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Biennale di Venezia 2026: l’edizione che ci voleva

Biennale di Venezia 2026

In occasione della 62ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, siamo lieti di presentare un percorso di approfondimento in 7 puntate dedicato a una delle edizioni più intime e stimolanti degli ultimi anni: “In Minor Keys” (°Nelle tonalità minori”).

In Minor Keys (°Nelle tonalità minori”) è il titolo della Biennale di Venezia 2026, la sessantaduesima, curatrice Koyo Kouoh, svizzera camerunese, morta purtroppo l’anno scorso; ma il progetto e la visione di Koyo sono stati portati a termine dal suo gruppo curatoriale d’accordo con la famiglia e con il Presidente della Biennale, Pierangelo Buttafuoco.

Al di là delle polemiche ideologiche, politiche, ministeriali che hanno dominato i giorni precedenti l’apertura e hanno oscurato, momentaneamente, il senso e gli obiettivi di questa edizione, mi schiero subito: la Biennale 2026 è bella, ricca di stimoli e propone una visione diversa dell’arte nei tempi spietati che stiamo vivendo: l’attenzione alle tonalità minori appunto

Cosa sono le Tonalità Minori?

Usciamo subito da un equivoco: non è una Biennale in tono minore, tutt’altro! È una Biennale che sceglie consapevolmente di ascoltare e valorizzare le tonalità minori: in un mondo che urla e produce clangori assordanti, l’invito di Koyo Kouoh è ad abbassare il volume delle parole e dei comportamenti, a sintonizzarci sulla delicatezza, sull’ascolto profondo, sulle storie sussurrate. Le “tonalità minori” sono quelle dell’arte che non ha bisogno di effetti speciali, ma che sceglie la strada dell’anima con delicatezza e profondità dando spazio all’ empatia, al coraggio, all’esempio di chi continua a creare e a fiorire anche nelle difficoltà. L’esposizione ci ricorda di vivere l’arte con lentezza, ci ricorda l’importanza del qui e ora, ci spinge a “riprenderci il tempo che non abbiamo” come diceva Salvatore Iaconesi, invitandoci a respirare profondamente.

La Kouoh utilizza la metafora musicale delle tonalità minori per esplorare forme di espressione sottili, intime e resistenti, distanziandosi dal rumore del caos globale per dare spazio a narrazioni che celebrano la bellezza, la cura e la rigenerazione: una partitura collettiva in cui gli artisti agiscono da mediatori tra mondi troppo trascurati e possibilità future, sfidando le logiche della produttività frenetica e delle regole del sistema capitalistico dell’arte.

In definitiva, il progetto espositivo cerca di valorizzare quei saperi marginalizzati e quelle pratiche estetiche molto analogiche, molto fisiche che offrono conforto e ispirazione e che sono rimaste travolte per troppo tempo dall’enfasi del rutilante digitale.

Koyo Kouoh – curatore d'arte camerunense-svizzero della Biennale di Venezia 2026
Koyo Kouoh – curatore d’arte camerunense-svizzero | ©Mirjam Kluka (Courtesy of La Biennale di Venezia)

Biennale di Venezia 2026: Padiglioni Nazionali e Artisti Invitati

Alcune cose da sapere per vivere con più consapevolezza la Biennale:

  • Il sistema della Biennale di Venezia si articola su due binari paralleli: la Mostra Internazionale (con artisti invitati direttamente dal curatore) e i Padiglioni Nazionali. Il curatore, quest’anno una curatrice, stabilisce il tema centrale dell’edizione e seleziona personalmente gli artisti che esporranno le proprie opere negli spazi del Padiglione Centrale ai Giardini e nell’Arsenale. I Padiglioni Nazionali sono una sorta di “mini-ambasciate” dell’arte: ogni Paese riconosciuto dallo Stato italiano può richiedere di partecipare ufficialmente. A questi due binari paralleli, si aggiunge poi quello degli eventi collaterali: sono mostre e progetti indipendenti, approvati dal curatore della mostra internazionale, che si tengono in tutta Venezia (e dintorni).
  • I Padiglioni Nazionali della Biennale d’Arte, al contrario degli artisti invitati, non sono tenuti a adeguarsi al tema scelto dalla curatrice perché godono di totale autonomia e possono derogare sia sui contenuti sia sulle modalità di presentazione. Molto spesso, peraltro, i padiglioni nazionali tendono a essere coerenti con il tema scelto.

I Leoni: Li Assegneranno i Visitatori

A seguito delle polemiche tra Presidente della Biennale e Governo sulla partecipazione di Russia e Israele (accettata da Buttafuoco, contrastata dal Ministro della Cultura Giuli), l’invio di ispettori ministeriali, divergenze di vedute con la Fondazione, la Giuria internazionale ha finito per dimettersi.

La Fondazione Biennale ha reagito immediatamente, istituendo in via emergenziale, i “Leoni dei visitatori”, affidando la votazione dei premi direttamente al pubblico. Premi che saranno assegnati nell’ultimo giorno di apertura, cioè il 26 novembre.

Ovvio che i Leoni dei visitatori non intendono, e non possono, sostituire quelli di una giuria di specialisti. Ma servono a coprire un vuoto e, a mio avviso, rappresentano anche un esperimento interessante.

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