo lacerante, spesso inconciliabile, tra la vita privata così apparentemente perfetta e quasi maniacalmente ordinata del protagonista, interpretato da un ispirato Paolo Pierobon, in cui niente, dagli affetti agli oggetti, sembra mai fuori posto, e il suo impegno lavorativo svolto con impeccabile professionalità che lo obbliga a toccare con mano drammi di lacerante ingiustizia senza lasciarsi coinvolgere.
Nella difficile missione che gli viene assegnata, Corrado, insieme a colleghi italiani e francesi, dovrà attraversare le contraddizioni della Libia post-Gheddafi. Un paese dove tutto è “irrimediabilmente beige”, per dirla con le parole del co-protagonista Giuseppe Battiston. Cercherà di districarsi nei giochi di potere dei corrotti ras locali per svolgere un delicato compito diplomatico volto a dare qualcosa di “notiziabile” ai politici italiani di turno, salvare gli interessi delle istituzioni europee irrimediabilmente distanti dalla cruda e indicibile realtà, scardinare l’inerzia del potere libico sfidando coloro che detengono il potere sul campo con i loro stessi, sprezzanti, metodi.

Il freddo equilibrio del protagonista, già messo in discussione nella sfera intima e privata dall’ossessione di dover cercare sempre un ordine diverso alle cose materiali che lo circondano, viene incrinato dall’incontro con Swada, interpretata da Yusra Arsama. Una donna somala che gli chiede aiuto per mettersi in contatto con il marito rifugiato politico in Finlandia, al fine di poterlo raggiungere scappando dalla detenzione in Libia.
Questo evento inatteso pone la lucida razionalità del protagonista di fronte a una scelta difficile e rischiosa, dalle conseguenze imprevedibili anche per la sua sfera privata e familiare: infrangere una delle regole di autodifesa di chi lavora al contrasto dell’immigrazione ovvero considerare le persone soltanto come numeri e non come persone.

"L’Ordine delle Cose" di Andrea Segre

Cosa succede quando l’etica e il senso per il rispetto dei diritti umani si scontrano contro la ragion di Stato? Sappiamo anteporre i nostri bisogni come esseri umani ai compiti che dobbiamo svolgere nella Società? Siamo in grado di comprendere che il dramma umano che teniamo a distanza domani potrebbe interessare noi stessi, senza rifugiarci nella retorica più facile?
È l’istinto umanitario, posto di fronte alla lucida ragione calcolatrice, che dilania il protagonista lo snodo centrale attorno al quale ruota il film intenso e mai didascalico di Andrea Segre. Capace di emozionare in maniera non convenzionale, di sviluppare la storia e tratteggiare la personalità dei personaggi con una linearità e una chiarezza straordinarie e soprattutto con il pregio, sempre più raro nei cineasti contemporanei, di farci ragionare sulle cose, per provare, almeno, a trovargli un ordine.

Prodotto da JoleFilm con Rai Cinema, patrocinato da Amnesty International, Medici per di Diritti Umani, Naga onlus, con la collaborazione e il sostegno di Banca Etica, L’Ordine delle Cose annovera nel cast, oltre Pierobon e Battiston, anche Valentina Carnelutti, Olivier Rabourdin, Fabrizio Ferracane e Roberto Citran.
Degna di nota anche la colonna sonora composta da Sergio Marchesini, che conferisce alle immagini del film uno sguardo sonoro fluido e consapevole, recuperando le influenze arabe della musica mediterranea e assorbendo le contaminazioni dell’Africa.

"L’Ordine delle Cose" di Andrea Segre

L’uscita del film nelle sale italiane sarà accompagnata dalla pubblicazione di un pamphlet dal titolo Per cambiare l’Ordine delle Cose, con interventi di Igiaba Scego, Ilvo Diamanti, Luigi Manconi, Andrea Baranes e Pietro Massarotto. Una riflessione sui fenomeni migratori che vuole proporre un cambio di punto di vista su quanto sta accadendo lungo i confini d’Europa. Le copie cartacee saranno distribuite dal prossimo 7 settembre, in tutte le sale cinematografiche in cui uscirà il film, in tutte le filiali e le basi collegate ai partner del progetto: Banca Etica, Amnesty International, NAGA onlus, Medici per i Diritti Umani, ZaLab, Medici Senza Frontiere.
Inoltre sarà possibile interagire e avere aggiornamenti attraverso il sito web del film, che, oltre a pubblicare integralmente il pamphlet, raccoglierà̀ nuove testimonianze e riflessioni di tutti coloro che vorranno contribuire al progetto.

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