Storie sulla comunicazione e quello che ci circonda.

 

Newsletter

La nascita del design moderno: La sintesi di Moholy-Nagy: arte e sensorio /2

Arte di Daniele Votta

13 agosto 2013

Nei primi anni del ‘900 la nuova concezione di fotografia e cinema, messa in atto da Dada e Surrealismo e teorizzata da Walter Benjamin, trova la sua sintesi in Laszlo Moholy-Nagy, artista ed esponente del Bauhaus (vedi puntata 1 sul nostro Tumblr) dove dal 1923 viene nominato docente di fotografia fino alla chiusura della scuola.

image

Nella figura di Moholy-Nagy il fatto di considerare fotografia e film (cinema) come estensione del sensorio umano non è un punto di arrivo, ma una base di partenza per il resto. Egli, infatti, fu fra i primi, anticipò di quasi dieci anni le intuizioni benjaminiane, a capire che nel processo storico di trapasso dal lavoro artigianale a quello industriale è certamente implicata anche l’arte sia nella sua funzione che nei suoi valori e che questa trasformazione richiede che l’artista sia capace di instaurare un’intesa, un rapporto organico con la struttura produttiva, che implica per un verso la conoscenza delle tecniche moderne, dall’altro la consapevolezza che la produzione artistica non può più avvenire ad un livello semplicemente manuale ma richiede bensì un potente apporto ideativo-progettuale che subordina il suo compimento estetico alla messa in esercizio di quelle tecniche moderne di cui l’artista-progettatore deve saper disporre. Scrive infatti in Pittura fotografia film, ottavo dei libri editi dal Bauhaus:

La presa di coscienza di questa possibilità avrebbe infatti indotto a rendere visibili, per mezzo dell’apparecchio fotografico, fenomeni che sfuggono alla percezione o alla ricezione del nostro strumento ottico, l’occhio; cioè l’apparecchio fotografico è in grado di perfezionare, e in particolare di integrare il nostro strumento ottico, l’occhio. Questo principio era già stato messo in atto in alcuni esperimenti scientifici […] ma questi esperimenti rimangono fatti isolati, senza che ne vengano constatate le connessioni. […] Cento anni di fotografia e due decenni di film ci hanno incredibilmente arricchito sotto questo profilo. Si può dire che noi vediamo il mondo con tutt’altri occhi. Nonostante ciò, finora il risultato complessivo non va molto più in là di una produzione visiva enciclopedica. Questo non ci basta. Noi vogliamo produrre secondo un piano, in quanto per la vita è importante la creazione di nuove relazioni [Cfr. Moholy-Nagy 1967[1], trad. it 1987, pagg. 26-27].

Alla base della concezione di Moholy-Nagy sta l’assunto di una ricerca di nuovi legami fra i fenomeni ottici, acustici ed altri fenomeni funzionali noti o sconosciuti in modo da promuoverne l’acquisizione da parte degli «apparati funzionali» in via di costante miglioramento per passare dalla semplice riproduzione alla produzione.

Riecheggiano in questi passi i testi citati di Benjamin e di Breton sul ruolo dell’artista e sui cambiamenti di funzione che egli deve mettere in atto per permettere all’uomo e alla società di migliorarsi e di andare avanti. In Moholy-Nagy la questione è sintetizzabile nella dialettica tra produzione e riproduzione che deve necessariamente risolversi in favore della prima per rifornire e trasformare necessariamente un apparato di produzione. E’ l’evoluzione stessa della fotografia ha già portato al cinema e ai nuovi metodi applicativi della tecnica cinematografica portata avanti dall’artista ungherese prima nel Bahuaus e poi nelle successive esperienze.

Innovazioni possibili e necessarie perché il sensorio dell’uomo è profondamente cambiato in questi anni:

«La realizzazione di simili progetti determina nuove esigenze relative alla potenzialità del nostro organo di percezione ottica, l’occhio, e al nostro centro di ricezione, il cervello. Con l’eccezionale sviluppo della tecnica e delle metropoli i nostri organi di ricezione hanno ampliato la loro idoneità a una funzione acustica e ottica simultanea. Esempi di questo genere si riscontrano anche nella vita di tutti i giorni: dei berlinesi attraversano la Potsdamer Platz. Mentre conversano, essi odono contemporaneamente: lo strombazzare delle automobili, lo scampanellare dei tram, i segnali degli omnibus, gli incitamenti dei cocchieri, il sibilo della metropolitana, le grida del venditore di giornali, il suono di un altoparlante ecc. e sanno mantenere distinte queste diverse impressioni acustiche. Invece, poco tempo fa, sulla stessa piazza, un provinciale si lasciò sconcertare talmente dalla quantità di impressioni da rimanere come inchiodato davanti ad un tram che sopraggiungeva. Ovviamente è possibile ricostruire un caso analogo con le esperienze ottiche» [Cfr. ivi, pag. 41].


[1] L’edizione preparata per gli allievi del Bauhaus risale al 1925

Luigi Cristaldi | Bake Agency

Daniele Votta

Daniele Votta

Dall’analogico al digitale il percorso, gli obiettivi e le strategie non cambiano. In questo modo la passione per il marketing e la comunicazione che Daniele Votta ha applicato con energia ed entusiasmo, sia nell’organizzazione di eventi che nella produzione radiofonica, è ora approdata al social media marketing. CDA di successo in una delle più importanti radio private, account commerciale per il centro Italia di Edizioni Zero, docente di Marketing applicato alla radiofonia privata nei corsi della Facoltà di Scienze delle Comunicazioni dell’Università La Sapienza di Roma. Oggi fondatore e Managing partner di Bake Agency: agenzia di comunicazione e marketing con base a Roma. Una start up dal carattere forte, innovativo e creativo che si avvale della preziosa e qualificata collaborazione di coworkers da tutta Europa.
Daniele Votta

Latest posts by Daniele Votta (see all)