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Teoria dell’internet morto: come le IA hanno cambiato il Web

internet morto

“L’internet sembra morto e privo di persone. Ed è anche privo di contenuto. In confronto all’internet del, diciamo, 2007 (e oltre), quello di oggi è totalmente sterile. Non c’è più nulla da fare, vedere, leggere o di cui fruire. È tutto imploso in una manciata di siti per normalfags e questi gusci vuoti che abitiamo. Sì, l’Internet può sembrare gigantesco, ma è come una mongolfiera con niente dentro”

Questa è l’introduzione di un testo scritto dall’anonimo utente IlluminatiPirate su Agora Road, un forum su cui si discute di musica, videogame, e letteratura, nel gennaio 2021. Ne ho trovato interesssante la lettura, nonostante tra le righe trasudino idee ed atteggiamenti dell’autore per me poco condivisibili. Vi è esposta una serie di punti che raccontano una progressiva degenerazione dell’Internet come spazio di interazione sociale vista dalla prospettiva di una persona che ci ha speso una notevole porzione della sua vita. L’autore afferma che l’Internet sia effettivamente morto più o meno tra il 2016 e il 2017, e che da allora una grande porzione dei contenuti in circolazione siano prodotti da IA, riciclati più e più volte con sempre meno partecipazione attiva degli utenti. Questa teoria, errata nella sua tragica esagerazione, è stata però straordinariamente profetica.

Da teoria sull’Internet del complotto a realtà accettata

Quasi due anni dopo l’uscita di quel post, il 30 Novembre 2022, viene pubblicata Chat GPT. In brevissimo tempo, ogni gigante del Web si prodiga per mettere in mano ai suoi utenti la sua personale intelligenza artificiale. Finalmente ognuno può facilmente accedere a questa tecnologia, e non dovrà passare molto tempo perché se ne vedano le conseguenze. Oggi, chiunque può accedere alla sua piattaforma preferita per guardare in diretta la progressiva diluizione del materiale umano sul Web. Prendiamo ad esempio X, un tempo noto come Twitter. Da quando è passato a nuova gestione, gli account hanno la possibilità di pagare una somma di denaro, ricevere la famosa spunta blu vicino al nome, e ricevere soldi proporzionati al traffico generato dai propri contenuti. Basta piazzare una IA a gestire un account, lasciarla interagire con il maggior volume possibile di contenuti virali, e sperare di riuscire a battere le infinite schiere di altri account creati con la stessa nefasta intenzione. Il risultato: account IA che imparano a scrivere da testi scritti da altre IA per rispondere a post fatti da IA.

Quando finisce il circolo vizioso?

Nel prossimo futuro, le varie aziende che pagano per piazzare le proprie pubblicità su queste piattaforme si renderanno conto che sempre meno visualizzazioni sono fatte da persone vere (e quindi potenziali clienti), e si tireranno indietro. È ovviamente un processo insostenibile, destinato a crollare o ridimensionarsi molto rapidamente. Nel frattempo, io e te, utenti umani di un ambiente virtuale sempre più inquinato, dobbiamo turarci il naso e fare i conti con un’esperienza dell’Internet notevolmente peggiorata. Sempre nel novembre 2022 lo scrittore canadese Cory Doctorow ha coniato il neologismo “Enshittification” selezionato nel 2023 come parola dell’anno dalla American Dialect Society. Questa parola fa riferimento al degrado della qualità che subisce una piattaforma quando la sua sola funzione diventa il profitto dei suoi proprietari. C’è da sperare che nel prossimo futuro le principali piattaforme che ospitano questi fenomeni facciano una rapida inversione di rotta, o che dalle inevitabili ceneri possa uscirne qualcosa di migliore.

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