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L’Orientalismo: una visione del mondo parziale e di parte

Che cosa intendiamo quando parliamo di “Orientalismo”

È comune sentir utilizzare espressioni come la «scoperta» dell’America, il «Vicino Oriente» o, al contrario, l’«Estremo Oriente». Questi modi di dire hanno un significato implicito: sono infatti legati ad un punto di vista europeo o, restando su questa stessa logica, «occidentale». Distinguere, ad esempio, tra un “vicino” e un “estremo” Oriente significa assumere un punto d’origine in base al quale qualcosa è prossimo o distante, e questo punto di origine è l’Europa.

Nei secoli, in particolare dal XVII, si è sviluppato in Europa un forte atteggiamento definito «orientalista», con cui si intende uno spiccato interesse per ciò che è orientale. Gli intellettuali occidentali hanno a lungo imitato e descritto gli aspetti delle culture dell’Oriente e hanno fornito un punto di vista altro, filtrato, sulle questioni di cui vanno a trattare.

Orientalismo, un saggio di Edward Said

A proposito del dilagante Orientalismo e come critica ad esso ha scritto Edward Said (1935-2003), anglista palestinese naturalizzato americano, docente della Columbia University. Nel 1978 Said ha pubblicato un saggio di argomento antropologico intitolato proprio Orientalismo. La tesi fondante di questo testo è che il concetto di “Oriente” è una creazione occidentale e che la maggior parte degli studi occidentali sulle popolazioni e sulla cultura d’Oriente ha svolto la funzione di autoaffermazione dell’identità europea. Gli studi sull’Oriente hanno, insomma, solo lo scopo di giustificare il controllo e l’influenza esercitata dagli Europei stessi nei territori colonizzati.

Orientalismo, saggio pubblicato nel 1978 da Edward Said
Orientalismo, saggio pubblicato nel 1978 da Edward Said

Il «Diverso»

L’Oriente è «uno dei più radicati simboli del Diverso», dice Said. Nel suo testo egli scrive le parole “diverso” e “altro” con la lettera maiuscola per enfatizzare gli scontri culturali che durano da sempre, ma che troppe volte hanno visto prevalere una cultura, la nostra, sull’altra. Agli occhi degli occidentali, l’Occidente è moderno, civile, prospero, libero e aperto mentalmente; viceversa l’Oriente – sempre dal punto di vista occidentale – è tradizionale e tradizionalista, arretrato, chiuso, ignorante, povero e antico. Insomma, l’Oriente è, in negativo, tutto ciò che l’Occidente non è.

In conclusione, per Said l’orientalismo è una finta identità culturale imposta dall’Occidente all’Oriente: ne emerge un’immagine alterata dell’Oriente, di cui vengono appiattite le singole specificità. Allo stesso modo, chi sarebbe d’accordo se si dicesse che gli occidentali sono culturalmente tutti uguali, da qualsiasi parte dell’Europa essi provengano?

La “teoria dell’uomo bianco”

In Orientalismo Said polemizza con molti intellettuali, scrittori, filosofi, antropologhi occidentali che hanno scritto opere di qualsiasi genere che trattano in qualche modo dell’Oriente.

A tal proposito, un bersaglio facile e in favore del quale non si può avanzare alcuna difesa è il britannico Joseph Rudyard Kipling (1865-1936), autore del celeberrimo Il libro della giungla(1894-1895). A Kipling viene attribuita quella che Said chiama “la teoria dell’uomo bianco”. L’”uomo bianco” di Kipling è una sorta di maschera, uno stile di vita che vuole innalzare l’Europeo all’estero e differenziarlo dai nativi a partire dal colore della pelle. Secondo questa idea, dal colore della pelle derivava un sentimento di appartenenza ad una lunga tradizione di responsabilità amministrativa nei confronti dei popoli “di colore”. Essere un “uomo bianco” implicava un preciso modo di porsi nei confronti del mondo, specifici gesti, giudizi e valutazioni.

La teoria dell’uomo bianco di cui Kipling è portavoce non è apparsa casualmente. Essa è invece frutto di circostanze storiche e culturali, tra cui l’abitudine di suddividere la realtà in categorie, ognuna delle quali esprime non giudizi neutrali, ma interpretazioni valutative.

La critica a Flaubert

Altri famosi intellettuali sono stati, non a torto, additati da Said come emblema di un Orientalismo che altera, appiattisce e sminuisce l’identità e la diversità di tutte le culture “orientali”. Tra questi, noto a tutti sarà Gustave Flaubert (1821-1880), autore di uno dei romanzi che ha maggiormente segnato la letteratura dell’Ottocento, Madame Bovary(1856). Said nota come nelle opere di Flaubert, e in Madame Bovary nello specifico, il mondo orientale sia sinonimo di evasione, passione e fantasticherie sessuali. Nello scrittore francese sembrerebbe esserci un’associazione più o meno esplicita tra i popoli e le culture orientali e comportamenti sessuali disinibiti. Questi comportamenti si scontrano con la concezione della sessualità istituzionalizzata, con obblighi morali, legali ed economici della mentalità borghese europea dell’Ottocento, a cui la signora Emma Bovary si ribella.

Un possibile avvicinamento tra Oriente e Occidente?

Ma alla fine, è possibile una reale e concreta integrazione tra le due realtà identifica come “Oriente” e “Occidente”? Said cita Edward Morgan Forster (1879-1970), che sembra concludere il suo romanzo Passaggio in India(1924) con l’amara accettazione di una distanza incolmabile tra questi due mondi. La vicinanza tra Oriente e Occidente è concepita dagli occidentali stessi solo per un breve periodo, mentre la distanza resta un marchio di fabbrica destinato a rendere l’Oriente sempre straniero e lontano.

Forster, seppur in linea con l’idea del colonialismo e del dominio britannico, in Passaggio in India sviluppa un tentativo incontro tra Occidente ed Oriente, che però alla fine si rivela impossibile. Nonostante l’esito prefigurato da Forster sia negativo, nel testo è presente un’apertura nei confronti delle culture che hanno subito la colonizzazione europea.

Passaggio in India racconta infatti i pregiudizi verso il popolo colonizzato e di un timido tentativo di opporsi a questi pregiudizi.

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