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Bluesologist

E’ la sera del 28 giugno 2008. Mancano ancora alcuni minuti all’inizio del concerto e la platea è già gremita. Il pubblico riempie all’inverosimile gli spalti della Carnegie Hall di Manhattan per un concerto molto atteso. Gil Scott Heron ritorna dal vivo nella “sua” New York; la gente di Brooklyn, di Harlem e del Bronx, pronti a riabbracciare il poeta, cantante e attivista politico statunitense, special guest della reunion organizzata dal rapper Mos Def . 

The Amino Alkaline Watermelon Syndacate, band di 23 elementi diretta dallo stesso Mos Def con Robert Glasper al pianoforte sale sul palco mentre sui video walls l’attivista nero Petey Greene – in un suo celebre sketch degli anni ‘80 – divora un cocomero invitando gli spettatori a mangiare e divertirsi, “Eat and Enjoy”.

L’era di Barack Obama, simbolo della rinascita e della promessa di riscatto di un’intera classe sociale è ormai alle porte e Gil Scott-Heron, artista militante, duramente piegato da un’esistenza dannata, rappresenta in quel momento il simbolo del riscatto di un’intera comunità, nonostante la lontananza culturale dell’imminente transizione politica dalla sua idea del conflitto, quando rimproverava il popolo nero, sferzandolo e ricordandogli che la rivoluzione non sarebbe andata in onda in prime time…perchè The Revolution Will Not Be Televised.

Dall’infanzia sofferta, alla violenza metropolitana del Bronx fino agli anni del fervore creativo e della maturità artistica vissuta nell’isolamento inflitto dalla giustizia e, nel tentativo di espiazione, quello di Gil Scott Heron è un ritratto denso di sfumature di un’artista costretto lontano dalle scene, ripiegato su sé stesso, prigioniero dei suoi ricordi, lucido ancorché timoroso di guardare ancora una volta in faccia il potere per dire apertamente quello che pensa.

Esattamente tre anni fa, il 27 maggio 2011 Gil Scott-Heron ci ha lasciati,  giusto un anno dopo l’esibizione nel festival romano Dissonanze. Il suo ultimo lavoro è stato l’album I’m New Here, uscito per XL Recordings. In occasione del suo sessantacinquesimo compleanno l’etichetta ha annunciato che non tutto il materiale creato per I’m New Here era stato inserito nel disco. Gli inediti sono stati inseriti nell’album postumo dal titolo Nothing New, stampato solo in vinile 12 pollici a tiratura limitata (3000 copie) e distribuito in occasione del Record Store Day.

La sua testimonianza e il suo carismatico stile d’artista resterà nella memoria di molti, tanto delle generazioni di afroamericani che l’hanno conosciuto ed amato attraverso le sue opere letterarie (il suo romanzo d’esordio intitolato The Vulture, pubblicato nel 1969), quanto di coloro che attraverso le poesie dense di significati e le pagine di vita vissuta hanno avuto l’opportunità di conoscere più da vicino la realtà americana, affrancandosi dall’indifferenza, dall’ignoranza e soprattutto dall’ipocrisia della gente comune, di quei Whitey On The Moon come egli stesso amava definirli.

I suoi messages, lucidi e disincantati, veri e propri inni di ribellione e di riscossa sociale, raccolti ed affidati al mare racchiusi In The Bottle, resteranno dedicati a tutti coloro ai quali il capitalismo senza guida, la segregazione etnica-razziale, l’oscurantismo religioso ed il conservatorismo illiberale o semplicemente l’indifferenza ha riservato la condizione di emarginati, esclusi, indegni, dimenticati, ma che continueranno a cercare (e a trovare) nei versi e nelle parole di Gil Scott Heron il significato del riscatto e cosa voglia dire (re)agire per provare a prendere in mano, per cambiarlo, il proprio destino.

 

Fabrizio Montini Trotti

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